Scritto da Mente Creativa Psicologia

Come sopravvivere al lunedì mattina

Siamo al calduccio, sotto il piumone, i sogni ci confortano avvolgendoci nella loro nebulosa coltre e non c’è nessun altro luogo al mondo nel quale vorremmo essere.

Ma eccolo, improvviso e spiacevole, ci strappa dall’idillio: è il suono della sveglia delle sei di un freddo lunedì mattina. Il weekend ci ha ormai voltato le spalle e il nostro più ardente desiderio sono ora cinque minuti di ozio puro. Ancora cinque brevi minuti.

Cinque minuti che all’improvviso si trasformano in dieci e siamo quasi costretti a catapultarci fuori dal letto.

Fa freddo, le palpebre sono pesanti e chiedono pietà, i pensieri si rincorrono e giungono là dove non vorremmo: al posto di lavoro, ai colleghi, al capo, a quel nuovo progetto che ci è stato affidato.

Come superare il trauma nel tempo di una doccia e un caffè caldo? Bel dilemma.

Qualunque sia la nostra occupazione, il lunedì mattina è il momento peggiore della giornata, quello in cui anche senza motivo molleremmo tutto per chiuderci in casa o scappare chissà dove.

Spesso ci sentiamo costretti in qualcosa: un ruolo che durante il fine settimana possiamo anche abbandonare, ma che il lunedì ritroviamo ad attenderci, come un bel vestito scomodo e stretto che indosseremo per i prossimi cinque giorni.

Siamo condannati senza possibilità di appello? Nessuna speranza di superare l’ansia, la tristezza, la malinconia e affrontare il lunedì con energia e serenità?

Immagine: Kevin Chang

Immagine: Kevin Chang

Vittima per anni della “sindrome del lunedì” ho sempre pensato che dipendesse da fattori e circostanze sulle quali non potevo influire.

Ogni volta era uno scalciare, protestare, piagnucolare della parte di me sovversiva che si ribellava a quella più assennata. “Non mi alzo! Io là non ci vado!” continuava a urlare qualunque posto fosse quel .

Perché il lunedì ci appare quel brutto mostro mangia speranze e sogni? Come affrontarlo e ridargli il giusto valore?

Un metodo semplice e originale è riconoscere le quattro debolezze mentali di cui siamo vittime più o meno tutti. Ne parla Shane Magee nel suo articolo Four mental foibles we all cherish – and how to get rid of them e io ve ne propongo un riadattamento incentrato sul lavoro.

Scoprite se anche voi ne siete vittime inconsapevoli:

1. Siamo propensi a immaginarci il peggiore dei futuri possibili

ovvero anche questa settimana andrà tutto male al lavoro

Lavorare è una necessità: dobbiamo mantenerci e mantenere la nostra famiglia.
Spesso però finiamo ingabbiati in un lavoro che non ci piace e in un ambiente che spegne ogni iniziativa e voglia di fare.

Per paura abbassiamo la testa, ingoiamo la frustrazione e andiamo avanti accumulando pensieri cupi e deprimenti.

Proviamo invece a cambiare prospettiva: la mattina guardiamoci alla specchio e al posto della solita vittima, ammiriamo un vincitore solitario. Siamo noi quel vincitore che sfida le intemperie di un lavoro difficile e snervante, le pareti scoscese di un ambiente artefatto e insensibile, le ripide di progetti nuovi e gravosi.

Siamo un novello Indiana Jones che si lancia nell’avventura e ne esce sempre trionfante.

Non pensiamo di essere l’ultima ruota del carro, lo sfigatello che non potrà mai aspirare a niente di più. Pensiamo in grande, pensiamo a noi stessi. Pensiamo di essere i protagonisti di un’avventura che ci chiede molto, ma che alla fine ci restituirà molto.

Crediamoci.

Immagine: Vern

Immagine: Vern

2. Abbiamo la tendenza a scorgere negli altri solo le qualità peggiori

ovvero il mio capo è un odioso arrivista e i miei colleghi dei doppiogiochisti

Quanti di noi possono dire di avere un capo illuminato e dei colleghi leali? Quanti non si sono mai sentiti sfruttati dai propri superiori e maltrattati dai colleghi?
La realtà ci mostra quanto sia molto più probabile finire nelle grinfie di un arrivista complessato che di un sereno imprenditore. Ma pensiamoci: chi è perfetto?

Anche noi non lo siamo: novelli Indiana Jones talvolta ci arrabbiamo con gli occasionali compagni di viaggio per un contrattempo, una scelta sbagliata, l’incapacità di soddisfare le nostre richieste.

Siamo tutti responsabili dei nostri difetti e del modo in cui questi si ripercuotono sulle persone che li devono sopportare.

Se consideriamo il nostro capo e i colleghi degli ottusi nemici la nostra avventura sarà costellata da persone che cercheranno di sabotarla. La sfida è giocare d’anticipo: osserviamoli obiettivamente, scoviamo i loro punti deboli e usiamoli per rafforzare il nostro carattere e la volontà.

Restituiamo a tutti la giusta dimensione: non ingrandiamo i difetti e troviamo spazio anche per i pregi.

Nonostante ciò, se proprio ci rendessimo conto di essere circondanti dalla peggior feccia umana, potremmo sempre affinare la nostra arte dell’avventura: se siamo persone che non hanno bisogno della bieca competitività o dell’inutile falsità per dare il meglio di noi sul lavoro e raggiungere i nostri obiettivi, congratuliamoci per aver raggiunto il livello successivo della scala evolutiva!

3. Sentiamo di avere tutto il tempo del mondo

ovvero se non fossi costretto a lavorare potrei fare tutto quello che mi piace e sarei soddisfatto

Diciamoci la verità: quante volte ce lo ripetiamo al giorno? È un pensiero fisso sia da studenti che da lavoratori. C’è sempre qualcosa che ci ruba tempo, che ci impedisce di dedicarci a quello che ci renderebbe felici, che sia un hobby o il dolce far niente.

Eppure il tempo non corre da nessuna parte, è sempre con noi e spesso non sappiamo come occuparlo.

Ai tempi dell’università, quando lo studio era una questione di organizzazione personale, ricordo di essermi sempre rammaricata di tutto il tempo che ero costretta a passare sui libri quando avrei tanto voluto fare mille cose diverse come leggere, scrivere, andare al cinema.

La vita era piena di stimoli e io mi dovevo rinchiudere in casa o in biblioteca. Alla fine dividevo sempre il tempo per lo studio con i mille pensieri di ciò che non potevo fare.

E una volta sostenuto l’esame? La libertà mi sopraffaceva, avevo tutto il tempo del mondo e non sapevo più cosa farne. Potevo leggere, scrivere, uscire o guardarmi un bel film ma non era più la stessa cosa perché ora avevo il tempo per farlo ed era troppo.

Liberiamoci dalla trappola del tempo e degli impegni: con un lavoro, una famiglia e mille richieste dal mondo esterno abbiamo sicuramente meno tempo per fare le cose che amiamo ma dobbiamo porre dei limiti e non sempre a noi stessi. Dobbiamo porli anche al lavoro (quindi non pensiamoci più una volta tornati a casa), alla famiglia (tutti abbiamo diritto ai nostri spazi) e prendiamoci del tempo per noi e solo per noi. Se pensiamo di non poterlo fare perdiamo di vista l’elemento fondamentale di ogni avventura: si trova sempre il tempo per fare quello che si ama. In un modo o nell’altro l’avventura prosegue.

Immagine: Dani Alvarez

Immagine: Dani Alvarez

4. Ci continuiamo a ripetere: “non sono in grado di farlo”

ovvero non so come risolvere quel problema, organizzare quel lavoro, non mi sento all’altezza del compito

Bassa autostima, scoraggiamento, incapacità di scegliere. Quali di questi mali ci affligge se pensiamo di non poter fare qualcosa?

Da bambini non avevamo paura finché qualcuno forse ci ha detto: “Questa cosa non la puoi fare!” “Se ti comporti così non ti voglio più bene, sei un bambino cattivo!”

Ci abbiamo creduto ed ora eccoci qui convinti di non saper fare. Che spreco!

A diversi gradi di preparazione siamo tutti capaci di fare qualcosa, la faremo semplicemente in modi diversi.

Il segreto per superare l’ostacolo del “non so farlo” è ripetersi incessantemente: lo posso fare, ma a modo mio. Perché non c’è un modo universale di fare le cose. Ci sono tanti modi con tanti risultati diversi.

Prendiamoci del tempo per capire qual è il nostro metodo per risolvere i problemi, organizzarci e realizzare un progetto. Prendiamoci il nostro tempo. Sempre.Bene, cosa ne pensate? Qualche riflessione estemporanea?

Oggi è lunedì: siamo pronti per una nuova avventura?Come ci siamo svegliati? Intrepidi Indiana Jones o sfiduciate vittime del lunedì?

Se fate parte degli sfiduciati non rammaricatevi troppo: tra 7 giorni avrete l’occasione di riscattarvi, nel frattempo leggete qualche bella frase e lasciatevi ispirare. ;)Buon inizio di settimana a tutti!

Immagine: Jean Henrique Wichinoski

Immagine: Jean Henrique Wichinoski

Tag: Last modified: 22 Ottobre 2019