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Contro il Self Help di Svend Brinkmann

La resistenza dello stare fermi

Lo ammetto: sono stata attirata dal titolo perché, conoscendo bene il genere del self-help, mi sono detta: “Interessante, vediamo l’altra faccia della medaglia”. Mi piacciono le voci che cantano fuori dal coro.

Ricordo quando, anni fa, lessi La disobbedienza e altri saggi di Erich Fromm e quanto mi colpì il capitolo dedicato a Bertrand Russell (ora mi è venuta una gran voglia di rileggerlo!). Il punto è l’ottica con cui ho iniziato la lettura di questo saggio, ed è con la stessa lente che vi propongo questa recensione.

Parlando di Russell, Fromm scriveva che la disobbedienza:

“Non è tanto un atteggiamento contro qualcosa, ma per qualcosa.”

Anche se nel titolo del saggio di Svend Brinkmann troviamo la parola “contro”, leggendolo si scopre che in realtà si muove verso la promozione di un’alternativa alle attuali spinte sociali. Quelle spinte che ci vogliono sempre performanti, “sul pezzo”, pronti a migliorarci e proiettati costantemente in avanti. Il messaggio di Brinkmann, semplificando molto, è: fermatevi! Puntate i piedi. Dite di no. Resistete.

La trappola dell’accelerazione

Per comprendere il saggio, bisogna inquadrare la cultura dell’accelerazione in cui siamo immersi: una forza che ci impone di guardare solo al futuro e alla crescita infinita. È questa cultura a finire sul banco degli imputati, non il concetto stesso di aiuto.
Brinkmann è estremo nell’esporre la sua tesi. Spara a zero, distruggendo passo dopo passo i precetti di ogni manuale di auto-aiuto. Lo fa — come spiega alla fine del libro — non per puro estremismo, ma perché quando la corrente ci spinge con forza in una direzione, si riescono ad ascoltare solo le stonature, le voci che urlano più forte.

Ed è quello che Brinkmann fa: urla. Vuole che ci riappropriamo delle nostre radici. In un mondo che dice “fregatene del passato, conta solo il domani”, lui afferma che il passato è fondamentale. Per farlo, si affida ai classici e alla filosofia dello Stoicismo, per aiutarci a recuperare un diverso senso del tempo e di noi stessi.

I pilastri della resistenza

Il saggio si snoda attraverso provocazioni che mettono a nudo le fragilità del nostro tempo:

La crescita come dogma. Nella cultura dell’accelerazione, o ti migliori costantemente o sei “fuori”. L’autore critica come questo sia diventato la norma aziendale: non è mai abbastanza ciò che sai o fai. “Puoi fare di più!” ti dicono. E aggiungono: “Lo fai per te”. Ma se non sei sempre in movimento, sei percepito come statico, un dinosauro destinato all’estinzione. Il miglioramento personale diventa così un subdolo “dovere aziendale”.

La riabilitazione della lamentela. Inizialmente spiazzante, questo concetto mostra le storture del pensiero positivo a tutti i costi. Il self-help ci impone di vedere in ogni cosa un’opportunità. Niente di male, se non fosse per quel “sempre” che ci spinge a fuggire dalla negatività e da ciò che, non funzionando, andrebbe corretto. Brinkmann afferma che è fondamentale ricominciare a lamentarsi, nel senso di porre l’attenzione su ciò che non va, criticandolo con l’intento di cambiarlo davvero.

Il Memento Mori come bussola. Ricordati che devi morire. Citando gli stoici, Brinkmann ritiene il pensiero della morte essenziale per dare senso alla vita. Sapere che siamo qui a tempo determinato aiuta a rimettere tutto in prospettiva. Come diceva Montaigne:

Chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire.

Il valore della polarizzazione

L’autore ricorre a imperativi netti per dare risalto alle sue tesi:

  • Fermati.
  • Lamentati.
  • Dì di no.Riuscire a dire di no significa essere persone mature con un certo grado di integrità. Imparare a farlo costituisce un passaggio fondamentale nello sviluppo di ogni individuo.”
  • Reprimi le tue emozioni. “La vita è davvero troppo breve per arrabbiarsi. Devi imparare a reprimere le emozioni che disturbano la tranquillità della tua anima. Se vuoi resistere, la precondizione è che nulla possa facilmente mandarti fuori rotta.”
  • Preserva il passato.

Ammetto che in certi passaggi la lettura è stata disturbante, proprio perché spingeva così tanto su un unico aspetto da scatenare l’obiezione: “Sì, d’accordo, ma non è sempre così…”. Eppure, è proprio questo l’obiettivo dell’autore: costringerci a passarci attraverso per scuoterci.

Il romanzo come specchio della complessità

Laddove Brinkmann massacra i manuali di auto-aiuto e le biografie di successo, riabilita la funzione sociale del romanzo. Solo la narrativa ci mostra la vita umana nella sua reale complessità. Se i manuali semplificano l’esistenza promettendo “fai A e otterrai B”, nei romanzi esplodono i dubbi, i fallimenti e le contraddizioni della condizione umana.

I romanzi ti aiutano a comprendere che la vita umana è complessa e incontrollabile.

Brinkmann evidenzia un meccanismo perverso: l’iniziale esaltazione per aver trovato il “metodo risolutivo” si trasforma, a fine lettura, in un accresciuto senso di fallimento. Le teorie non funzionano mai del tutto. Eppure, passiamo da un manuale all’altro alla ricerca della formula perfetta, schiavi di un marketing che grida sempre alla “soluzione definitiva” perché sa che abbiamo bisogno di crederci.

Il self-help ci incita a essere felici come se fosse un obbligo, e questo diventa una prigione. E se io felice non lo fossi? Se volessi indugiare sul passato o mettere radici invece di “uscire dalla zona di comfort” e correre verso il nuovo?

A tu per tu con l’autore

Infine, vi lascio con la voce dell’autore che spiega il motivo per cui ha deciso di scrivere questo saggio così “impopolare”:

Spero che tu sia in grado di assumere una distanza critica dalla ‘cultura dell’accelerazione’, che preme sempre più il piede sull’acceleratore e il cui modello ideale è l’individuo slegato da doveri e impegni — colui che ha privilegiato la mobilità a scapito della stabilità.

Dovremmo imparare a dubitare. Dovremmo imparare a esitare, a riconsiderare. Ricreare noi stessi e gli altri come misteri.

Il messaggio di questo libro è che la realtà è complessa e non c’è mai una sola risposta.

Informazioni sul libro

Titolo: Contro il Self Help
Autore: Svend Brinkmann
Editore: Raffaello Cortina Editore
Pagine: 175

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Tag: Last modified: 25 Aprile 2026