Dalla rassicurazione del giallo alla spinta vitale del fantasy: un viaggio tra psicologia e narrazione per scoprire che la scelta del nostro prossimo libro non è mai casuale, ma è un dialogo silenzioso con i nostri bisogni più profondi.
Articolo scritto da Lara Marzo
Oltre il caso: cosa cerchiamo tra le pagine?
Scegliere un nuovo libro da leggere non è mai banale. Possiamo spuntarne uno dalla lista dei nostri preferiti oppure lasciarci guidare dall’istinto verso un genere, una sinossi, una copertina. Può apparirci una scelta casuale, ma quasi mai lo è: siamo guidati da spinte inconsce che, solo a posteriori, possono rivelarsi nella nostra necessità di soddisfare un bisogno interiore.
Così, se ultimamente, o più in generale, vi siete accorti di avere una predilezione verso un genere piuttosto che un altro, potete provare a chiedervi:
Cosa sto cercando di “riparare” dentro di me leggendo questo romanzo giallo o questo romance? Quale bisogno sto cercando di soddisfare?
Sono domande a cui tenterò di rispondere, esplorando come i libri che scegliamo diventino il nostro più personale tentativo di autoregolazione emotiva.
E così, anche ammettendo che un libro non possa cambiare radicalmente una vita, perché escludere la possibilità che riesca, invece, ad aiutarci a viverla meglio?
Adler e il Meccanismo della Compensazione
Secondo Alfred Adler noi esseri umani viviamo in un naturale e costante sentimento di inferiorità (una mancanza che percepiamo sia a livello biologico che psicologico). Si tratta di una carenza che ci sprona, però, a creare situazioni in grado di compensarla, con un movimento che parte dal basso (ad esempio, da un senso di inadeguatezza e fragilità) e punta verso l’alto (al raggiungimento di un sostanziale appagamento, equilibro e valore personale).
Ma come può un libro aiutarci a colmare questo profondo senso di inferiorità e mancanza? Innanzitutto, ci riesce solo se lo leggiamo con un intento diverso dal mero svago ovvero, ad esempio, quando, sentendoci schiacciati dalla realtà, non rispondiamo fuggendo, ma scegliamo di rifugiarci in un mondo che, seppur di fantasia, ha in sé la capacità di depotenziare le nostre paure e di aiutarci persino a controllarle, ricoprendo, in un certo senso, il ruolo che un tempo era ad appannaggio dei miti.
Perché ci è utile saperlo? Perché Adler parlava del meccanismo della compensazione come di un mezzo per ritrovare l’equilibrio perduto e, di conseguenza, poter vivere meglio. In quest’ottica, anche una lettura consapevole può diventare un valido mezzo per esplorare il nostro stato emotivo e tentare di compensarne disequilibri e mancanze, senza cadere nella trappola della “supercompensazione distruttiva”, una reazione estrema che rischia di portarci all’isolamento e all’evasione inconsapevole dalla realtà (allontanandoci da noi stessi e dagli altri).

Maslow e la piramide dei bisogni: nutrire l’anima
Per comprendere il bisogno che leggendo staremmo cercando di compensare, possiamo far riferimento ad A. H. Maslow e alla sua piramide dei bisogni.

Alla base della piramide troviamo i nostri bisogni essenziali (mangiare, bere dormire, sopravvivere) e man mano che saliamo (ovvero che soddisfiamo tali bisogni) se ne manifestano di nuovi e più “raffinati” come il bisogno di appartenere e di realizzarsi.
Per quanto in alto potremo salire, però, nessuna conquista sarà data per sempre e, proprio quando correremo il rischio di cadere, ecco che ci aggrapperemo alla compensazione.
Storicamente, le storie sono sempre state un grande mezzo di compensazione ragion per cui, la prossima volta che prendete in mano un libro, chiedetevi quale parte di voi sta chiedendo di essere nutrita: chissà che la lettura, a quel punto, non si riveli un’esperienza ancora più interessante e profonda.
Quindi, ricapitoliamo: sentiamo una mancanza, un bisogno che chiede di essere soddisfatto e ci rivolgiamo a un libro per soddisfarlo. Ma perché? Cosa contengono le storie di tanto prezioso da aver spinto gli esseri umani a tramandarle di generazione in generazione?

I mattoni del racconto: le sette strutture di Christopher Booker
Nel suo saggio The Seven Basic Plots, Christopher Booker identifica sette strutture narrative archetipiche ricorrenti che spiegano non solo perché amiamo tanto le storie, ma come esse rispondano ai nostri bisogni insoddisfatti e come ogni genere letterario, appoggiandosi a questi modelli, si trasformi in un “farmaco” capace di riportarci in equilibrio.
Prima di vederli in azione, ecco una sintesi delle sette strutture:
- Sconfiggere il mostro: Il protagonista affronta una forza malvagia minacciosa (Beowulf, Dracula).
- Dalle stalle alle stelle: Un personaggio umile acquisisce valore e successo (Cenerentola, Jane Eyre).
- La ricerca: Un lungo viaggio verso un obiettivo prezioso (Il Signore degli Anelli).
- Il viaggio e il ritorno: Un’avventura in un luogo alieno che cambia il protagonista (Il Mago di Oz).
- La commedia: Il passaggio dal caos e dall’equivoco all’armonia finale (Il diario di Bridget Jones).
- La tragedia: La caduta in rovina causata da un errore fatale (Macbeth, Anna Karenina).
- La rinascita: La trasformazione positiva di un personaggio bloccato (Canto di Natale).
Queste sette strutture, oltre a essere modi di raccontare, ricalcano emozioni e sfide profondamente umane.
La Mappa dei bisogni: a ogni “fame” la sua storia
Il bisogno di protezione, verità e controllo
- Archetipo di Booker: Sconfiggere il mostro.
- Generi correlati: Thriller, giallo, horror.
- L’aspetto psicologico: È la narrazione ideale per chi vive un senso di minaccia, ansia o ingiustizia. Attraverso un thriller, un giallo o un romanzo horror, il lettore ritrova simbolicamente il proprio senso di sicurezza e di ordine sconfiggendo il “mostro”. A livello neurochimico, la risoluzione del caos stimola la produzione di acetilcolina, legata all’attenzione e alla gratificazione per aver risolto un enigma.
Quando il mondo esterno ci spaventa perché ignoto e indecifrabile, cerchiamo storie dove il male ha un volto e può essere sconfitto dalla razionalità o dal coraggio.
Il giallo classico: Assassinio sull’Orient Express (A. Christie)
- Perché cura? Restituisce l’idea che la logica umana possa riportare l’ordine nel caos morale.
L’horror / thriller: It (S. King)
- Perché cura? Permette di “allenare” la paura in un ambiente protetto. Vincere il mostro sulla pagina aiuta a esorcizzare le nostre ansie più profonde e oscure.
Il bisogno di connessione, valore e realizzazione
- Archetipi di Booker: Dalle stalle alle stelle, La ricerca, La commedia
- Generi correlati: Romance, fantasy, avventura, saga familiare
- L’aspetto psicologico: In questi generi, rientrano bisogni profondi legati alla relazione con l’altro e alla propria autorealizzazione. In un romance o in un fantasy non cerchiamo solo una “fuga dalla realtà”, ma affrontiamo un vero e proprio esercizio di empatia e fiducia, sia verso gli altri che verso noi stessi. Queste narrazioni hanno il potere di riparare un equilibrio perduto in chi attraversa periodi di isolamento, disillusione relazionale o si sente bloccato in una vita che non lo valorizza. A livello biochimico, sono storie che stimolano il rilascio di ossitocina (l’ormone del legame e della fiducia) e alimentano sia la speranza che il senso di autoefficacia [Albert Bandura, per approfondire] .
Il gradino dell’appartenenza: curare i legami
Quando ci sentiamo soli o alienati, cerchiamo inconsciamente il calore delle relazioni e la risoluzione dei conflitti sociali.
Il romance / commedia classica:Orgoglio e Pregiudizio (J. Austen)
- Perché cura: La “commedia” secondo Booker non è solo divertimento, ma è una storia di barriere che cadono. Cura il bisogno di armonia, insegnandoci che gli equivoci possono essere chiariti e che il riconoscimento sociale è possibile.
La saga familiare: Piccole Donne (L. M. Alcott)
- Perché cura: Rientra nell’archetipo del “viaggio e ritorno” emotivo. Rinforza l’idea del “focolare” e della solidarietà familiare come scudo contro le avversità del mondo esterno.
Il gradino del valore: la scalata verso la stima
Quando ci sentiamo impotenti o “piccoli” rispetto alle circostanze, abbiamo bisogno di assistere al trionfo di chi, partendo dal nulla, conquista il proprio posto nel mondo.
Il romanzo di formazione: Jane Eyre (C. Brontë)
- Archetipo Booker: Dalle stalle alle stelle.
- Perché cura: Jane Eyre non trionfa semplicemente perché cambia status sociale, ma perché mantiene intatta la propria integrità morale. È un’iniezione di autostima per chiunque si senta oppresso o invisibile.
Il romanzo storico / epico: Il Conte di Montecristo (A. Dumas)
- Archetipo Booker: Dalle stalle alle stelle / La ricerca.
- Perché cura: È la massima espressione del riscatto. Soddisfa il bisogno profondo di vedere riconosciuto il proprio valore e di credere che, dopo la sofferenza, possa esserci una giusta riparazione.
Il bisogno di senso, prospettiva e potere
- Archetipi di Booker: Rinascita, viaggio e ritorno, la Ricerca
- Generi correlati: Romanzo di formazione, fantascienza, fantasy, narrativa psicologica
- L’aspetto psicologico: In queste storie si riconosce chi sta affrontando una crisi d’identità o un grande cambiamento nella propria vita. Sono narrazioni che spostano i problemi reali in un mondo metaforico dove l’individuo (l’eroe) recupera il proprio senso di Agency — ovvero la percezione di poter agire concretamente sul proprio destino. La cura risiede nel contrastare il senso di impotenza che i grandi cambiamenti possono generare, insegnandoci come tornare “a casa” (dentro noi stessi) con una diversa consapevolezza.
Il gradino dell’autorealizzazione: l’evoluzione del Sé
Quando sentiamo il bisogno di trovare uno scopo superiore o siamo impegnati in una ricerca interiore, ci affidiamo a storie che possano accompagnarci in questa nostra scalata verso il senso della vita.
Il fantasy di ricerca: Il Signore degli Anelli (J.R.R. Tolkien)
- Perché cura: Non descrive solo la battaglia tra bene e male, ma il faticoso viaggio verso il superamento dei propri limiti. Rappresenta la scalata verso una diversa, si spera migliore, versione di noi stessi: è l’aspirazione alla realizzazione di sé attraverso il sacrificio e la perseveranza.
Il distopico / fantascienza: Fahrenheit 451 (R. Bradbury)
- Perché cura: È l’archetipo della “rinascita”. Il protagonista si risveglia dal torpore di una società vuota e alienante. È la metafora che aiuta chi sta cercando di ritrovare la propria identità e i propri valori autentici in un mondo che spinge verso l’omologazione.

Il romanzo storico: Il bisogno di radici e senso del tempo
- Bisogni soddisfatti: Appartenenza, continuità e prospettiva storica.
- L’aspetto psicologico: In un’epoca dominata dall’immediatezza e dall’incertezza del futuro, il romanzo storico agisce come un’àncora. Ci permette di comprendere il presente attraverso le lenti del passato, offrendoci un senso di continuità: l’idea che l’umanità sia già sopravvissuta a grandi crisi e cambiamenti.
- La cura: Calma l’ansia della precarietà del presente offrendo una prospettiva di lunga durata. Ci ricorda che siamo parte di un flusso temporale più grande, soddisfacendo il nostro bisogno di radici.
E se la storia finisce male?
Perché leggiamo un libro anche se sappiamo che non finirà affatto bene? O comunque non benissimo?
Secondo Maslow, lo facciamo per soddisfare il nostro bisogno di “conoscenza e comprensione” (un bisogno cognitivo che fu integrato dall’autore solo in un secondo momento).
Ci affidiamo a scenari catastrofici per essere pronti a evitarli: li prevediamo in un futuro lontano, nella speranza di essere in tempo per far cambiare rotta all’umanità.
Inoltre, esplorare il dolore o il fallimento altrui in un ambiente sicuro (le pagine di un libro) ci permette di allenare la nostra vigilanza etica e la resilienza.
Il distopico contemporaneo: I Testamenti (M. Atwood) o Hunger Games (S. Collins)
- Perché cura: Questi libri fungono da “scudo cognitivo”. Analizzando scenari di privazione e controllo sociale, rispondiamo a un bisogno di protezione verso il futuro della società, allenando la nostra capacità di reazione e il nostro senso critico.
Oltre i classici: nicchie e nuovi bisogni
Per chi cerca una “terapia” ancora più specifica, esistono sottogeneri che rispondono a bisogni contemporanei molto precisi:
Il genere “Feel-Good”: la coperta di Linus
(Es. Il club del giovedì dei delitti di Richard Osman)
- La Nicchia: Un mix rassicurante tra mistero e commedia.
- Il Bisogno: Appartenenza e sicurezza. È la storia che abbraccia, che rassicura sul fatto che anche nella vulnerabilità o nella vecchiaia può esserci spazio per l’avventura, il valore e l’amicizia.
Il “Solarpunk”: la cura per l’eco-ansia
(Es. storie di futuri sostenibili e armoniosi)
- La Nicchia: Fantascienza ottimista dove l’umanità ha risolto la crisi climatica.
- Il Bisogno: Autorealizzazione Collettiva. Se il distopico è una cura preventiva, il solarpunk è un integratore di speranza: fornisce la mappa mentale per visualizzare un futuro possibile, nutrendo il gradino più alto della piramide di Maslow con una visione di armonia globale.
E per riassumere velocemente…
| Come ti senti? | Il genere che fa per te | Cosa ti regala |
|---|---|---|
| Ansioso o insicuro | Giallo / Thriller | Ordine e vigilanza |
| Solo o deluso | Romance / Saga familiare | Empatia e connessione |
| Invisibile o bloccato | Formazione / Epica | Riscatto e autostima |
| Smarrito o senza scopo | Fantasy / Solarpunk | Senso e prospettiva |

Ma perché le storie ci fanno stare meglio? La teoria del trasporto narrativo
La teoria della Narrative Transportation (Trasporto Narrativo) di Melanie Green e Timothy Brock ci spiega come mentre leggiamo possiamo fare esperienza di un vero e proprio viaggio all’interno della storia. È una immersione che ci coinvolge completamente e che, per il tempo della lettura, ci disconnette dal mondo reale. Se siamo dentro la storia, se siamo in risonanza empatica con i personaggi, con il loro vissuto e le loro emozioni, è come se fossimo letteralmente catapultati nella storia. Possiamo identificarci a tal punto con il protagonista che, come detto nell’articolo sul Lieto Fine: la sua fortuna è la nostra fortuna, le sue sfide sono le nostre sfide e la sua ricompensa diventa anche nostra.
Ovviamente, non tutte le storie hanno il potere di trasportarci così profondamente nel loro mondo. L’efficacia dipende dalla narrazione che deve essere coerente e fluida, dalla familiarità col genere (più amiamo un genere, più ne siamo ricettivi) e dalle nostre stesse caratteristiche: chi è più razionale è meno propenso a farsi “rapire” da una storia.
Secondo le neuroscienze, però, il trasporto narrativo è un potente strumento di cambiamento perché ci possiamo immedesimare in personaggi forti che diventano catalizzatori anche per la fiducia in noi stessi (come spiegato da Bandura nella sua teoria sull’autoefficacia) e per la costruzione della nostra identità: noi, infatti, definiamo e tentiamo di dare un senso a noi stessi e alla nostra quotidianità, anche attraverso le storie.
Prontuario dei Generi: quale “medicina” scegliere?
Infine, ecco una sintesi di come i principali generi letterari rispondano ai nostri bisogni profondi, trasformando la lettura in una sorta di piccola auto-terapia:
1. Giallo, thriller e horror
- La funzione: Allenamento alla sicurezza e alla resilienza.
- Perché leggerli: Esplorare il male o il pericolo in un ambiente protetto ci permette di allenare la nostra vigilanza etica. Vincere il “mostro” sulla pagina esorcizza le ansie reali e ci restituisce il senso di controllo e giustizia.
2. Romance e saghe familiari
- La funzione: Riparazione affettiva e connessione.
- Perché leggerli: Curano il senso di isolamento o la disillusione nelle relazioni. Attraverso l’esercizio dell’empatia e il rilascio di ossitocina, questi libri ricostruiscono la fiducia verso l’altro e il bisogno di appartenenza.
3. Romanzo di formazione e storico
- La funzione: Ricerca di identità e radici.
- Perché leggerli: Il romanzo di formazione alimenta l’autoefficacia (Bandura) mostrandoci il riscatto del protagonista. Il romanzo storico, invece, placa l’ansia della precarietà offrendoci una prospettiva di lunga durata e un senso di continuità nel tempo.
4. Fantasy e fantascienza (Solarpunk / Distopia)
- La funzione: Evasione cognitiva e visione del futuro.
- Perché leggerli: Il fantasy ci ridà il senso di Agency (capacità di agire) in mondi metaforici. Il distopico ci prepara alle sfide sociali, mentre il Solarpunk nutre il bisogno di autorealizzazione collettiva e speranza nel domani.
5. Genere Feel-Good
- La funzione: Conforto e rassicurazione.
- Perché leggerli: Funziona come una “coperta di Linus” letteraria. Soddisfa il bisogno di sicurezza e appartenenza, ricordandoci che il calore umano e l’avventura sono possibili in ogni fase della vita, anche nelle più vulnerabili.

La bussola dei libri: come i generi riparano i nostri bisogni
Siamo partiti dall’analisi biologica e psicologica del perché “pretendiamo” un lieto fine, per arrivare ad esplorare, attraverso Adler e Maslow, i bisogni specifici che ogni genere letterario può soddisfare.
A questo punto, a chi obietta che alcuni generi sono “migliori” di altri, o critica il lieto fine definendolo poco realistico, credo vadano poste domande che spesso trovano riconosciuta la propria dignità solo in campo psicologico, ovvero:
E se la funzione della letteratura non fosse quella di rispecchiare la realtà così com’è, bensì di darci la forza di affrontarla?
E se in un personaggio e nella sua storia, noi potessimo trovare la forza e la fiducia necessarie per dare una svolta alla nostra quotidianità? Allora, forse, un libro potrebbe davvero cambiarci la vita?
Bè, oggettivamente la risposta potrebbe rimanere un “no”: un libro, di per sé, non ha il potere magico di cambiare la realtà. Ma gli occhi con cui lo leggiamo e la consapevolezza che ci abita mentre accompagniamo il protagonista nella storia – e con lui viviamo l’avventura e condividiamo gioie e dolori – questo sì che può fare la differenza e, dopotutto, perché non potrebbe contribuire a cambiarci la vita, anche solo un po’ alla volta?
Leggi Il Patto col Lettore: perché un finale “ingiusto” ci ferisce come un tradimento reale
Bibliografia (fonti consultate)
I meccanismi di compensazione – HumanTrainer.com – In italiano
The Seven Basic Plots – Scritturacreativa.it – In italiano
Le sette trame fondamentali – Wikipedia – In italiano
Perché narriamo storie: i sette intrecci base – Ilmestierediscrivere.it – In italiano
Psicologia del trasporto narrativo – Neurocopywriting – In italiano
The mental health benefits of reading – Psychology Today – In inglese
Therapeutic benefits of reading – Univerisity of Liverpool – In inglese (pdf)
The psychology of reading – Psychology Today – In inglese