La barca vuota, una storia

Immagine: Artur

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Quando ero giovane, mi affascinava andare in barca.
Avevo una piccola barca e da solo me ne andavo sul lago; rimanevo lì per ore a meditare sulla calma del lago.
Un giorno ero rilassato ad occhi chiusi ed una barca vuota sospinta dalla corrente colpì la mia.
I miei occhi erano chiusi per cui pensai che qualcuno mi fosse venuto addosso e mi arrabbiai, poi aprì gli occhi e stavo per assalire con furia quell’uomo, ma mi resi subito conto che la barca era vuota.
A quel punto rimasi paralizzato – su chi potevo riversare la mia rabbia? – Era assurdo riversare la rabbia su una barca vuota. Perciò chiusi gli occhi e contattai la mia rabbia che era presente perché non trovò via d’uscita ed usai tale sentimento per entrare all’interno, sull’onda di quella rabbia, e quella barca vuota divenne la mia realizzazione.
In quella giornata toccai un punto di me stesso: quella barca vuota fu il mio Maestro.
E adesso se qualcuno con la sua barca mi urta e mi insulta io sorrido e dico che anche questa barca è vuota.
Chiudo gli occhi e vado dentro.

Maestro Zen, Lin-tsi | Via Tavolozza di Vita

 

1 commento

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    Alessandro 18 ottobre 2018 (20:08)

    Bellissima storia, e bellissimo anche l’insegnamento che porta con sé!