Lavorare con lentezza, lavorare con passione

Cosa ci evoca la parola “lavoro”?
Di solito pensieri più o meno belli, speranze e angosce si alternano in una girandola di emozioni. Accanto alla sindrome del lunedì che colpisce chi si sente incastrato in un lavoro insoddisfacente, in tempi di crisi si fa strada la paura di perderlo o non trovarne uno nuovo. L’idea imperante sembra essere: “Non importa di che lavoro si tratti, l’importante è averlo”.

A cosa serve il lavoro quindi? A guadagnare. Solo, essenzialmente, principalmente a questo.
Peccato che neanche più l’aspetto economico possa dirsi una costante oggigiorno: stage non retribuiti, rimborsi spese irrisori, finti contratti a progetto, cooperative che lucrano sui soci-dipendenti, finti part-time o contratti di apprendistato… gli imprenditori e le loro aziende rappresentano il lato oscuro della forza. O così pare.

cose-felicita
I luoghi comuni sono duri a morire, così come i pregiudizi, ma non sono immortali per fortuna. Basta il seme di un’idea diversa, un seme che si prende il tempo di germogliare, poi fiorire e infine diffondere. Quando la pensiamo in modo diverso, quando non ci adeguiamo al ritmo di una società che sembra andare sempre più veloce, ci sentiamo fuori posto, incompresi, destinati al fallimento. Il mondo là fuori sembra confermarci che il nostro sentire è sbagliato, che con queste idee non andremo mai da nessuna parte. E se invece il suo messaggio fosse un altro? Se al contrario ci stesse spronando a farci sentire, a esprimere il nostro punto di vista? Fa paura cantare fuori dal coro, ma quando qualcuno ha il coraggio di farlo è come se anche noi ci sentissimo infine legittimati a farlo.


Lavorare con lentezza

lavorare-con-lentezza-contigianiÈ esattamente quello a cui ho pensato leggendo Lavorare con lentezza di Bruno Contigiani, un libro in cui l’autore dona voce a una diversa idea di lavoro, condivisa da molte persone nel silenzio della loro vita quotidiana.
Si può davvero non solo lavorare, ma addirittura vivere con lentezza? Sì, ma cosa significa? Ritrovare in primis il nostro ritmo, il piacere di svolgere un lavoro, qualunque esso sia, dando il meglio di noi stessi. Il lavoro come fonte di auto-realizzazione svolto nella consapevolezza che ogni nostro atto, ogni nostra scelta fa la differenza. Forse è difficile crederci, ma pensate a quanto spesso il sorriso di una commessa o la gentilezza di un addetto delle Poste ci abbia risollevato lo spirito o migliorato l’umore. Possiamo considerarle cose di poco conto nella frenesia quotidiana, eppure sono proprio queste cose che non passano inosservate.
Siamo indotti a credere che solo una rivoluzione possa portare a un cambiamento, ignorando che la più importante rivoluzione si compie ogni giorno dentro ognuno di noi e niente può incidere di più nella vita di chi incontriamo. Noi e quello che trasmettiamo, le possibilità di vita di cui siamo testimoni viventi.

Siamo abituati a dividere i lavori in più o meno desiderabili: seduto davanti a un computer in ufficio –> desiderabile; in giro per la città a raccogliere spazzatura –> non desiderabile… per fortuna non tutti dividono l’esistenza così nettamente altrimenti vivremmo nel mondo di WALL•E. Non desiderabile, vero?
Dobbiamo ridare dignità al lavoro, il che implica ridare dignità a noi stessi e alle nostre scelte.
Come scrive Contigiani, oggi “il lavoro è poco, poco amato, poco pagato, poco rispettato, poco considerato, poco valorizzato”, non mancano le cose da fare ma la volontà di farle al di là degli appalti pubblici e delle grandi società per azioni.

Lavorare con lentezza […] dentro di me è sinonimo di lavorare con amore e giusto ritmo, in armonia con le altre persone e con l’ambiente, con quella meravigliosa alternanza tutta orientale di velocità e rallentamenti, di accelerazioni e di pause.

Noi vogliamo consumare di meno, magari meglio, per lavorare meno e avere una relazione più corretta ed equilibrata con l’ambiente e le persone. Noi vogliamo rallentare anche la nostra propensione al consumo. [cit.]


Lavorare in Italia

Immagine: Siona Karen

Immagine: Siona Karen

Sull’Italia se ne sentono di tutti i colori: si parla di politici incapaci, istituzioni spendaccione, cervelli in fuga, organizzazioni criminali, problemi a non finire… e si dimentica tutto il resto. Non si presta attenzione a quello che funziona, a chi siamo, alla nostra tradizione: l’Italia è da sempre un paese di piccoli-medi imprenditori che oggi sembrano essere stati dimenticati e lottano per non affogare.
Gli italiani vogliono il posto di lavoro sicuro? Forse è perché credono sia l’unica cosa concessa loro dopo anni di promozione di un sistema industriale votato al consumo. Il piccolo imprenditore chi è? Come viene agevolato? Chi si pensa di salvare quando si respira aria di crisi?
Dare tutta la colpa alle istituzioni cieche, però, non serve a nessuno. Riconoscere, invece, le qualità di cui noi italiani siamo naturali portatori è la carta vincente da giocare.

Noi siamo un Paese del saper fare, ci sono migliaia di saperi sui mestieri e potremmo insegnarli a tutto il mondo. [cit.]


Nuove idee, ritmi diversi

Si sente ripetere spesso che l’Italia ha bisogno di un cambio di mentalità, ma forse il vero cambiamento è già qui tra di noi e ha semplicemente bisogno di una voce: finora lo abbiamo custodito nell’intimo strozzandone la potenza espressiva.
Chi sono io per fare la differenza? Chi sono io per pensare con la mia testa?
È proprio questo il punto: ognuno di noi è la persona più adatta per dare spazio a nuove idee che ci rappresentino come individui e ci restituiscano la dignità di essere e di fare.

Nel bene o nel male e sempre di più, per parlare di lavoro e per trovare soluzioni alla crisi attuale e al problema della disoccupazione, avremo come interlocutori non solo le grandi organizzazioni, le grandi industrie o le grandi masse, ma anche e soprattutto tanti individui che vogliono ragionare con la propria testa, che provano e vogliono fare un lavoro che dia loro soddisfazioni immateriali come la gioia di essere utili alla comunità, alla società, che vogliono sviluppare la propria creatività e avere il tempo per vivere. [cit.]

Da dove partire? Da qui, da noi stessi, non relegando i nostri valori in un angolo, ma conferendo loro voce, senza urlare, senza sgomitare e rimanendo in ascolto: non siamo soli e anche se ora potremmo sembrare matti, solo i posteri decideranno chi ricordare come savio, a seconda della società che avremo lasciato loro in eredità.

L’importante è che noi, tutti noi, nel nostro piccolo, continuiamo testardamente a fare la differenza. [cit.]

Immagine: Tambako the Jaguar

Immagine: Tambako the Jaguar

Informazioni sul libro:

lavorare-con-lentezza-contigianiTitolo: Lavorare con lentezza. Per l’economia che verrà
Autore: Bruno Contigiani
Editore: Dalai Editore
Pagine: 112
Prezzo: 13,00 euro
Acquista Lavorare con lentezza su Amazon.it

Nessun commento