L’atmosfera
Il romanzo di Francesca Tamburini si apre su un’ordinarietà che definirei “polverosa”. Eris vive in un mondo di assenze: un padre nomade, una figura che vorrebbe essere materna (Violet), ma viene respinta e, soprattutto, un fratello, Alec, che è una ferita aperta. Questa vita grigia è interrotta solo dalla ricerca che per Eris è diventata l’unica ragione di vita. È l’ossessione di trovare la leggendaria città di Aurean, e il fratello, a tenerla insieme. Eris, infatti, sembra sempre sul punto di cadere, di essere inghiottita dalla voragine che si è aperta in lei con la scomparsa del fratello.
Il passaggio tra i mondi non è una scelta, ma uno schianto. Quando Eris e i suoi amici vengono attaccati da creature misteriose, la comparsa di una squadra di salvataggio da Aurean funge da strappo nel velo della realtà. Una volta giunti nella città “celata”, come lettori siamo catapultati in un modo nuovo che deve essere sperimentato per essere conosciuto e compreso. Non vediamo solo Aurean, ma la tocchiamo, annusiamo, gustiamo. È un world-building sensoriale che ci permette in quanto lettori di sentirci smarriti e affascinati esattamente come lo è Eris.
I personaggi
L’ambientazione ricorda la tipica “scena chiusa” alla Agatha Christie, ma qui non c’è un omicidio da risolvere, bensì un mistero bibliografico.
Eris, la protagonista
Eris è un personaggio complesso perché agisce spinta da un’ossessione che rasenta l’alienazione. Mentre tutti le dicono di “andare avanti”, lei non cede di un passo: Alec è la sua indiscussa priorità. La sua unica relazione duratura è con Fenrir, il cane ereditato dal fratello. Il loro legame è puro: Fenrir non è solo un animale, è un guardiano, un’ombra fedele che difende Eris anche ad Aurean. Entrambi sono leali, l’uno per l’altra.
Freya e Jun, gli amici di sempre
Sono gli amici che hanno tradito Eris nel suo bisogno più profondo: credere che Alec sia vivo e Aurean reale. Freya è l’amica gentile e creativa, Jun, il compagno analitico e osservatore. La loro amicizia, in frantumi all’inizio del romanzo, sarà riscoperta poco alla volta grazie all’avventura che li riporterà a condividere spazi e destini.
I nuovi compagni di viaggio
Attorno a Eris si muovono figure nuove come Seth, Hali e l’enigmatico Orion. Quest’ultimo è un personaggio che colpisce per la sua diversità: un veggente cieco che non vede la realtà, ma la “sente”. La sua è una corazza scostante che, nel corso della narrazione, viene scalfita con estrema delicatezza, evitando il cliché del supereroe scontroso e alimentando, invece, un’aspettativa reale per l’evoluzione del suo rapporto con Eris.
Peculiarità del genere: un Young Adult “senza eroi”
In quanto romanzo per ragazzi, La città oltre i confini del cielo si distingue per la sua modernità emotiva. Non ci sono eroi senza macchia, ma adolescenti che devono fare i conti con famiglie disgregate e tradimenti. La linea tra bene e male non è un muro, ma una nebbia che si dissolve.
Il fatto che il potere di Eris rimanga “ai margini” rispetto alla sua missione personale è una scelta audace. Non siamo di fronte alla classica “eletta” che vuole salvare il mondo; siamo di fronte a una sorella che vuole ritrovare il fratello. È questo “respiro ampio” che rende la storia non banale e carica di attesa per il seguito.
Eris sentì qualcosa dentro di sé incrinarsi. Ancora un po’. Perché era vero.
Lei non era lì. Non era mai lì. Non da anni. Era sempre un po’ più in là.
Mai ferma, nemmeno davanti alle cose belle, nemmeno davanti a quelle buone.
Non sapeva più come fermarsi, come esserci. […]Potevano ancora ritrovarsi, capirsi, esserci davvero, adesso che erano lì, insieme?
La città oltre i confini del cielo, Francesca Tmburini
Lei non lo sapeva. Non sapeva nemmeno da dove cominciare.
Non sapeva cosa dire, cosa sentire, cosa desiderare.
Perché l’unica cosa che provava davvero, era l’ossessione per suo fratello.
Si sentiva così, come se oltre a quello non ci fosse nient’altro.
Lei era la sua ossessione. E, se toglieva l’ossessione, cosa sarebbe rimasto?
Il responso: una porta che resta aperta
Ho apprezzato l’evoluzione psicologica nel personaggio di Eris e la profondità data ai personaggi secondari: nonostante le alleanze possano sembrare a volte nate sotto una spinta narrativa funzionale.
Il finale non è una conclusione, ma un invito. L’autrice lascia volutamente molte domande senza risposta — la sorte di Alec, la natura del cubo di etere, il destino di Aurean e dei suoi abitanti — trasformando il mistero in un’aspettativa che speriamo troverà soddisfazione nel seguito del romanzo.
L’espediente tecnico (per chi scrive)
Un aspetto interessante per chi analizza la scrittura è come l’autrice gestisca la narrazione in terza persona. Sebbene il punto di vista sia esterno, il “fuoco” della storia rimane su ciò che conta per Eris.
- Eclissi del Worl-Building. Molti dettagli del sistema magico o dei nemici rimangono sullo sfondo. In genere, questo sarebbe un rischio, ma qui funziona perché riflette lo stato mentale della protagonista. Per Eris, se un dettaglio non aiuta a trovare Alec, è rumore di fondo.
- Effetto catapulta. Come lettori, veniamo “catapultati” ad Aurean insieme ai protagonisti. Non ci vengono fornite spiegazioni preliminari perché i personaggi stessi non ne hanno. Questa sincronia emotiva tra lettore e personaggio è ciò che rende l’immersione così profonda.
- Lo show, don’t tell dei legami. Le simpatie e le antipatie non vengono spiegate, ma mostrate nelle interazioni. Orion non ci viene descritto come “buono”, ma lo intuiamo dai gesti che compie quando la corazza si incrina.
Informazioni sul libro

Titolo: La città oltre i confini del cielo
Autore: Francesca Tamburini
Editore: Newton Compton Editori
Pagine: 352
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