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Un coccodrillo per amico: i nostri meccanismi di difesa

Immagine: Kenny Louie

Come addomesticare il proprio coccodrillo è il titolo di un libro che ho comprato tempo fa (titolo originale: Comment apprivoiser son crocodile). Un manuale di zoologia? Un volume su come diventare un perfetto trafficante di animali esotici? Difficile dire quale dei due argomenti mi interessi di meno e scontato dichiarare, invece, il mio intramontabile interesse per la psicologia.

Comment apprivoiser son crocodile di Catherine Aimelet-Périssol, infatti, è un libro sulla psicologia delle emozioni applicata al quotidiano.
Molti leggono i cosiddetti libri di “auto-aiuto” pensando che, giunti all’ultima pagina, si ritroveranno tra le mani una vita nuova di zecca, senza macchie e sgualciture. Altri rifuggono da qualsiasi argomento associ la parola emozioni alla parola vita considerandolo frivolo e adatto a chi ha tempo da perdere.

È davvero così? O tutto o niente?

Sono le circostanze, gli imprevisti, i problemi, gli altri a renderci ansiosi, arrabbiati, frustrati, angosciati? Ci dividiamo in categorie: gli “adattati” e i “disadattati”, i “normali” e i “problematici”?
Basta qualche pillola, le parole di un bravo psicoterapeuta e vivremmo tutti in una società più sana e sicura? O sono tutte cavolate?

Tutto o niente?

Chi è il coccodrillo?

Per capirlo dobbiamo partire da un presupposto che ci accomuna: siamo abituati ad attribuire alla situazione che viviamo la causa (e colpa) del nostro malessere, qualunque esso sia. È colpa degli altri o degli avvenimenti se stiamo male, quindi la nostra “guarigione” non può che trovarsi là fuori.
Secondo il filosofo Epitteto però, scrive Aimelet-Périssol, la biologia ci insegna una verità completamente diversa: l’origine del malessere si trova nell’interpretazione personale che diamo alla situazione che viviamo.

Ci sono situazioni a cui reagiamo condizionati dallo stress o da forti emozioni che ci sommergono. In questi casi qual è la reazione del nostro cervello?
Aimelet-Périssol spiega che una parte del nostro cervello, la più antica denominata rettiliana, agisce come un pilota automatico. Questa parte è stata ribattezzata “coccodrillo” dal giornalista e scrittore Arthur Koestler. Da qui il suo nome nel libro.

· Il coccodrillo e il suo ruolo ·

Il cervello rettiliano, o coccodrillo, è importante perché regola la soddisfazione dei nostri bisogni essenziali legati al sonno, alla sete, alla fame e alla riproduzione. Inoltre, insieme al cervello limbico, assicura il bisogno di integrità che si manifesta in tre forme diverse:

  • il bisogno di sicurezza
  • il bisogno di identità
  • il bisogno della realtà d’essere

Il coccodrillo protegge e difende questi bisogni. È responsabile della difesa dell’integrità dell’individuo di fronte a tutti gli avvenimenti che potrebbero minacciarlo, siano essi esterni o interiori.
Come ci difende il coccodrillo? Aimelet-Périssol scrive che le risposte fornite a qualsiasi minaccia alla nostra integrità sono tre, sono universali e si ritrovano in ognuno di noi: si fugge, si lotta o ci si ripiega su se stessi.

La fuga ha come obiettivo evitare la minaccia.
La lotta tende a dominare la minaccia.
Il ripiegamento su se stessi è finalizzato al richiudersi in se stessi per passare inosservati di fronte ad una minaccia.

· Che cosa scatena la reazione ·

La minaccia è rappresentata dalla “mancanza”, da bisogni insoddisfatti che risvegliano il coccodrillo e colorano le nostre emozioni di paura, tensione e fatica. Il coccodrillo ci deve difendere, per questo motivo scatena in noi reazioni difensive trasmettendoci il messaggio di un bisogno insoddisfatto che minaccia l’equilibrio dell’essere.

Le sue però sono sempre risposte palliative alla “mancanza”: come scrive l’autrice, l’agitazione moltiplica le soluzioni per far fronte alla minaccia e diminuisce l’insicurezza; la collera permette all’individuo di riaffermarsi e attenuare la sua mancanza d’identità; le lacrime arrecano un sollievo temporaneo trasmettendo un senso di realtà. Ma purtroppo non dura mai e il bisogno, non veramente soddisfatto, torna a tormentarci.

Come affrontare le situazioni negative, i problemi, il sentimento di “mancanza” e i nostri bisogni insoddisfatti? Il coccodrillo prova ad aiutarci, ma i suoi risultati sono sempre troppo brevi e non soddisfacenti.
Da questa considerazione parte l’analisi di Aimelet-Périssol che delinea innanzitutto la natura dei nostri bisogni, le risposte difensive attuate dal coccodrillo e le possibili risposte da contrapporvi per soddisfare realmente i nostri bisogni.

Dedicherò altri due post all’argomento che nonostante non possano essere esaustivi, spero spingano ad approfondirne la conoscenza leggendo il libro. Al momento Comment apprivoiser son crocodile è disponibile solo in francese.

Informazioni sul libro:

Titolo: Comment apprivoiser son crocodile – Ecoutez le message caché de vos émotions pour progresser sur la voie du bien-être
Autore: Catherine Aimelet-Périssol
Editore: Robert Laffont
Pagine: 335
Prezzo: 20,71 euro
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Foto in apertura di Kenny Louie

Last modified: 22 Ottobre 2019