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La riconquista dello spazio interiore: non è tempo, è energia

Oltre il mito della mancanza di tempo: come liberare la mente dal ronzio quotidiano per riconquistare il proprio spazio interiore e ritrovare il piacere di leggere in 3 semplici passi.

Articolo scritto da Lara Marzo

Il paradosso della “fame di tempo”

“Non ho avuto un attimo per me” è una frase ricorrente di questi tempi; “vorrei, ma non posso” il mantra che ci accompagna quando scopriamo di aver eroso la giornata, lasciandoci indietro una passione o un desiderio per cui finiamo di non aver né tempo né spazio.
Come ho esplorato nell’articolo precedente, però, la nostra sempre più frequente propensione a goderci la serata davanti alla TV piuttosto che immersi nella lettura di un libro, riguarda più l’energia con cui arriviamo a fine giornata che non un’effettiva “mancanza di tempo”.

In una società che ci sprona a essere sempre più veloci, a rincorrere le novità, la nostra mente si è trasformata in una sorta di smartphone con troppe app aperte in background.
Pensiamo sempre.
Pensiamo troppo.
Pensiamo male.

È come se ci fosse un continuo ronzio di fondo che solo un altro ronzio è in grado di spegnere, coprendolo.
Per poter recuperare il piacere della lettura, diventa quindi fondamentale spazzar via quel ronzio – chiudere qualcuna delle nostre “app mentali” – per riappropriarci della nostra mente e non solo (e non necessariamente) del nostro tempo.

Chiudere i cicli aperti: la tecnica del Braindump

Perché arriviamo alla sera saturi di informazioni? Spesso è perché siamo “vittime” di quelli che in psicologia vengono chiamati “cicli aperti”. Non possiamo archiviare nulla che non si sia concluso, quindi se ancora dobbiamo pagare una bolletta, rispondere a un cliente esigente o fastidioso, trovare un regalo adatto per il nostro anniversario di matrimonio, fare la spesa il giorno dopo, ogni incombenza rimane “attiva” nella nostra mente e consuma energia in background (esattamente come fanno le app su uno smartphone).

Una tecnica efficace per riappropriarci della nostra energia è chiudere le “app mentali” rimaste in sospeso, applicando il cosiddetto Braindump (letteralmente: svuotamento del cervello).

In cosa consiste? In due parole: scrivete tutto. In tre: mettete il punto.

Prima di cena, o prima di sederci sul divano, prendiamo un foglio di carta e una penna. Scriviamo tutto quello che è rimasto in sospeso, dalle scadenze di lavoro alle questioni domestiche.

Perché farlo?

Per l’effetto “Safe Deposit”: scrivendo, diamo al cervello il permesso di smettere di ricordare. È come se gli dicessimo: “È tutto al sicuro qui, sulla carta, non serve che continui a ronzarmi in testa”.

È lo stesso principio che usiamo quando scriviamo una lettera a qualcuno per esprimere il nostro punto di vista. Non importa se verrà recapitata, l’obiettivo è “liberarci”, dire la nostra. Mettere il punto.

Il risultato?

Esattamente come accade per la RAM del computer o del telefono, liberiamo spazio. Spazio che diventa disponibile per l’immaginazione.

Il potere del “punto”: la scrittura come catarsi

Il Braindump non è solo un esercizio di memoria, ma un atto di delegazione cognitiva. Usare carta e penna attiva aree cerebrali diverse rispetto alla digitazione su uno schermo, “fissando” il pensiero e rendendolo esterno a noi.

È lo stesso principio della “lettera mai spedita”: scriviamo per dare una forma grafica a un groviglio emotivo. Non importa se quella lettera verrà mai imbucata o se la lista della spesa verrà smarrita; l’obiettivo è scaricare la tensione. Finché un pensiero fluttua nella mente è circolare, non ha fine. La scrittura, invece, è lineare: ha un inizio e una conclusione. Mettere quel punto sulla carta è il segnale psicologico che il ciclo, per ora, è sigillato.

Immagine di Glenn Carstens-Peters

La “dieta digitale” del pomeriggio: proteggere la dopamina

La tecnica del Braindump è come mettere un cerotto dopo essere caduti, evitare di cadere, invece, richiede un approccio diverso: dobbiamo prestare attenzione a come viviamo la nostra quotidianità, applicando quella che potremmo definire una “dieta digitale” ovvero evitare di saturare la nostra mente con un carico cognitivo eccessivo durante il corso della giornata.

Ormai non si tratta più solo di stimoli relazionali “offline”, ma anche “online”. È come se fossimo contemporaneamente impegnati a vivere due vite parallele; spesso ci affidiamo allo scrolling infinito su Instagram o TikTok per rilassarci, non solo per svagarci. Succede a tutti, anche se pensiamo di star perdendo tempo, lo facciamo perché i social bombardano il nostro cervello con micro-dosi di dopamina ogni pochi secondi. Questo abitua la mente a un ritmo frenetico e frammentato. Ecco perché, la sera, l’idea di aprire un libro spesso ci sconforta: è uno schiaffo al nostro bisogno di soddisfazione immediata. Le pagine non si muovono, non emettono suoni, non cambiano ogni due secondi. Il cervello, “drogato” di stimoli rapidi, percepisce il libro come un mezzo noioso o, peggio, una fatica insopportabile.

Come disintossicarci, riappropriandoci di un ritmo più lento e proteggendo, al contempo,  la nostra capacità di attenzione?

Ecco due accorgimenti:

  • Il “coprifuoco digitale”.Non serve privarsi del piacere che ci danno i social, ma imparare a ridurne l’intensità. Ad esempio, possiamo impostare un limite: dopo le 20:30 (o un’ora prima del momento in cui vorresti leggere), i social sono “fuori servizio”.
  • Sostituire lo stimolo, non eliminarlo. Se sentiamo il bisogno di consultare lo smartphone per noia, proviamo a sostituire lo scrolling con un’attività che abbia un inizio e una fine certi (ascoltare un solo album musicale, fare un cruciverba, preparare una tisana)

L’obiettivo è rallentare la corsa della nostra mente. Una mente che ha passato il pomeriggio a saltare da un video di 15 secondi all’altro, infatti, non può tuffarsi in un romanzo di 300 pagine: ha bisogno di una fase di “decelerazione”.

Un regalo inaspettato: l’elogio del “micro-vuoto”

Siamo diventati allergici all’attesa. Ogni volta che siamo in coda al supermercato, aspettiamo l’autobus o il caffè sul fuoco, la mano scivola meccanicamente in tasca per estrarre lo smartphone. Questo comportamento nega al cervello l’unica cosa di cui ha bisogno per restare calmo: il vuoto.

  • L’accorgimento: provate a vivere i piccoli momenti di attesa della giornata senza “riempirli” con lo schermo. Guardate fuori dal finestrino, osservate le persone o semplicemente respirate.
  • Perché funziona: abituare la mente a stare per 2 o 3 minuti senza uno stimolo esterno è come fare stretching prima di una corsa. Allenate la vostra capacità di stare fermi. Se riuscite a tollerare tre minuti di fila alla cassa senza guardare Instagram, il vostro cervello sarà molto più propenso ad accettare la “staticità” di un libro la sera. Non è tempo perso, è tempo preservato.
Immagine di Petri Haanpää

La transizione sensoriale: costruire un ponte verso la lettura

Spesso il vero problema di vivere in uno stato di corsa perenne è che mente e corpo non hanno il tempo di riposare sul serio. Viviamo in una modalità “reattiva” che raramente riusciamo a spegnere. Difficile quindi passare a una più sana modalità “immersa” (indispensabile per poter apprezzare la lettura).

Come passare dall’una all’altra?

Il nostro cervello ha bisogno di segnali chiari per capire che l’emergenza è finita e che può finalmente abbassare le difese. Qui entra in gioco la transizione sensoriale.

Si tratta principalmente di piccoli rituali ripetuti che dicono al nostro sistema nervoso: “Adesso sei al sicuro, puoi smettere di scandagliare l’orizzonte e concentrarti su un unico punto”.

Alcuni suggerimenti per creare questo rito di passaggio:

  • Il segnale tattile: il contatto fisico con il libro (o la consistenza del lettore e-reader) deve diventare un’ancora. Scegliere un posto specifico della casa — “la poltrona della lettura” — aiuta il cervello ad associare quel luogo a uno stato di calma profonda.
  • La luce come interruttore mentale: la luce fredda dei LED e degli schermi tiene il cervello in allerta. Passare a una luce calda, soffusa, o alla classica lampada da lettura, comunica immediatamente all’ipotalamo che è ora di produrre melatonina e rallentare il battito.
  • Il rito del “vuoto sensoriale”: prima di aprire il libro, provate a concedervi 5 minuti di silenzio assoluto. Senza musica, senza podcast, senza notifiche. Sorseggiate una tisana, guardate fuori dalla finestra o semplicemente chiudete gli occhi. Questo “cuscinetto di silenzio” serve a quietare la mente.

Leggere è tornare a casa

Riappropriarci del nostro tempo e della nostra mente è un atto di gentilezza verso noi stessi. Possiamo scegliere di farlo per recuperare il piacere della lettura, ma non solo. Scegliamo di farlo a prescindere per recuperare noi stessi. È questo il fine ultimo.

Se però la lettura è una nostra passione e ancora ci lamentiamo della mancanza di tempo, allora da domani non avremo più alibi: già da oggi possiamo restituirle quello spazio nella nostra vita che fino a ieri ci sembrava impossibile.
Impegnarci a farlo non significa aggiungere l’ennesima voce alla lista delle cose da fare, ma concederci un respiro diverso, più profondo, un ritmo più lento, a misura d’uomo, e sperimentare l’atto di leggere una storia per quello che è: un rifugio dalla frenesia e un modo per tornare a noi stessi, per tornare a casa.

Immagine di Sixteen Miles Out


Immagine in anteprima di Thomas Park

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Tag: Last modified: 25 Aprile 2026