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Il tuo sguardo illumina il mondo di Susanna Tamaro

Recensione scritta da Silvana Pincione

Susanna Tamaro, dal successo “Va’ dove ti porta il cuore” alla scelta di una vita ritirata 

Ci sono associazioni che viene naturale formulare in molti contesti e quando si parla di letteratura, una di queste riguarda l’autore e il libro che lo ha consacrato al successo.

Nel caso di Susanna Tamaro, è imprescindibile ai più il riferimento a “Va’ dove ti porta il cuore”, il libro che nel 1994 ha fatto conoscere l’autrice al pubblico, scalando a lungo le classifiche nazionali e internazionali

Triestina di nascita, classe 1957, la Tamaro ha conseguito un diploma di cinematografia presso il centro Sperimentale di Roma e ha realizzato documentari scientifici prima di farsi conoscere al grande pubblico come autrice. Grande risonanza ebbe all’epoca della pubblicazione il suo best-seller, il quale, se da un lato diede luogo a dibattiti controversi in seno alla critica letteraria del tempo, dall’altro proprio all’approvazione da parte di un vasto pubblico deve il riconoscimento profondo del suo valore letterario e del messaggio che veicola. Quello di un romanzo di introspezione, che si rivolge alla sensibilità di chi lo legge, che guarda all’essenza dei valori umani, delle emozioni

Poco incline a concedere interviste, riservata, la Tamaro ha da sempre vissuto gli anni del suo successo di autrice all’ombra dei mass media, nella solitudine tranquilla di Porano, il piccolo comune umbro immerso nel verde in cui risiede da trent’anni. 

“Il tuo sguardo illumina il mondo”: ricordo di un’amicizia che la scrittura riveste di eternità

“Il tuo sguardo illumina il mondo” è una fotografia di quell’universo rustico in cui ha scelto di condurre vita ritirata, in cui la natura obbedisce ai ritmi circadiani nel lento evolversi del tempo e delle stagioni, facendo da cornice al ritratto più intimo della vita dell’autrice. Con una scrittura fluida e sobria, la Tamaro apre al lettore le porte della sua interiorità, mettendosi a nudo e per farlo si rivolge confidenzialmente all’amico Pierluigi Cappello, scomparso prematuramente. Ecco allora che la scelta di declinare il romanzo in forma epistolare obbedisce a due funzioni: quella di sublimare il dolore per la perdita dell’amico, elevandolo a un dimensione aulica e, al contempo, quella di rendere familiare e accessibile agli occhi del lettore un mondo fino a quel momento tenuto lontano dai riflettori, conferendogli corposità.

In un viaggio a ritroso nel tempo, la Tamaro ripercorre le tappe salienti della sua biografia. Conduce per mano il lettore nella Trieste in cui ha vissuto la sua infanzia, rivive il ricordo di una terra “martoriata” dalla guerra e della casa di famiglia sventrata dai bombardamenti, gli fa sentire l’ ”odore di carbone delle stufe” e lo “sferragliare delle gru”. Gli consegna il ritratto di due genitori “troppo giovani” e “troppo soli”, ripercorre l’ingresso traumatico nel mondo della scuola, il trasferimento a dieci anni da Trieste a Udine, gli anni tormentati dell’adolescenza. All’interno della narrazione alterna i flash back a istantanee di vita solitaria nella cornice della sua cascina di montagna, fino alla rievocazione dell’incontro con l’amico poeta Pierluigi, vissuto come quell’attimo in cui “l’ascissa e l’ordinata del piano cartesiano si incrociano”, definendo quello che l’autrice rappresenta come “il tassello mancante che venne a colmare la mia anima”. Due esistenze parallele, unite da un filo conduttore invisibile: il riconoscimento di quello sguardo che va oltre la superficie delle cose, di quella capacità di fare della scrittura uno strumento per descrivere la realtà più profonda, che permette di recuperare la parola nella sua accezione salvifica contro un mondo governato dalla logica dell’apparire.

 “La sedia a rotelle invisibile”: confessione di una diversità

Il parallelismo tra l’autrice e l’amico poeta raggiunge il suo climax, nel punto esatto in cui la Tamaro mette da parte il pudore del riserbo per rivelare la sua disabilità. Come l’amico poeta fu vittima in età giovanile di un incidente che lo condannò a perdere l’uso delle gambe, così anche la scrittrice rivela di avere la sua “sedia a rotelle invisibile”: ovvero la sindrome di Asperger, che le venne diagnosticata solo in età adulta, da lei definita come “la prigione in cui vivo da quando ho memoria di me stessa”. Un’esistenza, la sua, tutta in salita e lastricata di ostacoli, governata dall’incapacità, sul fronte sociale, comunicativo e relazionale di piegarsi alle regole ferree di un sistema incomprensibile. Un’esistenza in cui tuttavia – come in tutte le sindromi autistiche – la presenza punti di riferimento certi e rassicuranti, la costruzione di un mondo su misura,  diventano l’antidoto che le consente di sopravvivere alla fragilità dei suoi giorni.  

L’ultima parte del libro ripercorre in modo toccante le fasi precedenti la scomparsa di Cappello. La scrittura stessa si fa riga dopo riga sempre più concitata, cattura l’attenzione del lettore con l’immediatezza del qui e ora, suscita emozioni contrastanti di speranze e disillusioni. Testimone muta della sofferenza dell’amico morente è la natura che si veste di frutti, a ricordo che il dono della scrittura non rende diversi “da questi piccoli arbusti”, in quanto “quando non ci saremo più, le nostre parole saranno ancora qui, come scintille andranno in giro a incendiare la Terra”.

Ed è proprio in questa testimonianza che la genesi del romanzo trova il suo naturale compimento. La parola rigenera, sottrae il dolore alle logiche terrene dell’ineluttabile per consegnarlo all’immortalità del ricordo, consacra il passaggio dalle tenebre alla luce. Perché, come ricorda l’autrice, “capire il cuore è anche questo. Esserci affacciati sull’abisso, esserci caduti dentro e poi, lentamente, con fatica e con molti momenti di scoramento, essere riusciti a risalire, alla luce del sole”.

Informazioni sul libro

Titolo: Il tuo sguardo illumina il mondo
Autore: Susanna Tamaro
Editore: Solferino
Pagine: 240

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Immagine in apertura di Robert Balog

Last modified: 7 Luglio 2021