Scritto da Mente Creativa Psicologia

Alla ricerca della felicità – parte I

In principio c’era la ricerca della felicità…

La felicità assume spesso il ruolo di diva per cui chi la brama pensa che essere felici implichi un’assoluta libertà d’azione (con tanto di lustrini-soldi al seguito). Sarò felice solo quando… è la tipica frase che pronunciamo di fronte a una realtà quotidiana poco incline a strapparci un sorriso. Eppure innumerevoli sono gli esempi per cui, una volta raggiunto quello che un tempo rappresentava la nostra massima felicità, ci si ritrova a pensare: “Però, credevo durasse di più…”.

L’emozione della felicità non dura mai abbastanza, subito dopo subentra una strisciante delusione, il desiderio di vivere sempre ai massimi livelli, di toccare ancora una volta le vette… e invece ricadiamo sempre a valle.
Spesso il problema con la felicità non è tanto il suo essere ingannevole, quanto l’essere fraintesa. La maggior parte di noi, infatti, chiama felicità un’emozione, o meglio un sentimento diverso a cui in realtà aspira: la serenità.

Voglio essere felice, ci ripetiamo, ma sappiamo bene che nessuno può obiettivamente pensare di conservare intatta l’emozione per 24 ore su 24, 7 giorni su 7, settimana dopo settimana dopo mese dopo anno… per sempre.
E allora come si fa? Non c’è una via d’uscita? Forse c’è, ma non è universale e, per quanto nostra madre quando eravamo piccoli raccomandava di non sporcarci, in realtà è arrivato il momento di farlo: se vogliamo una vita che sia davvero nostra, modellata sui nostri bisogni e priorità allora dobbiamo esporci in prima persona e saltare in quella pozza di fango che si chiama “esperienza”.

Immagine: Sara Wampler

Immagine: Sara Wampler

Lo so, una vocina dentro di voi ha già iniziato a redarguirvi su quello che potete o non potete fare e di certo voi non potete saltare, rischiare, tentare, sbagliare… riuscire. È così? Non temete, non siete i soli a ospitare quell’inquilino molesto nella vostra testa, ma è arrivato il momento di ascoltare attentamente quello che dice senza giudizi, senza caricare le sue parole di emozioni. Osservatelo mentre vi critica, vi dice che siete senza speranza, osservatelo mentre vi identificate con quella vocina e siete convinti che esprima esattamente chi siete.

È importante perché se non imparate a conoscerla per quello che è potrete anche continuare a sognare, ma non ci sarà spazio per qualcosa di diverso nella vostra vita.
Se accettate passivamente il messaggio di questa vocina che ne sarà di voi? È retorica dire che se pensate di non farcela non ce la farete… però è anche vero.

Potreste essere di quelli che comprano manuali e libri di ogni sorta per migliorare la loro autostima, trovare la loro strada, dare valore alla loro vita oppure di quelli che si fermano prima ancora di sperare nella riuscita, ma in entrambi i casi è molto probabile che se siete qui ora e state leggendo questo post in un qualche modo vi sentite ancora al punto di partenza. È esatto? Vi sentite come se non foste mai partiti?
Molte persone non sanno esattamente cosa vogliono dalla loro vita, eppure fanno cose, incontrano persone e non si preoccupano troppo di quello che capiterà, perché a voi non riesce? Perché forse sentite che vi manca qualcosa?

Immagine: Michele Catania

Immagine: Michele Catania

Fermatevi. Rilassatevi, almeno per qualche secondo. Lasciatevi essere chiunque voi siate in questo momento. Non giudicatevi, non opprimetevi con giudizi su ciò che è giusto o sbagliato. Rimanete con voi stessi un attimo. E ascoltate.

Foto in apertura di Camdiluv

Tag:, Last modified: 22 Ottobre 2019