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Vorrei averlo fatto di Bronnie Ware – Recensione

Immagine: Brent 2.0

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Di alcune cose preferiamo non parlarne, anche se capitano ogni giorno. Ne entriamo in contatto quel tanto che basta per recepire una notizia, scrollare la testa impotenti e fare gli scongiuri. Speriamo di passare inosservati il più a lungo possibile e lo speriamo anche per le persone che amiamo. Eppure, prima o poi, i Suoi occhi incroceranno i nostri, è un dato di fatto, una realtà incontrovertibile, e allora chissà, forse ci rammaricheremo di non averci riflettuto prima.

Di questo parla il libro di Bronnie Ware Vorrei averlo fatto, dei cinque rimpianti più grandi di chi si trova in punto di morte e sa che l’ultimo giro di pista sta per concludersi. L’autrice ha raccolto le testimonianze dei tanti malati che ha assistito e ne ha inizialmente scritto un articolo che si è poi trasformato in un libro sincero e commovente.
Ne parlo non solo perché mi è piaciuto, ma anche perché condivido quanto auspicato dall’autrice:

Se riuscissimo a rapportarci in anticipo e con sincera accettazione alla nostra inevitabile dipartita, allora cambieremmo le nostre priorità prima che sia troppo tardi. In questo modo avremmo la possibilità di volgere le nostre energie verso i veri valori e verremmo guidati da ciò che vuole veramente il nostro cuore.

Raccontando la sua storia e quella dei pazienti, Bronnie Ware mostra il dolore che accompagna una vita mal vissuta, una vita in cui spesso, invece di seguire il nostro intuito, il cuore, abbiamo privilegiato la strada già battuta e promossa dal vecchio buon senso. Niente è irreparabile in realtà, a meno che non ci si accorga dell’errore troppo tardi. E quale sarebbe l’errore? Dipende da noi, da quello che ci rammaricheremo di non aver fatto e, purtroppo, non avremo più il tempo di fare.

Tra i cinque rimpianti di cui parla Bronnie Ware, eccone due:

· Vorrei aver avuto il coraggio di vivere una vita fedele ai miei principi e non quella che gli altri si aspettavano da me ·

Questo, ad esempio, è stato il rimpianto di Grace, una donna ormai anziana che aveva vissuto una vita come tante: si era sposata, aveva avuto dei figli e aveva ricoperto egregiamente il ruolo di buona moglie e buona madre. Anni trascorsi tra gioie e dolori che l’avevano condotta in un letto, in attesa dell’ultimo addio, a chiedersi che ne era stato di lei e di quello che avrebbe voluto fare. Il marito aveva sempre deciso per entrambi e Grace lo aveva seguito. Quando il marito era morto, lei aveva sognato di poter finalmente realizzare i suoi sogni, ma non ne aveva avuto il tempo perché la malattia l’aveva ghermita.

“Perché non ho fatto quello che volevo e basta? Perché gli ho permesso di comandarmi? Perché non sono stata forte abbastanza?” erano domande che sentivo spesso. Era arrabbiatissima con se stessa per non avere avuto il coraggio di cambiare le cose.

“Non permettere mai a nessuno di impedirti di fare quello che vuoi, Bronnie” mi disse. “Promettilo a questa donna condannata, ti prego.”

“Guardami adesso”, continuò Grace “sto morendo! Morendo! Ho aspettato tutti questi anni per essere libera e indipendente e adesso è troppo tardi! Com’è possibile?”

Adesso che stava morendo, non le importava niente di quello che pensava la gente di lei, e si angustiava di non aver sviluppato prima questo atteggiamento. Grace aveva salvato le apparenze e aveva vissuto come si aspettavano gli altri. Aveva capito solo ora che la scelta era sempre stata sua e che era stata basata sulla paura. Sebbene le offrissi i miei consigli, compreso quello di perdonarsi, il fatto che fosse troppo tardi ormai continuava a sopraffarla.

Immagine: Maritè Toledo

Immagine: Maritè Toledo

· Vorrei aver permesso a me stessa di essere più felice ·

Dopo aver dovuto lasciare il suo paese natale e un marito che la maltrattava, Rosemary era diventata dirigente di una multinazionale. Col tempo il suo cuore si era però indurito e aveva incominciato a coltivare atteggiamenti cattivi e dispotici.

Un pomeriggio mi stava guardando dalla sedia a rotelle lì vicino, mentre ripiegavo alcune lenzuola, quando mi ingiunse di smettere di canticchiare. “Non sopporto che tu sia sempre felice e che canti continuamente” dichiarò tristemente. Finii quello che stavo facendo, chiusi l’armadio delle lenzuola, mi voltai e la osservai divertita. “Bè, è così. Canticchi sempre e sei felice. Vorrei che a volte fossi triste anche tu.”
Era tipico di Rosemary pensarla così e non ne fui affatto sorpresa. Non ero sempre felice, ma quando lo ero se ne lamentava.

“Perché sei felice?” mi chiese un mattino, qualche tempo dopo. “Voglio dire, non solo oggi, ma in generale. Perché sei felice?”
“Perché la felicità è una scelta, e cerco di farla tutti i giorni. Ci sono momenti in cui non riesco. Proprio come te, anche io ho avuto una vita difficile, in modi diversi, ma comunque difficile. Però, invece di rimuginare su cosa è andato storto e su quanta fatica ho fatto, cerco il più possibile di trovare la gioia in ogni giornata e di apprezzare il presente” dissi sinceramente.

[…]

Più tardi, quel giorno, Rosemary mi confessò che voleva essere felice ma non sapeva come fare. “Bè, fai finta di esserlo, per una mezz’ora. Forse ti piacerà al punto da diventarlo veramente. A ogni modo, l’atto fisico di sorridere cambia le tue emozioni. Quindi ti sfido a non corrucciarti, a non lamentarti e a non dire cose negative per mezz’ora. Invece, pronuncia parole carine, focalizzati sul giardino se devi, ma ricordati di sorridere” la istruii.

“Credo di non aver mai pensato di meritarmi la felicità, sai. La fine del mio matrimonio ha macchiato il buon nome della famiglia. Come faccio a essere serena?” chiese con una sincerità tale da spezzarmi il cuore.

Grace e Rosemary raccontano, ognuna a modo suo, il dolore di una vita mal vissuta. Sono testimonianze toccanti, che fanno riflettere e portano inevitabilmente alla domanda: “E io? Cosa ne sto facendo della mia vita?”
Non credo sia mai una domanda fuori luogo, al contrario: meglio chiederselo e rifletterci sopra quando si è ancora in tempo.

Immagine: Brian Wolfe

Immagine: Brian Wolfe

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Informazioni sul libro:

Titolo: Vorrei averlo fatto
Autore: Bronnie Ware
Editore: My Life Edizioni
Traduzione: Katia Prando
Pagine: 287
Prezzo: 14,90 euro
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Foto in apertura di Brent 2.0

Tag: Last modified: 22 Ottobre 2019