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Dalle parole al dialogo di G. Colombero

Dalle parole al dialogo di Giuseppe Colombero è un saggio che ho letto per caso, ma se il caso non esiste non poteva essere libro più adatto. Durante gli anni universitari (e anche dopo) ho letto numerosi saggi, alcuni brillanti, altri complessi, altri ancora noiosi e poco incisivi. Col tempo ho imparato che ciascuno di noi valuta quello che legge (e quello che vive) anche sulla base di chi è, di quello che gli piace e di quello di cui ha più bisogno in un particolare momento. Ecco perché capita di rileggere un libro dopo anni e di scoprire che l’esperienza di lettura è profondamente mutata: il fatto stesso che qualcosa ci abbia spinti a rileggere un libro che non ci aveva convinti o avevamo trovato inizialmente noioso già racconta qualcosa di noi.

Nel caso di Dalle parole al dialogo ho atteso ben cinque anni prima di decidermi a leggerlo. Lo avevo acquistato per un corso di studi, scoprendo troppo tardi che era stato eliminato dal programma. Per anni, quindi, è rimasto inosservato su uno scaffale, in mezzo ad altri libri che venivano presi e riposti dopo essere stati letti. Ogni tanto mi soffermavo sul titolo e mi dicevo che sarebbe arrivato anche il suo momento. Non ho avuto fretta e un bel giorno quel momento è arrivato. Ed era il momento giusto per il libro giusto.

Anche per la sua recensione ho aspettato parecchio, ma chi segue da un po’ questo blog credo si sia ormai abituato ai miei lunghi lunghissimi tempi. Silenzio e parole. Silenzio, silenzio, silenzio. Parole.

Noi siamo le nostre parole; nulla ci traduce o ci tradisce quanto le nostre parole. In esse si riversa, consciamente o inconsciamente, quel mondo vastissimo che vive nei nostri sensi, nelle idee, sentimenti, memorie, desideri, fantasia e che è la nostra sostanza spirituale.
Ogni incontro con un nostro simile interpella e mette a nudo il nostro rapporto con le parole. Di continuo siamo chiamati a misurarci col loro fascino e col loro rischio, con la loro forza e con le loro esigenze. Parlare è una necessità, un piacere, ma anche una sfida.

Quando non possiamo esprimerci, quelle stesse parole ci rimangono incastrate in gola e fanno male, quasi fossero spine. Non poter parlare o parlare ed essere fraintesi… quanto può essere doloroso? Ci chiediamo come sia possibile una tale distanza tra noi e il nostro interlocutore, soprattutto se siamo convinti di esserci espressi al meglio: com’è possibile che esista un’altra interpretazione al significato che noi abbiamo voluto dare alle nostre parole?

Chi scrive o parla in pubblico sa quanto peso abbiano le parole che sceglie, il modo in cui si formulano le frasi, il bisogno di comunicare in modo chiaro con l’altro affinché il messaggio giunga a destinazione. Ma dovremmo esserne altrettanto consapevoli in ogni nostra interazione quotidiana: ciò che diciamo e come lo diciamo decretano il successo o il fallimento dei nostri momenti di incontro, se non addirittura delle nostre relazioni.

È di questo che tratta Dalle parole al dialogo attraverso l’analisi dei diversi aspetti del nostro modo di comunicare, in particolare di quelli psicologici.

Perché parlare, dialogare può apparire un atto estremamente semplice, ma tutti siamo testimoni di quanto le parole possono cambiare il corso di una vita: le parole possono unire ma anche dividere.

Vivere è incontrare scrive l’autore, ed è vero perché anche la persona più timida o restia a socializzare si trova immersa in una società che lo spinge verso l’altro e, al contempo, deve fare i conti con un’istanza interiore che lo sprona all’incontro, allo scambio, alla condivisione.

La solitudine peggiore non sta nel non avere nessuno vicino, ma nel non poter comunicare se stessi a nessuno.

Affinché si creino le condizioni per un dialogo aperto, libero e vero, afferma l’autore, sono indispensabili due condizioni preliminari: l’autenticità e la fiducia.

Autenticità significa essere se stessi, vivere la verità di se stessi, conoscersi e accettarsi.

L’autenticità suppone una conoscenza vera di se stessi ed una presentazione di sé agli altri priva di finzione. Autentico è l’uomo che conosce e vive la verità di se stesso, non ha paura di essere chi è, accetta di coabitare con se stesso così com’è, ricco e povero, terso ed opaco, ordine e caos secondo che gli capita o gli conviene, con fedele incoerenza. L’autenticità è questo accordo interno, questa pace con la propria realtà.

La fiducia, invece, è la certezza di non essere tradito. Aprirsi agli altri, mostrarsi per ciò che si è rappresenta un atto di estrema fiducia, è come se si dicesse al proprio interlocutore: “Con quello che ti dico so che potresti farmi del male; ma te lo dico ugualmente perché so che tu non me lo farai mai. Di te mi fido.”

Essere meritevoli di fiducia è uno dei traguardi più ambiti che possa prefiggersi una persona; è un traguardo che si trova al termine d’un cammino di disciplina attenta su se stessi, di affinamento della propria sensibilità, di controllo e calibratura del proprio modo di stare con gli altri.

Non solo saper parlare, ma anche saper essere presenti nel dialogo, saper ascoltare.

Avere una persona che concede di esporre i propri pensieri e i propri stati d’animo significa avere una persona che aiuta a percepirsi come individui significativi, portatori d’un mondo interiore personalissimo, degno di esistere e di essere ascoltato; significa percepire di essere qualcuno per qualcuno.

La parola diventa quindi un ponte tra le persone, una terapia per incontrarsi nonostante le incomprensioni, la parola permette di conoscere e di farsi conoscere, ma anche di essere riconosciuti in quanto individui, in quanto noi stessi esattamente così come siamo. La parola può essere medicina e in quanto tale si rivela estremamente potente.

Ecco perché è importante esserne consapevoli e perché, dopo aver letto questo libro, non l’ho riposto sullo scaffale dimenticandomelo, ma accompagnandolo con una semplice, essenziale parola: grazie.

Informazioni sul libro:

Titolo: Dalle parole al dialogo
Autore: Giuseppe Colombero
Editore: San Paolo Edizioni
Pagine: 240
Prezzo: 8,68 euro
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Foto in apertura di Skeeze




Last modified: 20 Febbraio 2020