Scritto da Imbrattacarte L'Imbrattacarte Leggere per Scrivere

Sul blocco dello scrittore di Victoria Nelson

Spesso quando si sente parlare di “blocco dello scrittore” subito si pensa a qualche consiglio e utile suggerimento per “sbloccarsi” e far tornare l’ispirazione. Anche noi ne abbiamo condiviso qualcuno in passato, ma questa volta vogliamo proporvi una prospettiva diversa.

Per caso (ah questo benedetto “caso” che arriva sempre al momento opportuno!) ci siamo imbattuti nel libro di Victoria Nelson On writer’s block. Come recita il titolo, il libro tratta in modo approfondito questo strano e insondabile fenomeno che affligge noi amanti della parola scritta: il famoso blocco dello scrittore.
Ahinoi il libro è ormai fuori catalogo, ma nel caso vi incuriosisse lo potete prendere in prestito, in lingua inglese, su Openlibrary.org. Il sottotitolo parla da solo: un nuovo approccio alla creatività.
Ah, premessa fondamentale, le citazioni che riproporremo sono da noi liberamente tradotte. Bene, e ora entriamo nel merito del libro.

Un nuovo approccio alla creatività

Interpretato correttamente, un blocco è la migliore cosa che può accadere a uno scrittore.

La resistenza è un regolatore vitale del processo creativo perché ci obbliga a sospendere i nostri piani e a riconsiderare la natura della nostra relazione con le forze creative dentro di noi, forze che sono davvero doni – nostri per virtù della grazia e non per possesso.

Il primo equivoco sul blocco dello scrittore è che si tratti di uno stato neutro. La verità è che non si tratta di una condizione passiva; è una reazione aggressiva, un grido dall’inconscio che richiama l’attenzione su qualcosa che è fuori equilibrio.

Il blocco in sé non è il problema, è un segnale per regolare il modo in cui ci approcciamo al nostro lavoro.

On writer’s block, Victoria Nelson

Nella teoria proposta da Victoria Nelson, quindi, il blocco non è di per sé un nemico ma, sotto un certo punto di vista, una risorsa. Possiamo utilizzarla a nostro vantaggio se impariamo a conoscerla.
L’autrice parla del blocco come di una decisione che prendiamo, ma a livello inconscio. In pratica il nostro inconscio risponde alla nostra parte conscia che continua a ripetere “Voglio scrivere! Voglio scrivere!” con un secco, ma imprescindibile: “No bello, te lo scordi.”
Perché questo accade? Perché queste due parti di noi si trovano in forte disaccordo in certi casi?

L’inabilità a scrivere significa che l’inconscio ha vietato il programma richiesto del sé conscio (l’ego). Anche se ci sembra di identificarci totalmente con la parte di noi che dice sì, un’altra parte sta dicendo no con ancora più forza.

L’inconscio ha le sue priorità, priorità che spesso non equivalgono a quelle che abbiamo consciamente. Se involontariamente rompiamo queste sconosciute regole, la comunicazione tra conscio e inconscio si spezza e l’atto creativo non può avere luogo.

On writer’s block, Victoria Nelson

Troppo spesso ci dimentichiamo che “la disciplina creativa prende vita dal piacere”. Il piacere. Eccolo il grande sacrificato sull’altare della scrittura. Quanto spesso alla domanda “Perché scrivi?” finiamo per rispondere con mille e più motivi, ma dimentichiamo l’unico a cui il nostro inconscio potrebbe aderire senza remore? Perché mi piace, per il piacere che mi procura scrivere.
Perché altrimenti dovremmo scrivere? Scrivere anche quando non abbiamo un pubblico? Anche quando quello che scriviamo rimane chiuso tra le pagine di un diario che nessuno leggerà mai?

Ecco perché: perché amiamo farlo. Perché quando lo facciamo la nostra anima canta.

La disciplina creativa prende vita dal PIACERE, non dalla tirannia o dall’abuso di sé. Le persone che hanno una forte e naturale tendenza a fare quello che amano sono quelle che con più probabilità trovano la disciplina una facile responsabilità da assumersi. Il bisogno prelevante di soddisfare se stessi è la solida base che li sostiene durante i lunghi, noiosi anni di allenamento e sforzo che una vita artistica comporta.

On writer’s block, Victoria Nelson

Ma, ecco che qui entra in gioco un grande “ma”, ma possiamo concederci di fare qualcosa che ci piace, che amiamo anche senza una qualche ricompensa futura, un qualche tipo di tornaconto?
Sì, certo, ma solo se abbiamo imparato ad amarci abbastanza da concedercelo.
Lo lasciamo dire all’autrice che esprime questo concetto splendidamente:

Amare se stessi è integralmente collegato al processo creativo. Una persona si deve amare per impegnarsi nella spontanea giocosità dell’atto creativo.

Una persona che si disprezza farà fatica a rimanere sulla via del piacere.

On writer’s block, Victoria Nelson

E ora attenti tutti perché stiamo per sganciare una vera e propria bomba e, se siete un minimo sensibili, se l’ego non si è impossessato completamente di voi, sentirete qualcosa scuotersi nelle vostre fondamenta:

Ma perché qualcuno si deve amare per scrivere? Perché scrivere, come ogni altra arte, è un fluido e dinamico processo; non c’è nulla di meccanico nell’atto di creare.

L’arte richiede la presenza totale del proprio essere. (Ars requiret totem hominem)

Se quando esplori il processo creativo giungi alle sponde del regno dell’inconscio e quello che ti arriva è l’odio per te stesso, allora interromperai la comunicazione per proteggerti dall’ondata di odio che percepisci. Il blocco è quindi una positiva forma di auto protezione. 

On writer’s block, Victoria Nelson

Ars requiret totem hominem. L’arte richiede la presenza totale del proprio essere.
Insomma non potete nascondervi da nessuna parte, dovete guardarvi dritto negli occhi e riconoscere la verità: qual è il rapporto che avete con voi stessi? Perché nulla di quello che potrete (o non potrete) scrivere prescinde da questo rapporto.
Qui sta la chiave che permette di sbloccare la nostra creatività e darci una nuova possibilità con la scrittura.

Imparare a proteggersi direttamente invece che indirettamente attraverso blocchi creativi significa che la persona deve imparare ad amarsi. 

Per funzionare come scrittore è necessario, sopra ogni altra cosa, amare e onorare la propria forza creativa, il proprio spirito bambino. Dobbiamo permettergli di giocare, come tutti i bambini desiderano fare; dobbiamo permettergli di seguire le proprie inclinazioni, con amorevole e non intrusiva guida.

Impegnarsi in un atto artistico assomiglia molto a stabilire una relazione con un altra persona.

Con occhi nuovi quella che sembrava una barriera – la resistenza – si mostra invece per una porta segreta verso l’inconscio.

On writer’s block, Victoria Nelson

L’arte di procrastinare e il perfezionismo

Quando si parla di scrittura si sente anche parlare di “disciplina” ed è corretto perché, per migliorare, qualunque arte richiede disciplina, ma spesso nella disciplina subentrano inclinazioni dure e repressive che ci tolgono tutto il piacere e trasformano un atto di amore in un dovere dove la dimensione del gioco scompare totalmente.

A quanti di voi è capitato di dirsi: “Ora basta! Da domani mi ci metto sul serio e per almeno mezz’ora/un’ora/due ore scrivo senza più scuse”?
Ve lo siete “imposti” almeno una volta? Noi sì, più di una volta, e com’è andata a finire? Forse non in una pagina intonsa, ma in una scrittura priva di passione molto probabile.

Noi abusiamo del nostro tempo quando cerchiamo di essere irrealisticamente severi con noi stessi rispetto a quando siamo troppo pigri. Pigrizia o procrastinazione nella scrittura sono spesso la risposta diretta a un editto interno che è troppo severo.

La psiche si rivolta contro nuove dure abitudini. 

On writer’s block, Victoria Nelson

In questi casi l’autrice consiglia una fase di “riscaldamento”:

Riscaldarsi significa re-imparare a giocare come un bambino. Permettiti di non fare niente finché provo una profonda e genuina urgenza di scrivere qualcosa di specifico. A quel punto scrivi solo cosa ti va di scrivere. Scrivi dove e quando ti va. Scrivi tanto quanto ti va. Quando sei stanco, smetti.

Inoltre, ecco un interessante esercizio che può aiutarvi a esplorare il vostro attuale blocco:

Pensa a un progetto di scrittura che fatichi a realizzare. Fai una lista di pensieri sul progetto, inizia ogni voce sulla lista in questo modo:

Io dovrei scrivere X perché

Ora scrivi una nuova lista:

Io mi rifiuto di scrivere X perché

Nota che la tua incapacità di realizzare il progetto significa che la tua seconda lista di ragioni è più potente della prima.

Adesso scrivi una terza lista:

Amerei scrivere X

Scrivi nella lista tutto quello che saresti desideroso ed entusiasta di iniziare, non importa quanto banale o stupido il tuo ego lo giudichi. E potresti considerare l’idea di provare uno ti questi temi, solo per divertirti.

On writer’s block, Victoria Nelson

Insomma, non forziamoci la mano, ma ascoltiamo quello che il nostro blocco sta dicendo di noi stessi. Ci sono tante voci, tanti attori che si muovono sul palcoscenico quando si approcciamo alla scrittura e non possiamo far finta di nulla. 

Concludiamo questa breve panoramica del libro di Victoria Nelson ricordando anche l’attenzione che dobbiamo dare al nostro critico interiore, quello che “se non è perfetto, allora non vale niente”:

Dire no all’auto-denigrazione richiede l’impegno di tutto lo spirito nel credere in te stesso e nel prendere seriamente quello che stai facendo.

Maturare come artista richiede prima di maturare come persona.

On writer’s block, Victoria Nelson

On writers’s block è un libro ricco e molto interessante. Leggerlo ci ha fatto bene. Ci ha mostrato un’altra prospettiva da cui guardare non solo all’arte che più sentiamo affine a noi, quella della parola scritta, ma anche a noi stessi: alle nostre paure e alle possibilità che ci si potrebbero aprire dinnanzi.

Se siete giovani probabilmente non ve lo sarete ancora detti ma, in caso contrario, concludiamo con un’ulteriore utile consiglio dell’autrice: in ogni caso, a prescindere dalla vostra storia, non ditevi mai che è troppo tardi per iniziare.

La mentalità del “è troppo tardi” è insidiosa e nutre il blocco dello scrittore. Il magico momento dell’Adesso non ha età, ed è il momento in cui tutti noi siamo obbligati a vivere. Tutto quello che esiste in questo mondo “senza tempo” è la parola o la frase che stai scrivendo. Non guardare a quello che sarebbe potuto essere o a quello che non accadrà mai. Concentrati sul momento della composizione. Dopo che hai scritto la tua prima frase, vai alla prossima. Nient’altro in questo mondo ad eccezione di te e di quella frase ha alcuna importanza.

On writer’s block, Victoria Nelson

Immagine in apertura di Aaron Burden

Condividi l’articolo se ti è piaciuto
Tag: , Last modified: 26 Settembre 2023