Scritto da Pensiero Distillato Recensioni libri

Essere genitori, essere figli: come affrancarsi dal passato

Tutti noi siamo stati figli di qualcuno. Scrivo “siamo stati” nel senso che non conta il passato o il presente, ma l’origine. È uno stato che ci accomuna tutti anche se l’esperienza che abbiamo fatto di quel qualcuno non è replicabile o accomunabile a quella di nessun altro. Anche nel caso in cui ci siano stati fratelli o sorelle con cui condividerla: il modo in cui abbiamo fatto esperienza del legame con i nostri genitori è nostro e solo nostro. Irripetibile.
Possono essere stati presenti o meno, possono essere stati affettuosi o meno, possono averci fatto sentire speciali o meno, comunque sia quel qualcuno è esistito e ci ha trasmesso una storia che spesso neppure conosciamo o, se la conosciamo, ce la ritroviamo tra le mani avvolta da ombre e non detti. Ragnatele. Fili che, inconsapevoli, ci legano ad altre storie, alle storie di persone che costellano il nostro passato anche se, forse, non ne abbiamo mai neppure sentito parlare.

Il concetto di eredità familiare nella sua accezione emotiva è una delle teorie alla base della psicologia fenomenologica e sistemica, delle costellazioni familiari e del lavoro svolto da Bert Hellinger. Oggi, però, ne parlerò a partire dai libri di Alba Sali e dal suo metodo chiamato “Crearmoniche”.

Figli, innanzitutto

I vostri figli non sono figli vostri.

Sono i figli e le figlie della forza stessa della Vita.
Nascono per mezzo di voi, ma non da voi.
Dimorano con voi, tuttavia non vi appartengono.
Potete dar loro il vostro amore, ma non le vostre idee.
Potete dare una casa al loro corpo, ma non alla loro anima, perché la loro anima abita la casa dell’avvenire che voi non potete visitare nemmeno nei vostri sogni.
Potete sforzarvi di tenere il loro passo, ma non pretendere di renderli simili a voi, perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri.
Voi siete l’arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli sono lanciati in avanti.
L’Arciere mira al bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tiene tesi con tutto il suo vigore affinché le sue frecce possano andare veloci e lontane.
Lasciatevi tendere con gioia nelle mani dell’Arciere, poiché egli ama in egual misura e le frecce che volano e l’arco che rimane saldo.

Khalil Gibran

Noi tutti siamo figli, ma non apparteniamo che a noi stessi: le nostre decisioni dovrebbero parlare di noi, di chi siamo e non della famiglia da cui proveniamo. Invece, molto spesso, senza neppure esserne consapevoli, agiamo la vita e le decisioni di qualcun altro.

Prima di tutto, però, è necessario esplorare il concetto di costellazione familiare nato originariamente da Alfred Adler che, all’inizio del Novecento, coniò il termine per identificare l’interdipendenza tra l’individuo e il suo gruppo familiare, il modo in cui le interazioni e relazioni familiari possono condizionare in modo significativo la vita di un individuo. In seguito Bert Hellinger espanse il concetto sviluppando un metodo che permettesse di sciogliere nodi e dipendenze derivanti dall’albero genealogico, soprattutto quelle che potremmo definire “influenze negative e limitanti” legate a traumi vissuti dagli avi che, ancora oggi, si ripercuoto di generazione in generazione attraverso l’attuazione di risposte automatiche, reattive e, alle volte, distruttive del potenziale del singolo individuo.

Dall’Abbandono all’Abbondanza

In questo primo libro Alba Sali, l’autrice, spiega il suo metodo delle Crearmoniche e inizia il viaggio che ben si esplica nel titolo Dall’Abbandono all’Abbondanza (sottotitolo: un viaggio oltre le Costellazioni Familiari e la PNL).
Cosa sono le Crearmoniche? Volendo semplificare molto si tratta di parole, frasi capaci di evocare emozioni antiche. Potremmo anche definirle poesie in rima o filastrocche, ma potenti, capaci appunto di richiamare antiche memorie che, bene o male, tutti noi condividiamo. Alcune le sentiremo più risonanti rispetto ad altre e la loro intensità cambierà anche a seconda del momento di vita che staremo attraversando.
Il libro si divide in tre grandi sezioni:

Primo varco: le radici

Nel primo varco troviamo l’albero genealogico e le sue memorie più traumatiche, in primis quella della guerra e del dolore che ne è derivato per i nostri antenati: l’abbandono, la morte, la separazione. Le vedove e gli orfani. Perdere la propria casa, la propria terra, la propria vita. La perdita e l’assenza.
Come quelle memorie, magari vissute dai nostri nonni o bisnonni, possono ancora oggi condizionare la nostra visione della vita? Ad esempio, sono una persona che teme di perdere chi accanto, perennemente in ansia per la vita, in modo inconscio tendo ad accumulare oggetti o a difendere i miei confini? 
La Crearmonica di guarigione delle memorie della guerra si apre con uno dei concetti più importanti e fondamentali per l’essere umano: l’affermazione dell’esistenza dell’altro attraverso il nostro sguardo.

Vi vedo vi sento e mi dispiace

[…]

Le persone che si sentono invisibili, o che sono state trattate come tali, proprio quando sono viste iniziano a sentire di esistere anch’esse come ogni altro essere umano. Vedere una persona è il dono più grande con il quale avvicinarsi a lei.

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 53

Un’altra Crearmonica che fa parte del primo varco è la Crearmonica per il rientro degli esclusi. È dedicata a tutti i bambini che sono stati strappati dalla loro famiglia d’origine perché non voluti, abbandonati o rimasti orfani. Bambini non riconosciuti. L’obiettivo è restituire loro un posto in seno all’albero genealogico e, spesso, solo i discendenti possono farlo.

Chiunque tu sia a me compari

i tuoi tratti riconosco familiari

tessuta in me è la tua memoria

narrata nel mio corpo è la tua storia…

[…]

Riconoscere, vedere, sentire il dolore che è stato, dispiacersene e dare posto nel proprio cuore sono le compensazioni più grandi e anche le uniche che un vivo possa fare per la memoria di un morto. Niente di più può essere né dato, né chiesto.

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 75-79

Secondo varco: la famiglia d’origine

Quando dalla nostra famiglia d’origine ci deriva una ferita profonda e dolorosa possiamo rimanerne avvinti, affondare nell’inevitabilità (così crediamo) del sentirci una vittima. Come un mendicante allunghiamo le mani nella speranza che qualcun altro possa salvarci dalla nostra miseria. Ma il dolore, nella sua funzione ripulita dal pessimismo e dalla rassegnazione, può essere un grande catalizzatore per la trasformazione.

Possiamo infatti guardare la vita dal nostro spazio del bisogno, ovvero da quello spazio in cui non sentiamo di aver ricevuto quello che avremmo voluto – amore, riconoscimento, accudimento, protezione –  oppure possiamo guardarla da uno spazio diverso, uno in cui riconosciamo la ferita che ancora oggi brucia in noi, non la demonizziamo e ci assumiamo la responsabilità di saper rispondere in modo maturo a quel dolore.

La differenza sostanziale tra un adulto che vive nello spazio del bisogno e uno che sta nello spazio della pienezza è che il primo va verso il mondo come un mendicante, vuoto e in continua richiesta, mentre l’altro ci va con una ricca dote per iniziare lo scambio gratuito dell’amore e della conoscenza.

[…]

Chi vive nello nello spazio del bisogno, chi più chi meno, si sente costantemente abbandonato, escluso o comunque l’ultima ruota del carro.

Se una parte infantile di noi non è riuscita a crescere, essa ci fa soffrire non soltanto quando avvengono cambiamenti macroscopici, come tagli drastici con la famiglia e con le persone amate, ma anche per situazioni infinitamente più piccole, inezie, che per altri non avrebbero alcun peso.

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 94-95

Quando si parla di “famiglia” alcuni potrebbero affermare: ma io non ho una famiglia, non l’ho mai avuta, non so neppure cosa voglia dire sentirsi parte di una famiglia.
È comprensibile se i propri genitori non si sono conosciuti, ma come afferma l’autrice il concetto di famiglia da lei utilizzato non esclude nessuno:

Il figlio è l’unica condizione sufficiente all’esistenza della famiglia. Che i genitori siano noti oppure no, che siano vivi o morti, separati o insieme, dove c’è un figlio, l’esistenza della famiglia è implicita e mai in discussione.

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 104

Concepire in questo modo il concetto di famiglia è molto importante per comprendere il tipo di percorso che viene chiesto proprio per potersi liberare dai fantasmi che quella famiglia, conosciuta o meno, ci ha lasciato in eredità. E anche per superare il vuoto che possiamo percepire, una sorta di zona d’ombra che chiede di essere colmata, sempre, incessantemente.
A livello profondo significa connettersi con i propri genitori, trovare la strada che porti al loro cuore, a prescindere da chi siano stati o non stati per noi. Si tratta forse di una delle sfide più difficili del percorso, ma necessaria per approdare a una tappa fondamentale: quella del diventare grandi.

A mia madre e a mio padre mi sono avvicinato

e la loro nascita negli occhi ho guardato

Anche loro avevano fatto un lungo viaggio

e prima e più di me dimostrato coraggio

per la vita e le difficoltà del cammino

che fanno parte di ogni destino

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 118

Diventare grandi significa diventare noi stessi, permetterci di seguire la nostra strada, infine liberi dai pesi del passato e da quello che avremmo voluto, ma non ha potuto essere.

Terzo varco: Il volo finale: te stesso

Nel terzo varco ritroviamo noi stessi, ma non per questo i conflitti sono placati, al contrario possono inasprirsi ancora di più.

Quando la distanza tra quello che sogniamo per noi e quello che gli altri vogliono da noi è abissale, proprio perché l’amore è imprescindibile, frequentemente mettiamo in piedi dei conflitti tanto più aggressivi, quanto più abbiamo bisogno di smettere di amare per sentirci liberi.

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 137

Siamo chiamati a rispondere a una chiamata personale, che potrebbe andare contro l’armonia di uno status quo mantenuto più per abitudine e paura che per reale desiderio.
Cosa accade quando iniziamo a rivendicare un modo che è solo nostro di pensare, sentire e agire? Cosa accade soprattutto se iniziamo a rivendicarlo all’interno di un sistema familiare che da sempre promuove modi di pensare, sentire e agire diversi? La nostra felicità davvero finisce dove inizia quella dell’altro? O è solo un inganno di chi preferisce aderire a un’infelicità condivisa piuttosto che assumersi la responsabilità di realizzare la propria?

L’unico modo per fare del bene agli altri è cominciare a farlo per se stessi, che gli altri siano in grado di comprenderlo oppure no. Solamente chi ama davvero può affrontare il dolore di deludere le aspettative di coloro che ancora non riescono a vedere altrettanto lontano di chi sceglie consapevolmente di iniziare a essere felice.

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 141

E sulla responsabilità voglio condividere ancora questo illuminante concetto:

Ci sono due elementi che non falliscono mai l’identikit di un irresponsabile: essere indaffarati con le responsabilità altrui e la costante infelicità di sottofondo che li accompagna.

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 147

Per favore, fermatevi un attimo e rileggete la frase appena citata. Anzi la riscriverò: ci sono due elementi che non falliscono mai l’identikit di un irresponsabile: essere indaffarati con le responsabilità altrui e la costante infelicità di sottofondo che li accompagna.
Rifletteteci, non passate oltre troppo in fretta. Portatela con voi e rifletteteci perché forse anche voi vi accorgerete di essere circondati da persone che, nel profondo, agiscono da irresponsabili. Oppure vi potreste accorgere di far parte anche voi del club e allora afferrate questa preziosa opportunità. Propria ora, adesso. Non domani. Riprendetevi la responsabilità della vostra vita. Riprendetevi il potere.

Ogni volta che qualcosa va storto, dovremmo chiederci quale responsabilità non ci siamo assunti.

[…]

La responsabilità è un processo composto di tre passi: scegliere, agire e stare nell’onda che abbiamo generato.

Essere nell’onda che abbiamo generato significa prendere atto di cosa è scaturito dalle nostre azioni e quindi, grazie all’evidenza che si manifesta, acquisire informazioni per imparare, migliorare, aggiustare il tiro, cambiare, riparare e anche compensare.

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 149-150

Ma attenzione responsabilità non significa “dover fare qualcosa per gli altri o al loro posto”: “La prima cosa che dovete iniziare a fare è quella di smettere di fare al posto degli altri; dovete cominciare a essere per voi stessi”.
E infine eccoci all’ultima Crearmonica, quella dello spazio ulteriore. Quella che ci aiuta ad aprire le ali e a spiccare il volo.

La distanza la morte e la separazione 

per il sapiente sono una contraddizione

È l’inganno che alza agli occhi la confusione  

la nebbia che ingoia la spiegazione

Che tutti si nasce e si muore

nel luogo che già in sé ogni spazio ulteriore

dallo stesso centro tutto si manifesta

e non c’è differenza tra chi va e chi resta

Chi respira e alla verità apre il cuore

calma la mente che non fa più rumore

compare l’uomo con il suo destino

da sempre c’è chi va più lontano o più vicino

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 187

Informazioni sul libro

Titolo: Dall’Abbandono all’Abbondanza
Autori: Alba Sali
Editore: Edizioni Mediterranee
Pagine: 201

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Figli che amano troppo

Il secondo libro di Alba Sali di cui voglio parlare è Figli che amano troppo (sottotitolo: come sciogliere i nodi con i propri genitori): in questo libro l’autrice presenta un percorso per scoprire il patto infantile che abbiamo stretto con i nostri genitori e potercene affrancare.

Ecco alcuni esempi:

  • Se ti vedo sempre triste e ti senti tanto solo, rinuncio alla mia vita per farti compagnia, accudirti, farti ridere, ecc…
  • Qualunque cosa tu abbia perso io te la riporterò oppure non l’avrò neanche io.
  • Qualunque cosa ti sia successa io dividerò con te la tua sorte e sarò la tua compensazione.

Sono patti che il bambino stringe a livello inconscio con la storia dei propri genitori, ma da cui non riesce a liberarsi neppure quando diventa adulto. Sono incantesimi che lo tengono avvinto.
Spinto dall’amore, il bambino che vede la sofferenza di un genitore vuole aiutarlo, sostenerlo fino a caricarsi personalmente di pesi che non gli appartengono. Tutto per rendere felici papà e mamma. Non solo quando i genitori sono noti, anche quando non lo sono.

Con il patto infantile, che ne siamo o no consapevoli, tutti noi per amore ci siamo offerti di prendere i pesi sotto i quali abbiamo visto piegarsi i nostri genitori, e la fedeltà ci ha spiegato che più siamo entrati in conflitto con loro, più lo abbiamo fatto.

Figli che amano troppo, Alba Sali, pg. 61

In questo volume troviamo la Crearmonica del peso e della misura dedicata a pesi che abbiamo deciso di portare per i nostri genitori; la Crearmonica dell’amore e dell’errore e il dialogo Crearmonico per sciogliere il patto infantile.
Uno dei passaggi fondamentali per restituire i pesi ai nostri genitori è emanciparsi dal bisogno della loro approvazione. Quante volte ci è capitato di sentirci dire da piccoli: fai il bravo, comportati bene altrimenti…, ti voglio bene se…? Frasi che hanno eretto le pareti della nostra attuale prigione.

Io oggi ti porto in dono il regalo più grande 

che un figlio adulto possa fare al suo genitore: 

io ti libero da ora e per sempre

dal mio bisogno di avere ragione 

e m’inchino fin d’ora alla possibilità 

che tu non mi comprenderai mai

Figli che amano troppo, Alba Sali, pg. 79

Un’altra consapevolezza importante che è necessario acquisire è che i figli non c’entrano con quello che i genitori non sono ancora capaci di fare: i figli non sono responsabili dei loro limiti. E se voi che siete stati figli oggi siete anche genitori, ricordatelo per i vostri figli. Ricordatelo: voi siete responsabili di voi stessi, non i vostri figli. Così come i vostri genitori sono responsabili di loro stessi, non lo siete voi per loro.
Nel libro vi sono anche tanti esempi ed esercizi pratici per ricontattare quella parte di noi che possiamo sentire di aver perso e che ci fa sentire un grande vuoto, il vuoto della nostra essenza più profonda.

Informazioni sul libro

Titolo: Figli che amano troppo
Autori: Alba Sali
Editore: Edizioni Mediterranee
Pagine: 166

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L’Universo Crearmonico delle Costellazioni Familiari

Infine, voglio citare un’ultima opera di Alba Sali: un percorso facilitato da 45 carte Crearmoniche attraverso i tre varchi descritti nel libro Dall’Abbandono all’Abbondanza.
15 carte per il primo varco e il relativo permesso, quello dell’albero genealogico; 15 carte per il secondo varco e il permesso della famiglia di origine e 15 per il terzo varco e il permesso personale: ciascuna carta riporta un verso di una Crearmonica e tutte insieme la ricompongono.
Ogni carta è accompagna da una descrizione e un esempio pratico tratto da una storia personale.
Si tratta di un approfondimento pratico, non solo teorico, al libro Dall’Abbandono all’Abbondanza: offre l’opportunità, attraverso l’utilizzo delle carte, di lavorare sulle Crearmoniche e sul proprio vissuto emotivo per accoglierlo e, in un certo senso, trasformarlo.

Informazioni sul libro

Titolo: L’Universo Crearmonico delle Costellazioni Familiari
Autori: Alba Sali
Editore: Edizioni Mediterranee
Pagine: 273

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Aprire le ali, spiegare le vele

Come ogni libro che parli di percorsi interiori, anche quelli di Alba Sali vanno utilizzati, non solo letti, ma vissuti. Offrono conoscenze e opportunità. Ci restituiscono il ruolo di protagonista e una mappa da seguire.

Personalmente ho letto questi libri un paio di anni fa e poi ho lasciato sedimentare le loro informazioni. Ho giocato con le carte e ho lasciato che loro giocassero con me, abbiamo comunicato in un modo che solo l’intuito può capire. E poi la vita mi ha messa alla prova, perché per ogni cosa che impariamo prima o poi arriva il momento di metterla in pratica, dimostrare quanto ci siamo allenati e quanto siamo arrivati a padroneggiare l’arte.
Posso dire che alcuni nodi si stanno sciogliendo e alcuni pesi sono stati restituiti, perlomeno da parte mia. È stato facile? No. Mi ha portato gioia e serenità? In un certo senso sì. Ho realizzato più di quello che avrei potuto immaginare anni fa e lo sto ancora realizzando, ma per farlo, ve lo dico, bisogna sporcarsi le mani e accettare che ci sono responsabilità che sono nostre, solo nostre. La nostra storia riguarda noi e nessun altro e ne saremo chiamati a rispondere. Quindi pensate e agite con accortezza, sempre. 😉

Amare, riconoscere e onorare coloro che sono stati si realizza amando, riconoscendo e onorando la propria vita.

Dall’Abbandono all’Abbondanza, Alba Sali, pg. 83

Immagine in apertura di John Jennings

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Tag: , , Last modified: 29 Settembre 2023