Scritto da L'Imbrattacarte Storie da Raccontare

Bibliometro, bus e treno: i libri viaggiano

Se ci segui da un po’ concorderai sul fatto che siamo una banda di ciarlatani specializzata in improvvise e ripetute sparizioni nel nulla.
Conserviamo le nostre migliori (suppergiù) idee in un cassetto blindato e quando finalmente ci decidiamo a tirarle fuori un pensiero ci assale: qualcuno ne avrà già scritto e sicuramente meglio di quanto potremo mai fare noi. Così richiudiamo il cassetto e buona notte, chi s’è visto s’è visto.
Te lo garantiamo è un approccio molto produttivo che porta lontano chiunque lo adotti!

Immagine di Henry Stern

Qualunque scrittore alle prime armi sa quanto sia elettrizzante sentir nascere una nuova idea, prenderla in braccio e cullarla nella speranza che cresca forte e sana.
È tutto nella nostra testa e finché rimane lì ci sembra l’idea più bella del mondo, quella che nessuno prima di noi ha avuto e che ci renderà grandi scrittori. Poi però arriva il momento di metterla nero su bianco, di darle “consistenza” ed ecco che spesso iniziano i problemi. Dubbi, paure, blocchi… e se in realtà fosse un’idea stupida? E se non fossimo in grado di esprimerla al meglio?

Ti sei mai sentito così?
Tranquillo, non siamo qui per dirti che non ne hai motivo, che dentro di te si nasconde un potenziale inespresso (di sicuro lo avrai già letto da qualche parte e non ci avrai creduto), ma per ricordarti che ogni idea, e ogni persona che ne partorisce una, passa un periodo “iniziatico” atto a testarne la capacità di sopravvivenza. È il suo crash test e tu sei il collaudatore: devi permettere alla tua idea di trovare la SUA strada.

Anche se pare una riflessione buttata lì a caso, in realtà ci è sorta dopo aver letto questo interessante articolo in cui si parla del Bibliometro, biblioteche sotterranee installate nelle maggiori stazioni metropolitane di Madrid.

Non solo, si paventava l’idea di riprodurre lo stesso esperimento nelle nostre stazioni ferroviarie e, curiosando in rete, abbiamo scoperto che nel 2010 a Bogotà si erano portati avanti installando piccole biblioteche alle fermate degli autobus.

Che dire? Si parla di portare i libri alla gente in un momento in cui la gente i libri sembra scansarli come la peste (l’ultimo rapporto Istat sulla lettura in Italia registra percentuali di lettura parecchio scoraggianti) quindi, leggendo la notizia, come non avremmo potuto esclamare: “Ma che figata!”

Da pendolari incalliti quali siamo già vedevamo il nostro bel Bibliotreno soddisfare (almeno in parte) la nostra insaziabile sete di libri. Vedevamo bambini tirare per la manica i genitori all’ordine perentorio: “Mamma, mi annoio, voglio leggere un libro!” Vedevamo i ciondolanti habitué della stazione sdraiati su qualche panchina, totalmente immersi nella lettura e dimentichi di noi scorbutici e avari viaggiatori.
Vedevamo… e poi abbiamo visto libri non restituiti, libri rovinati, poveri libri tremanti in balia di bruti sfruttatori. Abbiamo visto il Bibliotreno preso a calci e pugni da qualche giovanotto frustrato, imbrattato (non da noi, lo giuriamo!) e il nostro sguardo sognante si è trasformato in un sorriso amaro.
Sì, certo, ci siamo detti, l’avranno pur fatto a Madrid e a Bogotà, ma qui in Italia… cosa crediamo di poter fare? Se anche solo osassimo, nel giro di qualche giorno vedremmo ogni nostro sogno infranto e forse ci sentiremmo pure colpevoli per la sorte toccata a degli innocenti libri.

Leggendo qua e là e condividendo la notizia con amici e conoscenti, abbiamo notato un pensiero comune: tendiamo ad attribuire ad altri popoli (in particolare agli scandinavi) un grado di civiltà a noi italiani apparentemente sconosciuto. Così il ritornello che si sente è: “Bella idea! Geniale! Peccato che qui in Italia non si possa fare.. magari in (un paese a scelta tra quelli nordici) si potrebbe fare, se non l’hanno già fatto.”

Dopo esserci dapprima uniti ai cori disfattisti, ci siamo in seguito chiesti: dove si avrebbe maggior bisogno di interventi a sostegno della cultura? In un paese che già se ne prende cura e si vede dalla mentalità che gli attribuiamo? Forse un paese del genere ne ha meno bisogno di uno come il nostro in cui sembra che un’orda di barbari sia sempre in attesa di una buona idea da fare a pezzi.

Probabilmente alle nostre giunte comunali o regionali un’iniziativa del genere non sarà mai neanche passata per la testa, del resto viviamo un periodo di crisi, ci sono cose più importanti di cui occuparsi… ci sono sempre cose più importanti di cui occuparsi quando manca una visione e il coraggio di realizzarla.

Immagine di h.koppdelaney

Nell’era del digitale, dell’avvento degli ebook, i libri di carta tornano come simbolo di un’idea nuova e originale, un’idea che nasce e vuole farsi strada: incontrare la gente nei posti in cui la gente si trova ogni giorno.
Per fortuna qualcuno ancora crede a queste idee e prova a realizzarle, a Madrid come a Bogotà, e un giorno speriamo anche qui in Italia. In barba a un’inciviltà che alle volte ci attribuiamo un po’ troppo gratuitamente, in barba ai conti in rosso che atrofizzano la cultura perché chi li avrebbe dovuti gestire di cultura ne aveva ben poca.

I libri non salveranno il mondo, va bene, ma un buon libro può salvare un viaggiatore annoiato e, per come vanno i trasporti di questi tempi, sappiamo bene quanto possa esser salutare!

Immagine di amanky

Forse in quanto storico popolo di inventori dovremmo imparare ad avere più fiducia nella nostra capacità di accogliere e valorizzare idee nuove e originali, sia nel privato che nel pubblico. Ci sono troppi cassetti blindati nelle nostre teste, è ora di fargli prendere un po’ d’aria e di stare a guardare quello che succede.
Del resto ci sarà sempre qualcuno che criticherà, rovinerà o distruggerà il tentativo di qualcun altro di creare, collaborare e migliorare, ogni nuova idea incontra resistenze e ostacoli lungo il suo cammino, ma se gli impediamo di percorrerlo per troppo realismo o semplice disfattismo chi ci perderà veramente?

Tag: Last modified: 3 Novembre 2019