L’atmosfera: un confine tra i ricordi
Le cinque persone che incontri in cielo si muove in uno spazio sospeso tra terra e cielo. È un non-luogo di frontiera che Mitch Albom ha immaginato come una sequenza di scenari familiari, frammenti significativi che hanno definito la nostra vita terrena.
Incontriamo Eddie nel suo ultimo istante e lo accompagniamo in un viaggio che lo condurrà attraverso luoghi per lui rappresentativi. In ognuno di essi troverà una guida: persone che, in modo più o meno consapevole, hanno deviato o segnato la sua esistenza. Con lui riviviamo momenti di gioia e di profonda tristezza, debolezze umane e improvvisi atti di coraggio, scoprendo finalmente il filo nascosto che lega ogni singolo evento. Durante il cammino, restiamo tormentati dalla stessa domanda che logora Eddie: quel suo ultimo sacrificio in terra sarà bastato a dare un senso a una morte così inattesa?
Il protagonista: Eddie e la bellezza delle vite “comuni“
Eddie è un uomo giunto ormai al tramonto. Nonostante l’età avanzata, lavora ancora come tuttofare in quel lunapark a cui la sua vita è rimasta incatenata, per quanto i suoi sogni avrebbero potuto portarlo lontano. Sono proprio quei desideri mai realizzati ad avergli lasciato tra le mani un’esistenza che lui percepisce come inutile, nonostante l’amore che ha dato e la dedizione che ha dimostrato.
Eddie è un uomo che non si è mai risparmiato, pur nelle sue debolezze umane, e così lo troviamo all’inizio del romanzo: nell’istante finale. Sappiamo subito che è destinato a morire, non ne siamo sorpresi, e non è la sua morte a struggerci, quanto la sua vita. Una vita che si dispiega davanti ai nostri occhi attraverso il suo sguardo, dapprima disilluso e un po’ rabbioso. Saranno le sue guide a mostrargli il significato di ogni pezzo di quel puzzle che, alla fine, anche lui si ritroverà a comporre e che sarà capace di restituirgli una visione più ampia di se stesso e della sua esistenza.
Il responso: un viaggio per ritrovarsi
Se dovessi usare una parola per descrivere questo libro, userei: struggente. Per me lo è stato. Qualcosa nella storia di Eddie ha fatto vibrare corde profonde, al punto che il suo viaggio è diventato un po’ anche il mio.
Mi sono ritrovata nelle sue occasioni mancate, nel senso di perdita, in quella sensazione di inutilità che ci assale quando non riusciamo a scorgere il senso di un’esistenza che sentiamo sprecata. Ma, al contempo, vi ho ritrovato anche le occasioni che abbiamo di amare e il valore dei tanti piccoli attimi di gioia che la vita ci concede.
Le cinque persone che incontri in cielo racconta la capacità di resistere anche ai colpi più duri e la possibilità di poter giungere infine a dirsi che, sì, tutto sommato è valsa la pena vivere. Anche così. Anche quel tipo di vita. Soprattutto quel tipo di vita.
«Trovi la pace» replicò la donna «quando la fai con te stesso».
L’espediente tecnico (per chi scrive)
Nel romanzo l’autore ha messo in pratica la tecnica narrativa della struttura a ritroso. Invece di seguire la cronologia classica, Albom inizia a raccontare dalla fine — la morte del protagonista — per risalire alle radici del significato.
- Il ritmo della rivelazione. L’autore non racconta la vita di Eddie in modo cronologico lineare, ma la scompone in base all’impatto emotivo. Questa tecnica permette di mantenere alta la tensione: ogni incontro aggiunge un pezzo d’informazione che ribalta la percezione del capitolo precedente. È una lezione di Show, Don’t Tell applicata alla struttura: non ci dice che la vita di Eddie è importante, ce lo dimostra ricostruendo i fili invisibili che lo legano agli altri.
- La vita come interconnessione. Questa struttura permette di mostrare l’effetto di un’azione prima ancora della causa. Albom l’ha usata per dimostrare che nessuna azione è isolata e che ogni vita “comune” è in realtà un nodo cruciale in una rete invisibile di esistenze.
Informazioni sul libro

Titolo: Le cinque persone che incontri in cielo
Autore: Mitch Albom
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 270