Recensione scritta da Silvana Pincione
Mi piace da sempre pensare ai libri come a dei semi, o meglio, a dei semi in potenza. Come insegnano tutti i manuali di giardinaggio, solo un’attenta irrigazione del terreno, unita alla pazienza e all’impegno di chi se ne prende cura, possono assicurare il buon esito della semina. I saggi di Crepet sono così, dei semi che diventano frutti solo a condizione che, fuor di metafora, alla base ci sia un’apertura mentale da parte del lettore idonea ad accogliere contenuti certamente non accomodanti, anzi, spesso e volentieri anticonformisti e impopolari. Altrimenti, il rischio è quello di terminare la lettura e vedere il seme cadere nel vuoto.
Mordere il cielo: un invito a essere liberi
Lo stesso titolo, “Mordere il cielo” e il relativo sottotitolo, “Dove sono finite le nostre emozioni”, vogliono porsi in chiave provocatoria come un’esortazione che implica una responsabilità diretta del singolo – l’azione di “mordere” è attiva e non delegabile – e al contempo, un invito a riappropriarsi del diritto alla libertà. Un diritto che si pone come anticamera di quell’autodeterminazione a cui l’uomo sta pericolosamente abdicando, in nome di un’asservimento ad una logica utilitaristica ed egocentrica che inaridisce e appiattisce, generando atarassia, ovvero la perdita della dimensione emotiva.
Alcuni psicanalisti identificano questa angosciante inversione del comportamento umano con una parola: alessitimia, ovvero privazione del linguaggio emotivo o analfabetismo emozionale. È questa la meta in fondo al viaggio di una civiltà?
tratto da Mordere il cielo di Paolo Crepet
Ribellarsi a questo, prosegue l’autore, significa tornare a essere “Ulisse in viaggio per Itaca. Ulisse torna perché ha avuto l’audacia di andare”, intesa come azione di opposizione “a ciò che oggi rappresenta la seduzione nei confronti del comodo e del facile […]”
Tra egoismo e indifferenza: come il servilismo genitoriale ha prodotto giovani fragili
Come è stato possibile allontanarci dalla nostra naturale propensione all’empatia per arrivare a vivere in una società come quella odierna, in cui l’egoismo e l’indifferenza hanno cannibalizzato la nostra componente emotiva? Crepet individua una faglia nel servilismo genitoriale dei nostri tempi che, promuovendo una concezione distorta di educazione democratica, che vede allineati genitori e figli all’insegna di una malintesa intercambiabilità di ruoli, ha prodotto generazioni di giovani fragili e ansiosi, la cui capacità di provare emozioni finisce così per annegare “in un asettico anestetico”. Giovani incapaci di gestire le frustrazioni, abituati a essere protetti a oltranza dagli urti della vita fin dall’infanzia, ai quali i genitori hanno impedito di apprendere sbagliando, e quando ad un ragazzo a una ragazza non si permette di sbagliare.
Si rischia di fargli trascorrere un’esistenza piena di rimorsi, quando invece il bello è arrivare ad invecchiare senza rimpianti.
tratto da Mordere il cielo di Paolo Crepet
L’abuso della tecnologia digitale e la fuga da se stessi
Sono tanti e vari gli argomenti esplorati dall’autore che passano attraverso la condivisione di un contenuto emotivo: la fuga da se stessi contro la trappola della tecnologia che annulla l’identità del singolo rendendolo perennemente rintracciabile, la riscoperta educativa dell’amore come antitesi del possesso che cela un’evidente labilità sentimentale, come raccontano ancora i troppi episodi di violenza sulle donne, lo sforzo insito nell’attesa contro la supponenza del multitasking, allegoria dell’agire contemporaneo. Nella parte conclusiva del libro, il percorso narrativo della penna dell’autore si arricchisce di digressioni che spaziano dalla delineazione di nuovi scenari distopici generati dalla civiltà contemporanea, sulla scia di una mutazione antropologica – la scomparsa delle piccole attività artigianali, la falsa felicità indotta dalla tecnologia digitale e dall’intelligenza artificiale – alla denuncia di un sistema che abortisce la dignità dell’essere umano attraverso la pena di morte, fino a sfociare nella rievocazione diretta degli incontri dell’autore con figure significative per la sua vita che hanno saputo mostrargli
che tutti abbiamo in qualche luogo della nostra intimità una bellezza che nascondiamo dentro la nostra anima […] Basta sedersi davanti ad un luogo animato di bellezza altrui e passarci qualche ora in silenzio. Ognuno ha il proprio maestro da qualche parte […]
tratto da Mordere il cielo di Paolo Crepet
Stile graffiante, linguaggio incisivo
Lo stile di Crepet è lo stesso che i suoi lettori hanno imparato ad apprezzare fin di precedenti saggi: graffiante e antiretorico, riporta al centro la sacralità della parola come veicolo di trasmissione di contenuti tanto più efficaci quanto più spogliati di ogni forma di enfasi nella direzione di un messaggio diretto ed incisivo, contrario ad ogni espressione di politically correct.
Ribellarsi al sistema per riappropriarsi delle emozioni: un messaggio di speranza
Appassionante e sincero, trascinatore e antibuonista, “Mordere il cielo” è un faro che ci mostra come possibile una direzione da seguire per non soccombere al sonnambulismo del nostro tempo, guidati dall’istinto di una sana ribellione contro tutto ciò che è clonato e decodificato, perché
non si abbandonano le emozioni sotto le tormente di sabbia, occorre che altri lenti le riscoprano come volti di antichi sovrani impietriti dal tempo, portando con sé nuovi girovaghi errabondi, mai sazi di vita.
tratto da Mordere il cielo di Paolo Crepet
L’autore
Paolo Crepet, psichiatra, scrittore e opinionista, è autore di numerosi libri che trattano di tematiche come l’educazione, l’amore, l’amicizia, la famiglia, con particolare riferimento al contesto della società contemporanea. Tra le sue pubblicazioni, “L’autorità perduta” (2011), “Elogio dell’amicizia” (2012), “Impara a essere felice” (2013), “Baciami senza rete” (2016), “Il coraggio. Vivere, amare, educare” (2017), “Oltre la tempesta, Come torneremo a stare insieme” (2021), “Lezioni di sogni. Un metodo educativo ritrovato” (2022), “Prendetevi la luna” (2023).
Informazioni sul libro

Titolo: Mordere il cielo
Autore: Paolo Crepet
Editore: Mondadori
Pagine: 300
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Immagine in anteprima di Tim Cooper
A cura di Silvana Pincione
Sono Silvana e la passione per la scrittura mi guida da sempre lungo l’autostrada della vita. Ligure di nascita, ma abruzzese nelle radici e nel cuore, amo la letteratura e la poesia – la mia formazione classica ha lasciato il segno. Sono lettrice vorace di narrativa e di saggistica, soprattutto nei campi della pedagogia e della psicologia, e ho un debole per i gialli.
Considero i libri vere e proprie vitamine che nutrono la mente e il passaporto assoluto verso la libertà, perché non c’è niente di più potente dell’immaginazione quando si tratta di viaggiare alla scoperta di altri mondi.
Nel tempo libero mi perdo tra il significato dei nomi e la loro storia – l’onomastica è un’altra mia passione curiosa che non mi abbandona – e condivido i miei spazi con tre gatti che adoro: Sibilla, Helios e Melody. compagni silenziosi e fedeli di tante letture.

