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Recensione Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto

Immagine: Gabriela Camerotti

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Ho iniziato a interessarmi alla questione di genere all’Università. Non che ai tempi mi sentissi discriminata, al contrario, ero convinta che le donne fossero ormai pienamente integrate nella società, almeno in Occidente. Le torri gemelle svettavano ancora su New York, gli USA non avevano dichiarato guerra a nessuno e l’Oriente era sinonimo di buddismo e induismo. Non vi era alcuna “condizione delle donne” all’ordine del giorno, anche se giungevano voci di discriminazione nelle zone rurali della Cina e dell’India.

Ero una ventenne ottimista e fiduciosa convinta che se solo avessi capito cosa volevo fare nella vita le porte mi si sarebbero spalancate. Il fatto di essere donna non mi avrebbe precluso alcun traguardo, mentre ritenevo che qualche brutto tiro avrebbero potuto giocarmelo tutt’al più il mio carattere introverso e la crisi economica.

Immagine: Gabriela Camerotti

Immagine: Gabriela Camerotti

Ero giovane e ingenua, ma grazie a libri come Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto di Ute Ehrahardt mi risvegliai dal sogno e iniziai a riformulare le mie convinzioni su basi più solide.
Ehraharldt è una psicologa tedesca che si occupa da decenni del ruolo delle donne nella società.

Le donne sono brave. Arrendevoli, cortesi, modeste e generose. Queste sono le qualità che ci si aspetta da loro; questa è l’immagine che loro stesse hanno di sé.

Ben sappiamo che le donne non si esauriscono in questa descrizione, eppure ancora oggi aleggia nel giudizio che riceviamo: “Non lo sei, ma lo dovresti essere…”
In realtà, l’idea che si è cavalcata per secoli di chi fossero le donne riflette le caratteristiche che sono proprie dell’energia di tipo femminile. Vi sono infatti due tipi di energie: l’una femminile, introspettiva e accogliente, l’altra maschile, volta all’azione e all’esclusione.
Ancora oggi molti associano la prima alle donne e la seconda agli uomini come se non esistessero donne con una forte energia maschile e uomini capaci di gestire brillantemente una generosa energia femminile.

Essendo l’energia maschile volta all’azione e dominata dalla razionalità è riuscita a primeggiare in molte culture a discapito di quella femminile tacciata di passività ed emotività.
Ecco perché, ancora oggi, le posizioni di potere non sembrano essere precluse alle donne, ma solo a un certo tipo di donna che non rispecchia le tipiche caratteristiche dell’energia maschile.
Al contempo, un uomo con una preponderante energia femminile potrà essere considerato un debole se non un fallito dagli altri uomini.
Inoltre, la convenzione di associare la donna all’energia femminile (disprezzata e disprezzabile) e l’uomo a quella maschile ha contribuito a discriminare le donne sia sul piano famigliare che su quello professionale.

La pressione sociale subita dalle donne ha innescato in molte di noi un meccanismo psicologico che ci porta a scegliere di rimanere in secondo piano perché, come spiega Ute Ehrahardt, ci sentiamo incapaci e non accettiamo di provare emozioni forti come la paura o di desiderare qualcosa solo per noi stesse.

Immagine: Eduardo Amorim

Immagine: Eduardo Amorim

Se siete donne ecco alcune domande che dovreste porvi:

  • Le donne non sanno quello che vogliono?
  • Le donne sono soltanto dolci?
  • Le donne sono veramente deboli?
  • Le donne devono essere sempre belle?
  • Le donne forti rimangono inevitabilmente da sole?
  • Le donne devono essere madri?
  • Le donne hanno bisogno di un uomo?

Immagine: schaaflicht

L’autrice risponde a queste domande mostrando le trappole mentali che ancora oggi ci ingabbiano e svela la via d’uscita: imparare a rispettare noi stesse.
Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto è un ottimo manuale pratico, scritto in uno stile semplice e incisivo, che ha il pregio di evidenziare gli schemi mentali che ci tengono avvinte a situazioni frustranti e prive di prospettive.

Ute Ehrahardt afferma che se noi donne vogliamo avere successo dobbiamo correre il rischio di “essere cattive”, ovvero di essere etichettate come tali da chi ha fatto propria una cultura che non riconosce alle donne lo stesso bisogno che hanno gli uomini: quello dell’autorealizzazione e dell’affermazione personale.

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Informazioni sul libro:

Titolo: Le brave ragazze vanno in paradiso, le cattive dappertutto
Autrice: Ute Ehrahardt
Editore: Tea
Traduzione: Boschetti S.
Pagine: 190
Prezzo: 8,00 euro
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Foto in apertura di Gabriela Camerotti




Tag:, Last modified: 22 Ottobre 2019