Scritto da Storie e aforismi

Per un’altra strada, una storia

Immagine: Frederic Mancosu

In Not by the Sword, Kathryn Watterson narra la storia di Michael Weisser, un cantore ebreo, e di sua moglie Julie. Nel 1991 i due si erano appena trasferiti nella nuova casa di Lincoln, nel Nebraska, e stavano tranquillamente disfando le valigie quando vennero interrotti da una telefonata minacciosa.

Poco tempo dopo ricevettero un pacco di volantini razzisti con un biglietto che annunciava: “Il KKK vi sta tenendo d’occhio, feccia”. La polizia disse a Weisser che sembrava opera di Larry Trapp, sedicente nazista e gran dragone del Ku Klux Klan locale che era stato collegato agli attacchi a base di bombe incendiarie diretti contro case di Afroamericani della zona e contro un centro per rifugiati vietnamiti. Trapp, il leader quarantaquattrenne del locale movimento per la supremazia bianca, era bloccato su una sedia a rotelle e aveva il diabete. All’epoca stava progettando di bombardare B’nai Jeshuran, la sinagoga in cui Weisser era cantore.

Julie Weisser, pur spaventata e infuriata per la mail di odio, provava anche un barlume di compassione per Trapp, che viveva da solo in un appartamento di un’unica stanza, e decise di inviargli una lettera al giorno con dei passaggi tratti dai Proverbi. Quando Michael vide che Trapp aveva lanciato una serie televisiva sulla rete locale che sputava odio, chiamò la linea diretta del Klan e continuò a lasciare messaggi: “Larry, perché mi odi? Non mi conosci nemmeno!”

A un certo punto Larry rispose di persona al telefono e Michael, dopo essersi presentato, gli chiese se aveva bisogno di una mano per fare la spesa. Trapp rifiutò, ma un processo di revisione dei propri pensieri iniziò a smuoversi dentro di lui. Per un certo tempo egli divenne due persone: una che sputava invettive alla televisione, l’altra che parlava con Michael Weisser al telefono, dicendo: “Non riesco a non farne a meno, ho parlato in questo modo per tutta la vita.”

Una sera Michael chiese alla sua congregazione di pregare per qualcuno che era “malato d’intolleranza, bigotteria e odio”. Quella sera Trapp fece qualcosa che non aveva mai fatto prima: gli anelli con la svastica che portava su entrambe le mani iniziarono a dargli prurito, così li tolse. Il giorno successivo chiamò i Weisser e disse: “Voglio uscirne, ma non so come”. Michael suggerì di recarsi al suo appartamento con Julie, così da poter “spezzare il pane insieme”. Trapp esitò, quindi acconsentì.

Nell’appartamento Trapp scoppiò in lacrime e porse ai Weisser i suoi anelli con la svastica. Nel novembre 1991 egli diede le dimissioni dal Klan e più tardi si scusò per iscritto con i gruppi contro cui aveva commesso dei torti. La notte di capodanno Larry Trapp scoprì di avere meno di un anno di vita, e quella stessa notte i Weisser lo invitarono a trasferirsi da loro. Il soggiorno della coppia divenne la sua stanza da letto, ed egli disse loro: “Voi state facendo per me quello che avrebbero dovuto fare i miei genitori”.

Costretto a letto, Trapp iniziò a leggere del Mahatma Gandhi e di Martin Luther King, e a studiare l’Ebraismo. Il 5 giugno 1992 si convertì all’Ebraismo, in quella stessa sinagoga che una volta aveva progettato di far saltare in aria. Julie lasciò il suo lavoro per prendersi cura di Larry Trapp nei suoi ultimi giorni, e quando egli morì, il 6 settembre dello stesso anno, Michael e Julie gli tenevano le mani.

Tratto da Evoluzione spontanea di Bruce Lipton e Steve Bhaerman

Foto di Frederic Mancosu

Tag: Last modified: 13 Dicembre 2021