Mia madre è un’eroina

Oggi è la Festa della Mamma e ho deciso di celebrarla con un pezzo che scrissi quasi 10 anni fa. Il tempo è passato ma le emozioni, i sentimenti sono ancora vividi.

Buona festa, cara mamma. ♥

Viviamo sul filo del rasoio ogni giorno. Di corsa verso il solito treno, l’auto avvolta da un abbraccio ghiacciato dopo una notte passata all’addiaccio e le lancette dell’orologio ci urlano di correre più veloce, di grattare il ghiaccio con maggior vigore. Il treno non ci aspetta, 3 minuti di ritardo significano 15 minuti da recuperare.

Io e mia madre questa mattina. Io che guardo l’auto di mia madre arrancare assonnata e infreddolita lungo la strada. La vedo scomparire dietro la curva e penso: “Mia madre è un’eroina”.

Mia madre è un’eroina. Imperfetta, fallibile, vulnerabile, caparbia è un inno alla generosità e alla perseveranza. Mia madre è un’eroina postmoderna.

L’ho vista piangere quando avevo 7 anni, l’ho vista ridere ieri sera, l’ho amata e odiata come solo i figli sanno fare. Più si sentiva inadeguata più io la consideravo bella, più esprimeva dubbi e paure più acquisiva forza e coraggio ai miei occhi.

È sempre di corsa, non si ferma mai, un bacio e via, ci vediamo questa sera. Io arriverò prima di lei, lei irromperà in cucina carica di borse e sacchetti e la casa si animerà del suo spirito appassionato.

Mia madre è un’eroina. È stata licenziata quando aveva 40 anni, si è rimboccata le maniche e non si è data per vinta.
L’ho vista piangere, l’ho già detto, vero? In quel periodo la vidi spesso piangere, ero piccola e non capivo cosa fosse successo di così brutto. Ora capisco.

Le delusioni, le prese in giro, gli inganni, le ingiustizie.
Mia madre è un’eroina e io l’ammiro per tutte le lacrime che ha saputo versare impedendo al suo cuore di indurirsi.

“Sei vecchia”, le ripetono. “Non sei veloce”, “Non te la prendere, non è una questione personale”. No, certo che non lo è. Figuriamoci. In ogni azienda comandano la produttività, il denaro. Chi lavora è un ingranaggio sostituibile: oggi tu, domani un altro… che differenza fa? Basta che sia produttivo, che costi poco e dia molto, moltissimo, più di quello che prenderà mai in cambio.

Guardo mia madre che invecchia, i riflessi appesantiti dal giudizio altrui, e la vedo sempre più giovane e agile, come l’affascinante adolescente che mi sorride da una vecchia fotografia.

È sempre lei, la ragazza che credeva nei colpi di fulmine e si sposò il suo. La donna che seppe risollevare la cattiva sorte e si diede una seconda possibilità. E la diede a tutta la sua famiglia.

Mia madre è un’eroina perché, neppure trentenne, la mia generazione è già stanca della vita, logorata da lavori precari e da stipendi che condannano alla semidipendenza e all’insicurezza economica. Quale futuro per noi? Una famiglia? Una casa tutta nostra? Una vita indipendente? Qualche sogno?

Questa mattina guardavo l’auto ricoperta di ghiaccio che stentava a risvegliarsi e ho pensato: “Mia madre è un’eroina. Con il ghiaccio o la neve, con il dolore o l’amarezza nel cuore lei va sempre avanti, non si ferma mai.”

E io non posso che esserne orgogliosa. Orgogliosa di essere sua figlia.

Immagine: Danielle Elder




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