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Visual storytelling di Daniele Orzati

Può un’immagine raccontare una storia? E come riesce a farlo? Prima di leggere Visual storytelling di Daniele Orzati sono domande a cui non avrei saputo fornire una risposta. Si sente tanto parlare di storytelling, soprattutto in certi ambienti professionali, ma di cosa stiamo davvero parlando?
Letteralmente storytelling significa “raccontare una storia” per cui, torno alla domanda iniziale: è possibile raccontare una storia attraverso una o più immagini? Come si applica lo storytelling al mondo delle immagini?

Daniele Orzati, esperto in narrazione strategica d’azienda e di marca e docente, tra l’altro, di Visual Storytelling, ci risponde di sì: è possibile, possibilissimo, ma non è così banale o scontato come si potrebbe immaginare. Ci sono delle regole che è necessario rispettare affinché si possa affermare che un’immagine stia effettivamente raccontando qualcosa, una storia per la precisione.
In Visual storytelling l’autore introduce l’argomento spiegando cos’è il Visual storytelling e le sue origini. Poi passa alla lettura dell’immagine e qui si entra nel pratico con esempi che mostrano l’applicazione dei concetti espressi: viene spiegata la regola dei terzi, la centralità del posizionamento del soggetto e degli altri elementi presenti nell’immagine, le angolazioni e altre regole e tecniche.

Dopo aver studiato la teoria dell’immagine ecco che introduce il concetto di immagine narrativa spiegando quali sono gli elementi di grammatica del racconto in una rappresentazione visiva e quali sono le classificazioni di un’immagine tra cui ritroviamo l’immagine a-narrativa, l’immagine proto-narrativa, l’immagine narrativa cifrata e l’immagine narrativa a cui si aggiunge l’immagine narrativa trasformativa.
Un’immagine può dunque raccontare una storia? La risposta, ripeto, è: assolutamente sì.
Tutte le immagini raccontano una storia? La risposta, al contrario, è: no, solo alcune immagini lo fanno rispettando determinati requisiti.
Non si tratta di un giudizio di valore su un’immagine, ma di una constatazione oggettiva per cui è importante distinguere quando vi è storytelling visivo da quando non è presente. Alcune immagini sono belle e poetiche, evocano qualcosa in noi, sono arte; altre possono essere belle e raccontarci una storia; evocare qualcosa e raccontarci una storia. Una storia che non ha bisogno di interpreti per essere “letta”: è l’immagine stessa il nostro narratore principale.

E come ogni storia che si rispetti, anche quella raccontata in un’immagine necessita di una sua “trama”, ovvero di seguire un preciso filo narrativo che inizia, incontra un ostacolo, raggiunge un climax e poi si conclude (in sintesi).
Orzati parla di situazione iniziale, caduta, risalita e nuovo contesto e descrive, una a una, tutte le dimensioni del mondo narrativo: le stesse che utilizziamo per una storia scritta, valgono anche per un racconto visivo.
Quali sono le dimensioni di un mondo narrativo?

  • I personaggi (primari e secondari), in primis, con le loro relazioni: il nostro “eroe”, i suoi alleati e l’antagonista. 
  • Poi ci sono i valori: alcuni condivisi tra i personaggi, altri contrapposti, fondamentali perché sono loro a muovere i personaggi e le loro azioni.
  • L’ambiente, lo spazio: elemento fondamentale in un’immagine perché non solo “colloca” i personaggi e la storia all’interno di un contesto, ma lo narra egli stesso.
  • Le epoche: anche i riferimenti temporali sono evocatori perché ciascuno di noi associa a un’epoca non solo un contesto storico, ma anche dei valori, una visione del mondo.
  • I sensi: l’uso dei sensi in una narrazione rafforza prospettiva ed efficacia del messaggio.

L’autore spiega poi l’importanza delle linee di racconto ed illustra quali sono gli stili predominanti adottati finora nel Visual Storytelling.
Una storia può essere raccontata tramite una o più immagini e quando si utilizzano più immagini, affinché una storia sia effettivamente raccontata, è necessaria la presenza di una linea di racconto, ovvero un viaggio, una sorta di processo interiore:

Ogni immagine produce su di noi un effetto che dipende dal modo in cui rappresenta specifiche paure o bisogni ad essa correlate. L’effetto viene chiamato “linea di racconto”, perché essendo espressione di una paura-bisogno indica una specifica direzione narrativa anche in termini di problema-soluzione.

Daniele Orzati, Visual storytelling, pagina 113

Si parte quindi da una paura, quella che il pubblico di una certa immagine condivide, per approdare al bisogno-soluzione. Le linee di racconto, spiega l’autore, sono essenzialmente quattro:

  • dalla paura dell’abbandono al bisogno di cura
  • dalla paura dell’ininfluenza al bisogno di potere
  • dalla paura della prigionia al bisogno di evasione
  • dalla paura dell’esclusione al bisogno di creare un legame

È importante capire a monte qual è la linea di racconto della nostra immagine, a chi ci stiamo rivolgendo, quali sono le persone che potranno essere “catturate” dal nostro racconto-immagine.
Infine, lo stile e anche nella scelta dello stile esiste un nesso tra pubblico, messaggio e storia veicolata dall’immagine. Gli stili sono sette: militare, medico, sportivo, politico, amoroso, religioso ed economico. Ciascun stile presenta alcune caratteristiche peculiari e vuole trasmettere un particolare messaggio.

Non si tratta, quindi, solo di scattare una bella foto o di creare immagini ad effetto, ma di far emergere un racconto dalle proprie immagini e, per farlo, è necessario conoscere e rispettare alcune regole fondamentali. Del resto lo è per qualunque tipo di storia si decida di raccontare: quello che vale per le parole, vale anche per le immagini, seppure quest’ultime necessitino anche di una loro precisa e indispensabile “grammatica”.
Per chi fosse interessato all’argomento, il libro di Daniele Orzati può essere un bel punto di partenza per esplorare un diverso modo di raccontare una storia e scoprire se fa più o meno per noi.

Il libro

Titolo: Visual storytelling
Sottotitolo: Quando il racconto si fa immagine
Autore: Daniele Orzati
Editore: Hoepli
Pagine: 148

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Immagine in apertura di Pexels

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Tag: Last modified: 28 Gennaio 2024