Essere presenti, essere a casa

Lunedì, dolce dormire. Innegabile, soprattutto quando fuori il tempo non è clemente, come in questi giorni. Cosa potrebbe farci partire con il piede giusto? Cosa potrebbe regalarci un sorriso?

Pensiamoci e poi, se siamo convinti che sia qualcosa di impossibile da avere, facciamo un respiro profondo e sorridiamo lo stesso. Così, semplicemente. Un sorriso fine a se stesso. Proviamo a iniziare così la giornata. Sorridendo e vediamo come prosegue.

Buon lunedì a tutti. 😉

Immagine: Poul-Werner Dam

Immagine: Poul-Werner Dam

Essere presenti, essere a casa

Martin Buber, autore e studioso della Bibbia, trascorreva molte ore all’università a studiare, scrivere articoli e ricevere ospiti. Riceveva anche studenti e chiunque lo cercasse. Buber dedicava loro una certa quantità di tempo, per ascoltarne le domande e i problemi, come pure per offrire una risposta.

Un giorno uno studente è andato da lui a chiedergli consigli. Come sempre, Martin Buber ha ascoltato i suoi problemi o così almeno riteneva, dopodichè vi ha risposto come meglio poteva. Lo studente lo ha ringraziato e se ne è andato dall’ufficio. Buber è tornato al suo libro. Tutto era sistemato o così almeno pensava lui. Soltanto l’indomani ha scoperto che, dopo l’incontro, il giovane aveva fatto ritorno in camera sua e si era impiccato.

Martin Buber ne era rimasto sconvolto. Non riusciva a pensare, parlare o aprire un libro. Per giorni ha semplicemente continuato a pensare allo studente, riflettendo su questo interrogativo: di che cosa ha davvero bisogno una persona quando è disperata e si rivolge a qualcuno per un aiuto?

Dopo molte settimane di intense riflessioni, Buber ha trovato una risposta. Ha stabilito che quando una persona è disperata e si rivolge a qualcuno per un aiuto, ciò che gli serve davvero è una “presenza” attraverso la quale convincersi che, in ogni caso, nonostante l’angoscia, la vita ha ancora senso.

Da quel momento in poi, Buber ha chiuso i libri, ha abbandonato le pratiche religiose e non si cura più del suo nome e dei suoi titoli, tutti elementi che, secondo lui, gli avevano impedito di essere pienamente presente per gli altri. Si è invece semplicemente impegnato a diventare completamente presente e disponibile per tutta la vita. Si è concentrato a vivere il suo vero sé. Mettendo da parte ogni fronzolo e ogni distrazione, è rimasto focalizzato sulla verità del momento. Ha permesso a se stesso di fare esperienza diretta degli altri ed è riuscito a rispondere loro attingendo alla sua più profonda verità. Quando le persone si recavano da lui, trovavano qualcuno a casa.

Tratto da I 7 principi della serenità di Brenda Shoshanna
[Leggi la recensione del libro]

Il coraggio non sempre ruggisce, talvolta il coraggio è una voce tranquilla che alla fine della giornata dice: “Riproverò di nuovo domani”.

È quello che crediamo di essere e non quello che veramente siamo a costituire le sbarre della nostra personale prigione. Detto Zen

 

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