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Anna Karenina: l’anatomia di un amore

L’atmosfera: il respiro di un’epoca in bilico

Scrivere di Anna Karenina oggi potrebbe sembrare superfluo, eppure il tempo non riesce a scalzare questo romanzo dall’immaginario collettivo. A distanza di un secolo, ci affascina ancora la sua capacità di far convivere due anime opposte: la gelida eleganza aristocratica di San Pietroburgo e Mosca, fatta di balli e convenzioni sociali, e la vitalità rurale delle tenute Levin, dove la terra e il sudore cercano di dare una risposta al senso dell’esistenza.

I personaggi

 I protagonisti: due specchi di una sola morale 
Anna Karenina è la forza motrice, ma si contende lo scettro della narrazione con Konstantin Levin. In entrambi ritroviamo il grande tema della morale, esplorato nell’ombra cupa della passione da Anna e alla luce della fredda logica da Levin. Entrambi gioiscono e soffrono per un amore che si sporca, inevitabilmente, di vita. Anna, pur nel suo dolore, conserva un’umanità che la rende ancora più tragica nel suo destino, come dimostra nello struggente pensiero che rivolge a Kitty:

Dite a vostra moglie che le voglio bene come prima e che, se ella non mi può perdonare la mia situazione, allora le auguro di non perdonarmi mai. Per perdonare bisogna passare quello che ho passato io, e da questo la salvi Iddio.

Anna Karenina, Lev Tolstoj

Il triangolo del dovere: Vronskij, Karenin e la scissione dell’anima 
Anna si divide tra la passione per il giovane Vronskij e il dovere coniugale verso Aleksej Karenin. Il marito è intriso di un senso morale rigido che inaridisce i rapporti, spingendo Anna tra le braccia dell’energia vitale di Vronskij. È un triangolo che lacera Anna tra il bisogno di essere amata come donna e il legame viscerale con il figlio Serëža. Proprio il piccolo Serëža è una perla nascosta nel romanzo: un’anima che protegge se stessa come “la palpebra protegge l’occhio”, crescendo in un deserto affettivo ma conservando una sete di sapere che il padre non sa dissetare.

Le sorelle Ščerbackaja: pragmatismo e maturazione 
Accanto al dramma di Anna, troviamo Dolly e Kitty

Dolly è la moglie-madre devota, legata a un “adorabile libertino” (Stiva) che sa amarla solo in modo superficiale. La sua è una scelta consapevole e sofferta: “…quando si vuol bene, si vuol bene a tutta la persona così com’è”.
Anche il suo rispetto per Anna non muta, anche a seguito della fuga con Vronskij. Dolly è una donna pragmatica, consapevole e giusta.

E si scagliano contro Anna. Perché mai? Io forse sono migliore? Io almeno ho un marito che amo. Non così come vorrei amarlo, ma lo amo e Anna non amava il suo. In che cosa è mai colpevole? Vuol vivere. Iddio, questo, ce l’ha messo dentro l’anima. Può darsi benissimo che anch’io avrei fatto lo stesso. E finora non so se ho fatto bene ad ascoltarla in quel momento terribile quando venne a Mosca. Allora io dovevo abbandonare mio marito e cominciare a vivere di nuovo. Potevo amare ed essere amata davvero. E adesso, è forse meglio? Non lo stimo. Mi è necessario — ella pensava del marito — e lo sopporto. È forse meglio? Allora potevo ancora piacere, mi rimaneva la bellezza.

Anna Karenina, Lev Tolstoj

Kitty, invece, sorella minore di Dolly, delusa da Vronskij, intraprenderà un percorso di maturazione che la porterà a ritrovare Levin, dopo averlo inizialmente respinto.

Serëža, la perla nascosta 
È il figlio di Anna e Karenin. Viene abbandonato dalla madre e cresce con un padre arido che non potendogli offrire il cuore, si strugge per nutrirne la mente.
Tolstoj ci mostra, però, come l’anima di Serëža non ne esca deturpata:

Aveva nove anni, era un bambino; ma l’anima sua la conosceva, gli era cara, la proteggeva come la palpebra protegge l’occhio, e senza la chiave dell’amore non lasciava entrare nessuno nella sua anima. I suoi educatori si lamentavano che non voleva studiare, e la sua anima era piena di sete di sapere. E apprendeva da Kapitonyc, dalla njanja, da Naden’ka, da Vasilij Lukic e non dai maestri. Quell’acqua che il padre e l’istitutore attendevano per le loro ruote, correva già da tempo e lavorava in altro luogo.

Anna Karenina, Lev Tolstoj

Tutte le sfumature dell’amore incompiuto

In Anna Karenina non troviamo solo l’amore romantico, materno o filiale, ma anche l’amore per il sapere, per la terra e per la vita. È un romanzo che esplora ogni gradazione del sentimento senza nascondere quelle più oscure o distruttive.
Ciascuno dei personaggi è capace di provare amore, ma quasi mai in modo “costruttivo” o lineare. Nessuna di queste storie ci lascia senza l’amaro in bocca: Anna insegue la felicità con Vronskij ma la ottiene solo a metà, mutilata dalla rinuncia alla reputazione e al figlio, e prigioniera di ossessioni che non riesce a superare; persino l’amore “positivo” di Levin è intriso di dubbi logoranti. Anche dopo il sì di Kitty, l’ombra dell’incertezza lo perseguita.

“E se non mi ama? E se mi sposa solo per prender marito? Se lei stessa non sa quello che fa? — si chiedeva. — Potrebbe ravvedersi e, appena sposata, capire che non mi ama e che non può amarmi”. E cominciarono a venirgli i pensieri più strani su di lei, i pensieri peggiori. Era geloso di Vronskij come un anno prima, come se quella sera in cui l’aveva vista con Vronskij fosse stata la sera precedente. Sospettava ch’ella non gli avesse detto tutto.

Anna Karenina, Lev Tolstoj

Eppure, nonostante i dubbi, non possiamo non restare incantati dall’incontro che vede protagonisti proprio Levin e Kitty, in un incrocio di sguardi che senza dire niente, dice tutto:

Levin notò questo soltanto e, senza pensare a chi potesse trovarsi in viaggio, guardò distratto la vettura.

  Nella vettura sonnecchiava, in un angolo, una signora anziana e, al finestrino, evidentemente da poco risvegliata, sedeva una giovinetta che teneva stretti con le due mani i nastri di una cuffia bianca. Limpida e pensosa, tutta piena di una vita interiore bella e complessa, ignota a Levin, guardava, di là da lui, il sopravvenire dell’alba.

  Al momento in cui la visione stava per scomparire due occhi sinceri lo guardarono. Ella lo riconobbe, e uno stupore gioioso illuminò il suo viso.

  Egli non poteva sbagliarsi. Unici al mondo erano quegli occhi. Per lui un solo essere c’era al mondo capace di esprimere tutta la luce e tutto il senso della vita. Era lei. Kitty. Egli capì che veniva dalla stazione ferroviaria e andava a Ergušovo. E tutto quello che aveva agitato Levin in quella notte insonne, tutte quelle decisioni che egli aveva prese, tutto improvvisamente scomparve. Ricordò con ripugnanza la sua fantasticheria di sposare una contadina. Soltanto là, in quella vettura che si allontanava veloce e che era passata dall’altra parte della strada, soltanto là c’era la possibilità di risolvere l’enigma della sua vita che così tormentosamente l’opprimeva negli ultimi tempi.

  Ella non guardò più fuori. Il suono delle balestre cessò d’essere percettibile, si udì appena un bubbolio di campanelli. L’abbaiare dei cani significò che la vettura era passata attraverso il villaggio. Intorno rimasero i campi deserti, più avanti il villaggio e lui che, solitario ed estraneo a tutto, camminava solo sulla strada abbandonata.

Anna Karenina, Lev Tolstoj

Il responso: una storia che abita il genere umano

Certi romanzi restano nella storia perché attraversano i cuori, generazione dopo generazione. Anna è ancora viva tra noi, in noi, così come Levin e ogni altro personaggio. Lo stile cambia, i gusti del pubblico si orientano verso generi e prose diverse, ma vi sono storie che forse abiteranno il genere umano per sempre e io azzarderei a dire che Anna Karenina è una di queste.

L’espediente tecnico (per chi scrive)

In Anna Karenina, Tolstoj non usa il Punto di Vista (POV) multiplo solo per far progredire l’azione in luoghi diversi, ma lo trasforma in uno strumento di indagine filosofica comparata.

  • Il contrasto tra passione e famiglia: saltando continuamente dalla mente di Anna a quella di Levin, Tolstoj costringe il lettore a vivere contemporaneamente due visioni opposte del mondo. Mentre, secondo le diadi di Plutchik, Anna ci trascina nel turbine dell’Amore-Passione (che isola e distrugge), Levin ci riporta all’Amore-Impegno (che integra e costruisce). Il POV multiplo impedisce al lettore di schierarsi facilmente: ci sentiamo “giusti” con Levin e “colpevoli ma vivi” con Anna.
  • La funzione dello “straniero”: spesso Tolstoj entra nelle menti dei personaggi secondari (o persino degli animali, come il cane di Levin) per mostrarci i protagonisti da fuori. Questo serve a ricordarci che la verità non abita mai in un solo sguardo: la “realtà” di Anna è diversa se vista da Vronskij, da Karenin o dalla società di Mosca.
  • L’allenamento del Sistema 2: Per chi scrive, questa tecnica è fondamentale per evitare la narrazione piatta. Ogni capitolo non è solo “cosa succede”, ma “come questa cosa cambia la percezione del mondo” di chi la vive. È un esercizio che allena il nostro Sistema 2 a non giudicare, obbligandoci ad abitare lo spazio grigio tra il desiderio e il dovere.

Il premio Nobel Daniel Kahneman parla di due sistemi di pensiero: uno veloce e uno lento. Il Sistema 1 (quello dei social) è veloce, emotivo, automatico, funziona a emozioni primarie; il Sistema 2 (quello della lettura) è lento, faticoso, riflessivo.

    Informazioni sul libro

    Titolo: Anna Karenina
    Autore: Lev Tolstoj
    Editore: Feltrinelli
    Pagine: 1120

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    Tag: , Last modified: 3 Maggio 2026