Cometa, la storia di una stella speciale

Immagine: Martin Cathrae

Immagine: Martin Cathrae

Auguro a tutti quanti un Felice Natale fatto di cose belle e riscaldato dall’affetto di chi amiamo. Vi dono una piccola storia che scrissi in occasione di un altro Natale, alcuni anni fa.
Ancora tanti, tanti auguri!

Vestita d’oro e d’argento

Tanto tempo fa, proprio come accade oggi, non si poteva decidere come si sarebbe nati: grandi o piccini, alti o bassi, con gli occhi azzurri o neri, il carattere molto socievole o più riflessivo.
Si nasceva, si cresceva e ci si imparava a conoscere a poco a poco.
Era una cosa naturale che capitava a tutti e che, infatti, capitò anche a Cometa.
Cometa era nata in una quieta notte invernale in quel cielo che lei chiamava “casa”.
Cometa era nata piccola e si sentiva una stellina di serie b. Guardava le altre stelle, la Luna e provava invidia perché sapeva che nessuno avrebbe mai notato quell’esile punticino luminoso, lassù nel cielo infinito. Lei non avrebbe rallegrato il cuore degli innamorati, dei pastori, dei bambini, degli uomini e delle donne che rientravano a casa dopo una giornata di faticoso lavoro.

Il gran Sole osservava con compassione la piccola Cometa che ogni notte si sforzava di brillare più luminosa, di diventare un po’ più simile alle altre stelle.
Tante volte aveva già provato il desiderio di parlarle, di rassicurarla. Tante volte era stato sul punto di rivelarle il sogno che anche una stellina piccola e insicura come lei custodiva nel cuore. Ma il gran Sole non le si avvicinava mai, non poteva, non prima del tempo.
La piccola Cometa passava tutte le notti affacciata sul mondo, ascoltando i discorsi dei pastori e delle loro pecore, le voci delle madri che chiamavano i bambini per la cena, le fresche risate dei più piccoli e la felicità nei loro cuori. Nessuno badava a lei mentre le sue sorelle erano ammirate dai giovani innamorati e dai poeti, seguite dai marinai e dai viaggiatori.

Tutto questo finché, un giorno, il cielo infinito comunicò al gran Sole che era giunto il momento di parlare alla piccola stella. Il Sole chiamò quindi Cometa al suo cospetto.
La poverina pensò subito di aver commesso qualche errore, di cui non si ricordava, ma che sicuramente aveva commesso se un astro tanto importante si preoccupava di una piccola stella come lei.
Il Sole, invece, le sorrise bonario e le rivelò che era arrivato il momento di partire.
La esiliavano? Si preoccupò immediatamente la piccola Cometa spaventata, ma per cosa?
No, la rassicurò invece il Sole, non si trattava di un castigo, ma di un dono: era stata scelta per guidare il cammino di tre uomini saggi verso la dimora di un re.
Cometa non riuscì a nascondere la sua sorpresa e incredulità: immaginò che il gran Sole si stesse sbagliando, aveva sicuramente chiamato la stella sbagliata. Lei guidare tre uomini saggi verso la dimora di un re?

Ma il gran Sole non sembrò ricredersi delle parole appena pronunciate, le descrisse i tre uomini e le disse che si chiamavano Re Magi.
Ancora confusa Cometa si ritrovò in viaggio. Si continuava a domandare come avrebbero fatto quei tre uomini saggi a vederla. Poveretti, lei era troppo piccola, troppo poco importante per essere vista, figuriamoci perché qualcuno potesse seguirla!
Ma ecco che una notte la stella vide tre uomini elegantemente vestiti in groppa ai loro cammelli che si guardavano intorno confusi.
Cometa li sentì parlare tra di loro, percepì lo smarrimento nelle loro parole.
I tre uomini erano perplessi: parlavano di un sogno, di una stella che li avrebbe dovuti guidare.
Cometa capì che stavano parlando di lei.

“Ehi, sono qui!”, iniziò a gridare per attirare la loro attenzione. Ma nulla, gli uomini continuavano a parlare tra di loro e a guardare il cielo confusi, come se non vedessero niente.
“Sono troppo piccola, non mi vedranno mai!”, piagnucolò Cometa disperata: ecco che finalmente le era stato assegnato un compito importante e lei non riusciva a portarlo a termine. Il gran Sole aveva sbagliato a fidarsi di lei. Era solo una piccola stella inutile.
Stava piangendo e non si era mai sentita così piccola e impotente, incapace di essere all’altezza del compito, quando, all’improvviso, Cometa si sentì riscaldare da un potente fuoco d’oro. Si guardò stupefatta e vide che dietro di lei si era formata una leggera coda argentata. Non credeva ai suoi occhi: proseguiva il viaggio vestita d’oro e d’argento.
I tre uomini iniziarono ad additarla felici e ripresero il cammino.

Cometa era incapace di capire cosa potesse essere successo: ora gli uomini la potevano vedere, la stavano seguendo! Sentiva l’entusiasmo alimentare l’oro e l’argento, le lacrime riscaldare il suo cuore di gioia.
Dopo un lungo viaggio Cometa si accorse di essere arrivata in prossimità di una capanna alquanto malridotta. Si guardò intorno, ma non vide dimore di re, solo quella capanna. Alcuni pastori sostavano davanti all’uscio. Una capanna di pastori! Ma dove aveva condotto i re Magi? Aveva sbagliato rotta? Il gran Sole non glielo avrebbe mai perdonato. Quella di certo non poteva essere la dimora di un re!
Cometa, però, vide che i tre uomini scendevano dai loro cammelli e sentì che il loro cuore era colmo di gioia. I Re Magi si avvicinarono alla capanna, ognuno di loro portava in mano uno scrigno.

“Cosa stanno facendo?”, si chiedeva Cometa disorientata. Cercò di guardare all’interno della capanna e rimase esterrefatta: i tre uomini si erano inginocchiati davanti ad una mangiatoia che faceva da culla ad un bambino piccolo e indifeso.
Era forse quello il re? E quella capanna la sua dimora?
Il primo uomo porse al bambino uno scrigno che conteneva oro.
“Oro, il più nobile dei metalli, il simbolo della nobiltà che i suoi atti infonderanno nell’animo, nei sentimenti degli uomini e delle donne”, cantò Cometa, assorta nella contemplazione del bambino, parole che il suo cuore le aveva appena sussurrato.
Il primo uomo lasciò il posto al secondo, anche lui con uno scrigno tra le mani. Il suo dono era dell’incenso.
“Incenso, dal profumo che guarisce, fiamma bianca, fumo tenue, il simbolo dell’essenza delle sue parole, di ciò che insegnerà agli uomini e alle donne.” E poi fu la volta del terzo uomo che portava in dono della mirra.
“Mirra, nata da gocce di resina, profumo che dona benessere, il simbolo delle lacrime che verserà, del dolore che patirà, lacrime e dolore umani a cui lui concederà solidarietà e speranza.”
Cometa si riscosse dalla contemplazione e si accorse che ora tutto di lei si era fatto più tenue: il caldo oro, il delicato argento, il ricordo delle lacrime.

Quella notte lei aveva compiuto ciò che nessun altro avrebbe potuto compiere. Ora sembrava che avrebbe lasciato dei pastori, tre uomini saggi, due genitori ad adorare un bambino nato re in una capanna tra i pascoli di Betlemme.
Ma c’era un unico distinto sentimento che scivolava quieto nel suo cuore: amore.
Amore di quei pastori, dei re Magi, dei due genitori verso un bambino che non sapeva ancora nulla del suo destino, ma aveva già condizionato quello di una piccola stella.
Cometa provò a sua volta amore nei confronti di quel bambino che aveva scelto di nascere sotto il suo cielo, per quei tre uomini saggi che avevano creduto in lei e l’avevano seguita, per tutte quelle persone che mostravano al piccolo re la strada giusta che lo avrebbe condotto al suo destino: l’amore.

Cometa si godette ancora per qualche istante quel cielo, quei pascoli, la capanna e la presenza di quegli esseri umani, poi brillò un po’ più intensamente, un’ultima volta prima di pronunciare felice: “Ora tocca a te, piccolo re, sarà il tuo cuore a brillare di caldo oro e a guidarti. Saranno le tue parole a formare una scia di tenue argento e a guarire tutti coloro che le respireranno. Sarà la tua presenza, il tuo viaggio a guidare altri uomini, altre donne verso quello che tu oggi rappresenti: l’amore, la grandezza in ciò che può apparire piccolo e impotente.”
E Cometa tornò a casa non più piccola, non più insicura, consapevole di aver realizzato un sogno e di averne visto un altro nascere.




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