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Il morto al primo piano: verità e grane condominiali

L’atmosfera: il palcoscenico del pianerottolo

Il romanzo di Rebecca Quasi ci catapulta nella tipica atmosfera di una cittadina italiana, dove la familiarità si mescola al giudizio che caratterizza i luoghi dove “tutti conoscono tutti”, senza conoscersi mai davvero. I personaggi si incontrano e scontrano in una danza collettiva alla quale ognuno, volente o nolente, finisce per partecipare.

L’atmosfera è frizzante e ironica. Il delitto commesso nell’appartamento sfitto di via dei Tigli diventa il pretesto perfetto per scoperchiare le piccole e grandi ipocrisie dei rapporti di vicinato. Il condominio si trasforma così in un covo di potenziali assassini dove, tra bizzarrie, segreti celati e antipatie più o meno esacerbate, emerge l’unica verità universale: niente è mai come sembra.

I personaggi: atomi in trasformazione

Ogni personaggio è un universo a sé che, come un elemento chimico, quando entra in contatto con gli altri ne esce inevitabilmente trasformato. I primi che incontriamo sono Zeno e Gabriele: il primo, un agronomo solido e un po’ riluttante; il secondo, un adolescente acuto di cui Zeno si occupa con una dedizione quasi paterna.

Subito dopo entra in scena Alice, la “stramba” vicina, influencer che accudisce bambole iperrealistiche come fossero figli veri, e il signor Castrozzi, un pensionato che ha elevato l’arte di farsi i fatti altrui a vera professione. Attorno a loro ruotano molte altre voci, tutte peculiari, che vanno ad arricchire il variopinto “circo” di via dei Tigli.

Il giallo che non è un giallo

Sebbene l’omicidio di Marcello Conforti sia il motore della trama, ciò che tiene avvinto il lettore non è tanto la caccia al colpevole, quanto l’evoluzione delle dinamiche umane. Il mistero è un espediente narrativo usato dall’autrice per forzare l’intimità tra estranei: li spinge a conoscersi davvero, proprio quando sarebbe stato più comodo limitarsi ai saluti di cortesia sul pianerottolo.

Come abbiamo visto parlando delle diadi di Plutchik e del Sistema 2, qui la sfida è superare l’etichetta primaria (la “svitata”, l'”impiccione”) per scoprire la complessità che sta dietro la maschera.

Il responso: una boccata d’ossigeno

Ho apprezzato molto la vivacità di questo romanzo e la capacità della Quasi di non cadere mai nel cliché della commedia gialla superficiale. Con delicatezza e un pizzico di ironia, l’autrice mette a nudo i lati d’ombra delle relazioni quotidiane, mostrandoci come anche i rapporti di vicinato – spesso un concentrato di giudizi approssimativi e finta cortesia – possano trasformarsi in amicizie sincere e durature.
È un libro che si prende gioco di queste dinamiche, riuscendo a strappare un sorriso sincero e una riflessione non banale.

L’espediente tecnico (per chi scrive)

In questo romanzo, Rebecca Quasi usa la caratterizzazione indiretta: invece di descrivere i personaggi tramite aggettivi o lunghi paragrafi introspettivi, l’autrice li fa emergere attraverso quello che dicono e, soprattutto, come lo dicono.

  • Il sottotesto nelle liti. Attraverso il ritmo delle battute e la scelta delle parole, il lettore percepisce il vissuto, la solitudine o la generosità di ogni condomino.
  • Dialettica e personalità. La Quasi usa il dialogo come un’azione. Se Alice usa un linguaggio gentile e fermo, Zeno parla con la concretezza di chi lavora con la terra. Non c’è bisogno che l’autrice scriva “Zeno era una persona pratica”, lo capiamo perché ogni sua frase mira al punto, senza fronzoli.
  • Per chi scrive: è un ottimo esercizio per imparare a fidarsi del lettore. Mostrare il carattere attraverso lo scontro verbale è molto più efficace che raccontarlo, perché permette a chi legge di “ascoltare” la voce dei personaggi e trarre le proprie conclusioni.

Informazioni sul libro

Titolo: Il morto al primo piano. E altre grane condominiali
Autore: Rebecca Quasi
Editore: Giunti
Pagine: 288

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Tag: , Last modified: 22 Maggio 2026