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Sono luoghi sicuri, le storie?

Per quanto mi riguarda, ciò che leggiamo da adulti andrebbe letto senza avvertenze e raccomandazioni, a parte forse: entrate a vostro rischio e pericolo. Abbiamo bisogno di scoprire in prima persona che cos’è una storia, quale significato assume per noi, e la nostra esperienza sarà diversa da quella di qualsiasi altro lettore dello stesso racconto.

Le storie noi le costruiamo nella nostra testa. Prendiamo le parole e diamo loro forza, guardiamo attraverso occhi altrui e vediamo, sperimentiamo, ciò che altri vedono. Sono luoghi sicuri, le storie? mi chiedo. E ancora: Dovrebbero essere dei luoghi sicuri? Ci sono libri che lessi da bambino e che avrei desiderato, dopo essere arrivato alla fine, non avere mai incontrato, perché non ero pronto e ne rimasi turbato: storie che contenevano personaggi inermi, nelle quali qualcuno provava vergogna o veniva mutilato, storie in cui gli adulti diventavano vulnerabili e i genitori non erano in grado di dare aiuto. Mi scioccarono, popolarono i miei incubi e i miei sogni a occhi aperti, mi preoccuparono e inquietarono nel profondo, ma mi insegnarono anche che, se volevo leggere narrativa, talvolta avrei scoperto quali erano i confini della mia comfort zone soltanto oltrepassandoli: e oggi, da adulto, non cancellerei l’esperienza di aver letto quelle storie nemmeno se potessi.

Ancora oggi ci sono cose che mi turbano profondamente quando le incontro, in rete, sulla carta stampata o nel mondo reale.
Non è che diventano mai più facili da affrontare, né smettono di mandarmi il cuore fuori giri e neppure mi permettono, per una volta, di uscirne illeso. Eppure le trovo di insegnamento, mi aprono gli occhi e, se fanno male, fanno male in modi che inducono a pensare, crescere, migliorare.

Neil Gaiman, tratto dal libro Trigger Warning

Foto di SOCIAL.CUT

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Tag: Last modified: 26 Novembre 2025