Scritto da L'Imbrattacarte Tecniche di Scrittura

Ambientazione e tempo narrativo

Nell’articolo dedicato ai dialoghi avevamo detto: “Se li chiudiamo tutti insieme in una stanza, prima o poi qualcuno parlerà”.
Ebbene, com’è andata? I personaggi si sono parlati? E cosa si sono detti? Di certo se la stanza in cui li hai rinchiusi era l’angusto nascondiglio di una banda di rapitori, i loro discorsi saranno stati leggermente diversi rispetto a quelli tenutisi nella sala d’aspetto di un prestigioso studio medico. Confermi?

Ecco il nostro nuovo punto focale: l’ambientazione della storia.
Perché è importante sapere dove i personaggi vivono e interagiscono?
Perché il luogo in cui si svolge l’azione offre ai nostri eroi un habitat che influisce sul loro comportamento e sul carattere, così come sul tipo di narrazione.

Immagine di alicepopkorn

Possiamo scegliere di collocarli in un ambiente tranquillo, fatto su misura per loro, oppure costringerli a relazionarsi con un ambiente ostile, che genera conflitto e contribuisce a creare tensione drammatica.

Fai molta attenzione, però, perché è facile sottovalutare l’ambientazione e non considerare il suo fondamentale ruolo nel conferire credibilità a una storia.
Ogni personaggio è strettamente legato al suo ambiente: non possiamo, quindi, catapultare Biancaneve a Tokio e pretendere di continuare a raccontare la sua fiaba!
Se Biancaneve si ritrova a mangiare con le bacchette in un ristorante giapponese, avremo un’altra Biancaneve e un’altra storia. Forse si tratterà di una parodia, ma non certo della celebre fiaba che conosciamo tutti.

Immagine di Edwin Nollen

Come creare l’ambiente

Proviamo così: “C’era una volta una bella ragazza di nome Biancaneve. Sua madre morì quando lei era ancora in fasce e il padre, inorridito dalla solitudine del talamo nuziale, decise di risposarsi. Tra le tante pretendenti scelse la più perfida. Così Biancaneve si ritrovò per matrigna una strega cattiva che odiava chiunque minacciasse il suo ruolo di reginetta di bellezza. La povera Biancaneve fu costretta a scappare e si ritrovò nella caotica Tokio. Sperava di nascondersi in un luogo affollato e sconosciuto, ma non aveva considerato i tremendi poteri magici della sua matrigna”.

Immagine di mrhayata

Bene, ora sostituiamo Tokio con New York: cambia qualcosa? E se al posto di New York mettiamo Dubai? O Madras? O Johannesburg? Non cambia nulla, vero? Male, molto male.

L’ambientazione deve stimolare l’immaginazione del lettore, non costringerlo a inventarsi tutto.
Se Biancaneve scappa a Tokio, devi mostrare la città al lettore e spiegare perché la donzella l’abbia scelta tra migliaia di altre città: descrivi le strade in cui Biancaneve corre, i palazzi dentro cui vorrebbe nascondersi, le persone che vanno e vengono. Tokio non è New York né Dubai né Madras e se Biancaneve l’ha scelta avrà avuto i suoi buoni motivi. Il lettore deve poter “vedere” la città.

Nel descrivere Tokio, o meglio la porzione di città in cui si trova la nostra beniamina, ricordati il famoso motto: “Mostrare non raccontare”.
Tokio non deve essere raccontata come fosse il riassunto che facciamo agli amici di ritorno dalle vacanze (sono andato qui, ho fatto questo…), ma dobbiamo riuscire a “mostrarla” (e a far intuire quello che celiamo) a chi sta leggendo la storia: il lettore deve potersi formare un’immagine di Tokio nella testa, partendo dalla nostra descrizione. E per farlo non possiamo di certo affidarci a un elenco puntato!

Immagine di damon jah

Le descrizioni devono essere significative e non limitarsi a riempire qualche vuoto qua e là. Metti a fuoco i dettagli più importanti e usa immagini capaci di colpire l’immaginazione di chi legge.
Però, tieni in considerazione che non sempre puoi determinare l’ambiente all’inizio della storia, non nel dettaglio almeno: in quel caso ti consigliamo di lasciare uno spazio bianco che in seguito i personaggi, con le loro vicende, ti aiuteranno a riempire.

Saper descrivere bene è uno dei capi saldi della scrittura creativa, per questo al termine della lezione ti segnaleremo alcuni testi e articoli per aiutarti a sviluppare meglio l’aspetto della descrizione.

Immagine di Alice Popkorn

IL TEMPO NARRATIVO

Accanto all’ambientazione della storia abbiamo il tempo narrativo, ovvero il contesto temporale in cui si svolge la storia.
Scrivere offre un ampio margine di libertà rispetto alla scelta del tempo, una libertà che nella vita quotidiana non possiamo di certo permetterci!

Nella tua storia sceglierai il periodo storico, l’anno, il mese, persino l’ora in cui far nascere, vivere e morire i personaggi.

La scrittura ci permette di usare la macchina del tempo a nostro piacimento: sono quattro le leve che possiamo muovere, quattro aspetti tecnici che possiamo sfruttare.

  • Il flashback
    Se vogliamo far fare un salto all’indietro al lettore, spingiamo la leva del flashback e in un batter d’occhio farà un salto nel passato di uno dei nostri personaggi.Lo puoi usare quando nel passato risiedono informazioni necessarie alla comprensione della storia. Attenzione però a non esagerare per evitare di creare confusione.Inserisci un flashback quando il lettore possiede un numero sufficiente di informazioni, è incuriosito e quindi vorrebbe saperne di più sul passato dei personaggi. Non introdurlo per personaggi appena accennati le cui vicende passate a chi legge potrebbero non interessare ancora.

Immagine di Brandon Warren

  • Il flashforward
    Con la leva del flashforward veniamo catapultati nel futuro. Svelare in anticipo cosa succederà toglie suspense e aspettativa, ma può essere utile se vogliamo incuriosire il lettore offrendogli qualche informazione oppure se vogliamo che la sua attenzione si concentri sul come si arriverà all’epilogo e non sul cosa accadrà.
  • I tempi verbali
    L’uso dei tempi verbali è un ottimo strumento per controllare la velocità della narrazione. Ad esempio, l’uso dell’imperfetto rallenta l’azione, mentre l’uso del presente o del passato remoto la velocizza.
  • La punteggiatura
    Punteggiatura e lunghezza del periodo, accanto all’uso dei tempi verbali, sono molto efficaci per controllare il ritmo narrativo.
    Ad esempio, se usiamo frasi brevi o parallele coordinate da una “o” oppure da una “e” avremo un ritmo spedito; se al contrario usiamo frasi lunghe o con subordinate il ritmo si rallenterà.

Immagine di Daniel Rocal

In generale, per quanto riguarda la scelta del ritmo si consiglia di accelerare i tempi quando non succede niente di importante e di rallentarli, al contrario, di fronte a momenti di grande tensione.

Domande? Curiosità? Dubbi? La cricca rimane a tua disposizione!

Nella prossima puntata: Inizio, climax e fine.

Per approfondire:

Libri:

  • Word Paiting – A guide to writing more descriptively, Rebecca McClanhan – Ed. F&W Publications Inc, 2001 [Leggi la recensione]
  • Description, Monica Wood – Ed. F&W Publications Inc, 2001 [Leggi la recensione]
  • Write great fiction: Description & Setting, Ron Rozelle, Writer’s Digest Books, 2005
  • Elements of Writing Fiction – Scene & Structure, Jack M. Bickham, Writer’s Digest Books, 1999

Risorse:




Tag: Last modified: 3 Novembre 2019