La trama di un introverso: chi è e cosa vuole

Immagine: AJU_photography

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Introverso, timido, disadattato, asociale, misantropo… tante sono le etichette, più o meno estreme, che ci si sente appiccicare addosso quando il proprio livello di socievolezza non staziona costantemente sul 100%.
Ci sono le etichette, di solito farcite di buoni consigli su come ci si dovrebbe comportare in società, ci sono gli sguardi pietosi da “poveretto, dev’essere proprio una brutta malattia!”, ci sono le minacce “se continui così non combinerai mai niente nella vita!” e ancora, soprattutto quando si è giovani, “Esci, divertiti, che fai tutto il giorno in casa? Dopo, tante cose non le potrai più fare…”

Ok, credo che il messaggio sia chiaro. L’introversione sembra ancora oggi, ahinoi, una brutta bestia, una sorta di tara genetica, un virus che distrugge socievolezza, allegria, possibilità di essere felici e avere successo. È comunissimo, ad esempio, sentire genitori o insegnanti che si scusano per la timidezza dei bambini. Timidezza… un’altra parola che suona un po’ come una bestemmia nella mente di alcune persone. E nel loro cuore? E nel vostro? Come suonano queste parole? Le usiamo comunemente anche noi, di solito per etichettare, impacchettare, limitare un modo d’essere che spesso si ignora e si evita di conoscere. E dico “noi” riferendomi non a qualcuno di generico, che vive là fuori nel mondo, ma a noi protagonisti di questa tragi-commedia, noi enigmatici introversi.
Chi siamo e cosa vogliamo?

Immagine: Luis Beltrán

Carl Jung, famoso psicoterapeuta, è stato il primo a usare il termine “introverso” nell’accezione conosciuta oggi, il primo a descrivere la differenza tra modalità estroversa e introversa per quello che effettivamente è: un diverso uso dell’energia nell’approcciarsi alla vita.
Nel suo libro I tipi psicologici Jung spiega:

Quando esaminiamo il corso di una vita umana, notiamo che il destino di alcuni è determinato per lo più dagli oggetti dei loro interessi, mentre quello di altri è determinato in più larga misura dal loro essere interiore, dalla loro soggettività. Giacché noi tutti propendiamo più o meno verso l’una o l’altra caratteristica, abbiamo una tendenza naturale a vedere tutto secondo il nostro tipo.

I primi di cui parla Jung fanno parte del cosiddetto tipo estroverso, i secondi del tipo introverso.
Quindi, per andare dritti al punto: non esiste un tipo giusto e uno sbagliato, uno figo e uno sfigato. Esistono due modalità d’essere entrambe perfettamente funzionanti, anche se in modo diverso. Non pretendiamo certo che un aspirapolvere funzioni usando lo stesso meccanismo di un orologio, giusto? E consideriamo pazzo chiunque aspiri al contrario, eppure… eppure ci ostiniamo a farlo, ancora oggi, con noi essere umani: quando facciamo paragoni e riteniamo che un tipo sia migliore di un altro, pretendiamo un’uguaglianza barbara e umiliante di tutti con tutti.

Accettiamo di vivere in una società di dominanti e dominati, superiori e inferiori, giusti e sbagliati. E non perché chi sembra dominare sia effettivamente superiore e “giusto”, ma perché così siamo stati abituati a pensare e a vivere. Noi introversi siamo i nostri peggiori aguzzini quando consegniamo il nostro diritto d’essere così come siamo nelle mani di chi, essendo diverso da noi, non ha le possibilità di comprenderci e sostenerci.

Loro sono meglio di noi, loro sono estroversi. Loro sono i vincenti, quelli che conquistano le ragazze/i ragazzi migliori, quelli che si fanno strada nella vita, quelli che non devono chiedere “permesso” perché tutti si spostano per lasciarli passare…

E noi… noi sfigati, noi perdenti, noi affetti da questa malattia invisibile che ti blocca, ti limita, ti isola…

Noi, quelli a cui hanno fatto il lavaggio del cervello. Quelli che si sono sentiti dire e ridire che erano sbagliati, che dovevano cambiare, che così com’erano non sarebbero mai andati da nessuna parte.

Noi, quelli che guardano il mondo con occhi diversi, quelli che sognano senza dormire, quelli che sanno ciò che accadrà prima che accada, quelli che “se solo qualcuno mi avesse detto che ero ok chissà cosa avrei fatto nella vita…”

Vi riconoscete? Che cosa non vi piace di voi stessi? Che cosa vorreste cambiare?

Perché lo vorreste cambiare?

Immagine: Luis Beltrán

Era la fine del 2007 quando, per la prima volta, scrivevo sull’introversione, un articolo-sfogo ispirato da Jonathan Rauch e dal suo Caring for your introvert e, per la prima volta, trovavo il coraggio di abbracciare la mia natura e combattere per essa.
Perché essere introversi è bello, oh sì cavolo, è dannatamente bello. E se pensate il contrario, non preoccupatevi, potete sempre ricredervi!


Chi sono gli introversi?

Bé, innanzitutto, non sono né vampiri né licantropi (anche se vanno tanto di moda), non sono né asociali né misantropi. Non sono per forza timidi né solitari, sono persone capaci di gesti di generosità ineguagliabili e sanno amare, amano tantissimo. Peccato che spesso non amino loro stessi e questo è il loro più grande ostacolo alla felicità, il loro punto debole, la falla che potrebbe condurli a una vita fallita. Perché se non credi di essere una persona di valore (e questo coinvolge tutti, introversi ed estroversi), come saprai riconoscere il valore nelle tue esperienze di vita e come potrai valorizzarle?

Gli introversi sono persone forti e coraggiose, dotate di una forza buona e sapiente quando non la lasciano inaridire dai pregiudizi che nutrono nei loro stessi confronti. Sono al contempo idealisti e grandi costruttori. Costruiscono fuori e dentro di loro, soprattutto dentro di loro. Hanno la capacità di andare a fondo, molto a fondo, nuotano negli abissi e sanno come tornare in superficie, non ci si perdono, non annegano. Credono sia cosa da poco, cosa da tutti. Non sanno che possiedono un tipo di coraggio assai raro.

Gli introversi sono socievoli, ma a modo loro. Con i loro tempi e le loro esigenze. Sanno ascoltare gli altri, parlano poco perché lasciano parlare. Non temono il silenzio, hanno fatto pace con la solitudine e sanno apprezzare la possibilità che offre di tornare dolcemente a se stessi, di ricaricare le batterie.

Sono giusti, sono leali, ma possono anche essere spietati.
Sono sensibili, creativi e hanno un grande bisogno di essere accolti, accettati, amati per ciò che sono. Un bisogno che spesso, sin da bambini, li getta nell’acqua gelida del dramma di essere rifiutati, abbandonati, non amati. Ecco le acque nelle quali i bambini introversi hanno il terrore di annegare. La finzione diventa quindi un salvagente, la mano che ti afferra e ti riporta a riva solo se “sarai come ti dico io, così come io ti voglio”. Il bambino introverso vive molto presto il dilemma del “posso permettermi di essere me stesso e di essere amato… o no?” E questo dilemma, crescendo, assumerà diverse sfumature difensive: ribellione, sottomissione, timidezza, distacco emotivo…

Immagine: Luis Beltrán


Cosa vogliono gli introversi?

Semplice, gli introversi vogliono quello che, alla resa del conti, vogliamo tutti: trovare la propria strada per la felicità. Pensare che ci sia una strada valida per tutti è uno dei motivi per cui pochi riescono a sentirsi in pace, felici. Pensare che “sarei felice se solo fossi… estroverso, bello, ricco, intelligente…” è una vera e propria maledizione. È una credenza che non conduce da nessuna parte, ti fa semplicemente girare in tondo.

La predilezione per la tipologia estroversa è una moda, neppure universale. Il tipo estroverso e quello introverso non si escludono a vicenda: tutti siamo un mix di estroversione e introversione dentro di noi, varia solo la percentuale. Non ci si può obbligare a comportamenti che vanno contro la nostra natura, ma si può riscoprire il proprio modo di vivere una modalità meno conosciuta. Per gli introversi potrebbe essere la socievolezza, ad esempio, per gli estroversi l’ascolto sia di se stessi che degli altri. Ma per ogni cosa, per ogni scoperta, c’è un tempo da rispettare e costringersi a un ritmo diverso dal proprio può avere serie ripercussioni.

Così, lasciamo che ogni introverso rispetti i propri tempi per viaggiare nel mondo. E sia lasciato ad ogni estroverso il tempo per imparare a viaggiare nel proprio mondo interiore.

Introversi ed estroversi, sembra essere da sempre una lotta fratricida. In realtà, si può fare molto di più. Si può essere molto di più. Ci si può avvicinare alla verità nascosta in ognuno di noi e permetterle di rivelarsi senza la paura di essere rifiutata, fatta a pezzi, demonizzata.

Introversi ed estroversi, siamo chi siamo, aspiriamo a una vita bella, felice, appagante. Ognuno a modo suo, né meglio né peggio. Chi avrà il coraggio di buttare giù il muro che ci divide sia dentro che fuori?

Genitori fatelo con i vostri bambini.
Insegnanti fatelo con i vostri alunni.
Estroversi fatelo con gli introversi.
Introversi… fatelo con voi stessi.

Buttate giù quel muro di ignoranza e pregiudizio e ognuno saprà trovare la propria strada nella vita. E, a modo suo, sarà felice.

Immagine: Luis Beltrán

 

Consigli di lettura

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31 Commenti

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    Marina 2 maggio 2014

    Che bello questo articolo, grazie. Sono piuttosto introversa anche io, ma solo da poco ho cominciato a leggere su questo argomento. E sto cominciando a capire tante cose della mia vita.

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      Pensiero Distillato 6 maggio 2014

      Grazie Marina! Sono felice che tu sia capitata da queste parti. 😉 Vedrai che le tue esplorazioni nella terra dell’introversione ti porterano a scoprire tante piacevoli sorprese. All’inizio può non essere facile, ma col tempo se ne raccolgono i frutti, spesso inattesi e succosissimi.

      Un abbraccio

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    Silvia 29 agosto 2015

    Ieri ho comprato una tela e i colori in acrilico per cominciare una nuova esperienza: la pittura.
    Un tutorial sulle basi della pittura cita l’articolo sull’essere !a-anormali” e poi arrivo a questo sugli introversi.
    Sono un’estroversa che ama un introverso e cerca di coglierne le sfumature rosa, rosse, blu etc.
    Amare significa accettare le diversità dell’altro. L’allenamento è faticoso;difficile prendere le distanze da schemi mentali fatti di pregiudizi ingabbianti e sterili.
    Amo con tutto il cuore il mio introverso che parla con i fatti, i silenzi, e con centellinate parole di amore autentico.

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      Pensiero Distillato 31 agosto 2015

      Ciao Silvia,
      grazie per la visita e per il messaggio! Trovo sempre affascinanti gli imprevedibili percorsi che ci portano a leggere un articolo piuttosto che un altro. Sono assolutamente d’accordo con te: spesso è difficile allontanarsi dagli schemi mentali e dai pregiudizi, soprattutto quando ci sono stati trasmessi in termini di giusto e sbagliato. Ci sono casi in cui siamo chiamati a prendere decisioni coraggiose per rimanere fedeli a noi stessi. L’amore spesso ci aiuta in questo, in particolare quando riconosciamo che è anche uno scambio, un completarsi a vicenda per cui sicuramente il tuo introverso sta arricchendo te con nuove visioni e possibilità, ma tu stessa gli stai mostrando nuovi panorami e prospettive che da solo forse avrebbe faticato a vedere. Entrambi state abbracciando un più ampio modo di vivere voi stessi e la vostra relazione, e questo è di certo un dono che col tempo si rivelerà in tutto il suo valore. Godetevelo perché non tutti sanno coglierne la meraviglia! 😉

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    rose 26 dicembre 2016

    Bellissimo e utile articolo per la rivincita delle persone introverse.

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    Mary 25 febbraio 2017

    Molto bello l’articolo. Lo leggo solo ora perché non avevo mai avuto la necessità di capire le caratteristiche dell’introversione. Da mesi frequento un ragazzo che , dalle caratteristiche descritte sembra un introverso. Per lui anche le telefonate e i messaggi non sono importanti , i silenzi di giorni sono un modo per ricaricarsi …decisamente diverso da come mi comporterei io. Ho imparato quindi che il suo silenzio non è un modo per dirmi che non mi vuole bene anzi è per rispettarmi e amarmi sempre di più…. Certo non è sempre facile capire tutto questo, è proprio una diversa modalità di assimilare le emozioni.

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      Pensiero Distillato 12 marzo 2017

      Grazie per il tuo messaggio Mary. Trovo che sia sempre arricchente conoscere le storie di altre persone e vedere come ciascuno cerchi, a modo suo, di affrontare le sfide che gli si presentano. Parlo di sfide perché penso che ogni relazione umana ne porti con sé qualcuna, ma essere aperti alla diversità altrui è, secondo me, un primo fondamentale passo verso la creazione di un rapporto onesto e profondo. Dici bene quando affermi che “non è sempre facile capire” il comportamento dell’altro quando si discosta dal nostro, al contrario più facile è giudicare e trarre conclusioni (spesso sbagliate).

      Se il ragazzo che stai frequentando è proprio un introverso, vedrai che apprezzerà il tuo tentativo di comprenderlo e, col tempo, si aprirà maggiormente pur rimanendo fedele alla sua indole. Il tempo ti mostrerà che, pur nei suoi silenzi e nei momenti di solitudine, l’amore per te sarà sempre presente, pronto ad esserti manifestato con assoluta sincerità e lealtà quando meno te lo aspetti. In bocca al lupo per la vostra storia!

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    Alessandro 24 marzo 2017

    Almeno voi ragazze, anche se amate un introverso, e siete estroverse, l’amore l’avete trovato. Io ho 42 anni, sono un uomo introverso, ma proprio per questo le ragazze non mi vogliono, nonostante dicano che sono un bel ragazzo, alla fine si scelgono l’estroverso e lo stronzo. Io attualmente non vedo l’introversione come un bellissimo dono ma come una maledizione, perché non riesco a farmi accettare dagli altri e di conseguenza nessuna ragazza si è mai interessata a me. Sono una persona tormentata. Le parole di conforto non servono a nulla, se non a buttarmi giù ancora di più di come mi sento ora. Vedo un futuro fatto di completa sofferenza e solitudine, nonostante cerchi di sforzarmi a sorridere di più con le persone, dentro sto malissimo. E’ inutile nasconderlo.

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      Mary 25 marzo 2017

      Ciao Alessandro, hai ragione quando dici che le parole di conforto non servono a niente , infatti ti scrivo non per confortarti ma per dirti che non credo che tu sia così negativo come ti descrivi , sembra una frase scontata ma è proprio così, se non vuoi bene prima a te stesso nessuno riuscirà ad apprezzarti e volerti bene nonostante i tuoi lati negativi . Se vuoi veramente essere amato lavora prima su te stesso e molto presto vedrai i risultati. Abbiamo solo una vita e mi sembra triste sprecare il tempo con tanto pessimismo, non credi ? Ci sono tante cose da fare e persone da aiutare. Le persone che ti sono vicine potrebbero avere bisogno di te un giorno , non perderti così , mi sembra un peccato !

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    Alessandro 25 marzo 2017

    Ciao Mary, hai ragione, non sono negativo così come mi descrivo. Tutti dicono di me che sono una persona splendida, che ama scherzare, che sono speciale e una persona perbene, però di carattere sono introverso, non amo molto né apparire né stare al centro dell’attenzione. Il discorso di lavorare su me stesso è un discorso che mi aveva già fatto un altro ragazzo su un altro forum, il problema è che non saprei proprio da dove iniziare, dovrei cambiare me stesso, come hanno detto molte ragazze, altrimenti rimarrò solo per sempre. Accettarsi per come sono? Per forza mi accetto, sono così. Sono le persone che non accettano il diverso, ti mettono da parte se vedono che non sei uno sicuro di sé. Di persone da aiutare ne ho aiutate tante, credimi. Il problema è che l’ho sempre preso in quel posto, perché una volta che le persone realizzavano il loro obiettivo io non servivo più a niente e venivo messo da parte. Anni fa avevo provato pure a fare il volontariato per persone portatrici di handicap, avevo persino lasciato la mia città per provare, ma, a parte questa bella esperienza, non mi ha fatto conoscere né nuove amicizie, né trovato la ragazza. Penso che in amore sia questione di fortuna o di destino, come lo vuoi chiamare. Ritengo che molte ragazze estroverse che si sono innamorate di un introverso, lo hanno fatto perché frequentavano sicuramente un contesto in cui si socializzava molto. Che ne so, tipo l’università, il volontariato, un ambiente di lavoro, ma spesso la fortuna di essere in un gruppo di molti ragazzi e ragazze. Vedendosi ogni giorno è ovvio che ci si conosce e poi può scattare l’innamoramento per qualcuno. Considera che a 42 anni non ho più nessuna amicizia a parte qualche collega di lavoro col quale ci si trova 1-2 volte l’anno e sinceramente non so più da dove iniziare per fare nuove conoscenze. Io lavoro in ferrovia, faccio il manovratore, e non ti dico quante belle ragazze ho conosciuto. Però, a parte qualche bella chiacchierata, non sono mai riuscito a fissare un appuntamento con nessuna, neanche per bere un caffè insieme. Aggiungo anche che molte persone sono molto prevenute su chi è introverso, ho ricevuto su alcuni forum anche molte offese e umiliazioni, qualcuno mi ha dato del matto, e di farmi addirittura curare da uno psicologo perché a loro modo di vedere non sono normale e trasmetto ansia. Inutile che ti dica come si è conclusa sempre: non ci sono più andato per non starci male. Hai ragione, mi sento perso, non ho il coraggio né la voglia di tentare nuove strade. Sono pure scrittore per bambini, ma la mia sensibilità non aiuta, poiché le ragazze amano il tipo strafottente e sicuro di sé. L’ho sperimentato sulla mia persona. Non trovo soluzioni attualmente. Ti ringrazio per le belle parole 🙂

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      Pensiero Distillato 26 marzo 2017

      Ciao Alessandro,
      innanzitutto grazie di aver condiviso la tua esperienza con l’introversione che mostra molto bene uno dei suoi aspetti più difficili da gestire: la difficoltà nell’incontro con l’altro (in amicizia come in amore).
      Condivido quanto scritto da Mary e di certo le parole di conforto sono del tutto inutili, soprattutto quando si scontrano con l’esperienza di cui si è testimoni quotidianamente. Possono forse servire a vent’anni, fare ancora breccia a trenta, ma a quarant’anni uno inizia a fare un bilancio del suo vissuto e, come nel tuo caso, può perdere fiducia.

      Hai ragione sul fatto che molte persone non capiscono e accettano chi è introverso, ma l’esperienza mi ha mostrato che spesso accade per paura e non per un vero rifiuto. L’introverso risulta una persona enigmatica, spesso difficile da afferrare, si mantiene a una certa distanza e sono poche le persone che incuriosite provano ad avvicinarsi con delicatezza. Nell’incontro con l’altro l’introverso non fa il primo passo (o raramente lo fa), ma aspetta che sia l’altro ad avvicinarsi e purtroppo questa è una modalità che può essere interpretata come indifferenza dall’altro. Non perché non interessi a entrambi approfondire l’incontro, ma perché entrambi vorrebbero che fosse l’altro a fare di più: ad aprirsi, ad avvicinarsi, a fare il primo passo. L’uno non lo fa perché l’altro non lo fa e… addio.

      Ci sono tante donne e tanti uomini come quelli che descrivi tu: persone che ti giudicano, non ti accettano, che ti dicono che dovresti cambiare, che sei tu che hai qualcosa che non va, che non sei normale, persone che poi, se le conosci meglio, scopri che non sono felici neppure loro, ma lo nascondono bene. Sono persone che indossano una bella maschera, persone che crollano di fronte alla prima grande difficoltà nella vita, persone che non saprebbero gestire un dolore come quello con cui convivi tu e allora cosa fanno? Se ne allontanano buttando tutta la responsabilità sul tuo carattere, sul tuo modo d’essere. Queste sono le persone che più spesso parlano e dicono la loro, ma non sono di certo le migliori o le più affidabili nel giudizio.

      A te, Alessandro, non servono un milione di occasioni per incontrare l’amore, te ne basta una, ma per cogliere quell’una dovrai essere pronto. Innanzitutto avrai bisogno di osservarti con obiettività e imparare a vedere qualità là dove oggi vedi solo difetti. Ad esempio, il tuo desiderio di non metterti al centro dell’attenzione ti permette, all’inizio, di osservare le persone che incontri e percepire cosa ti trasmettono. E’ facile farsi abbagliare dalle più appariscenti e sicure di sé, ma ce ne sono anche altre di persone e spesso non le notiamo perché passano inosservate.
      Non sono solo le ragazze a notare in prima battuta e a preferire i ragazzi che si mettono in mostra, succede anche ai ragazzi che molto spesso notano solo un certo tipo di ragazza. Quanti fanno davvero lo “sforzo” di avvicinare una ragazza che sembra tranquilla, che parla poco, che non si trucca o veste come se dovesse andare a una sfilata di moda?
      Questo solo per dire che estroversi e introversi hanno diverse frecce ai loro archi, ognuno ha le sue, né migliori né peggiori, ma per quante frecce si possono avere bisogna avere il coraggio di scoccarle, altrimenti sono inutili.

      Tu, in quanto introverso, hai le tue ma le devi usare. Forse finora ti sei sentito attirato solo da un certo tipo di donna, ma più per quello che rappresentava che non per chi era veramente. Del resto, per conoscere davvero qualcuno bisogna passarci del tempo insieme. E francamente credo che il colpo di fulmine sia un concetto altamente sopravvalutato, meglio cominciare in amicizia, meglio lanciare un “Ti va di prendere un caffè” solo per la curiosità di conoscere un po’ meglio quella persona, senza aspettative. E se la risposta sarà un sì bene, se sarà un no, bene lo stesso perché così va la vita e noi andiamo avanti con lei.
      In definitiva, io non credo tu abbia bisogno di cambiarti, ma di valorizzare finalmente chi sei e cosa ti piace: è da qui che arrivano autostima e sicurezza di sé.
      Perlomeno, questo è il mio pensiero. 😉

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    Alessandro 30 marzo 2017

    Ciao, Pensiero distillato,
    ti ringrazio per le belle parole. Mi rendo conto che essere introversi (e pure evitanti) visto che sono anche questo purtroppo rende una persona enigmatica e nessuna è attratta da uno che risulta misterioso. A proposito, ho letto da qualche parte che alle ragazze i tipi misteriosi piacciono, peccato che con me risulta l’effetto opposto. Avere frecce al mio arco, sicuramente ne ho, però finora nessuna è andata a segno, si vede che ho una mira sbilenca. Guarda, ti voglio riportare un discorso che mi ha detto un collega giusto lunedì. Eravamo a pranzo, seduti a tavola, e lui, sapendo che io ero ancora single se ne esce con questa frase: “Allora, ti sei trovato finalmente una ragazza?” Gli ho detto una grossa bugia a fin di bene, dicendogli di sì, che finalmente frequento una ragazza pure io. Lui si è stupito e mi ha detto: “Finalmente, a 42 anni era ora che te la trovassi anche tu, anche perché a questa età ormai è difficile trovare”. Alla fine non ha aggiunto altro, però mi ha dato da pensare e sono arrivato alla conclusione che per la gente, per la società in generale, se uno non è sposato o perlomeno fidanzato, ha qualcosa che non va, non è normale, qualche problema ce l’ha di sicuro. A nessuno (e tantomeno alle ragazze) viene da pensare che magari ancora non ha trovato la persona giusta, che magari non è destinato a trovare nessuna. Nooooo, se si è ancora soli non si vale nulla e di conseguenza si viene emarginati, messi da parte. Meglio uno corteggiatissimo anche se poi è inaffidabile, piuttosto che uno come me che non se lo fila nessuna.
    E’ vero, ho fatto un bilancio della mia vita e sono completamente sfiduciato, triste, perché vedo tutti i miei colleghi sposati o comunque conviventi mentre io rimango lì a guardare. Qualcuno addirittura va in giro a dire alle mie spalle (perché è un vigliacco) che sono un fallito e che non so nemmeno come sia fatta una ragazza. Vorrei tanto denunciarlo per diffamazione, non ti dico quanto godrei davanti a un giudice costretto a tenere la testa china, ma mi rendo conto che mi abbasserei con una persona idiota e piena di problemi. Ti ringrazio per le belle parole, sarà un miracolo se riuscirò a venirne fuori. E’ ovvio che chi è felicemente fidanzato, come molte ragazze qui nel forum, non mi capirà mai, anzi sicuramente gli darò fastidio, per questo atteggiamento secondo loro vittimista. Ma questa tristezza bisogna viverla sulla propria pelle per capire. E tutti, ma dico tutti, finora, si sono permessi di giudicarmi negativamente con parole molto dure. E’ un problema mio, d’accordo, ma vorrei essere almeno rispettato, non insultato. Grazie lo stesso per il tuo commento, l’ho apprezzato, è molto costruttivo, anche se il dolore me lo porto dentro.

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      Pensiero Distillato 14 aprile 2017

      Ciao Alessandro,
      non ti nascondo che prima di arrivare ad accettare l’introversione come una delle tante sfaccettature della mia personalità sono passata attraverso l’inferno del giudizio mio e altrui. Penso sia una storia comune e anch’io, come te, ragionavo per assoluti e utilizzavo spesso parole come “tutti”, “nessuno”, “gli uomini”, “le donne”, “sempre”, “mai”, “gli altri”. Ero una persona negativa e sfiduciata, del resto come non esserlo quando “dovresti essere o fare sempre qualcosa di diverso rispetto a quello che sei o fai”?

      È naturale che tu possa sentirti triste e amareggiato se le persone che ti circondano non sanno fare altro che giudicarti per luoghi comuni, e semplicemente poi perché finora la tua vita ha preso un corso diverso da quello comune. Probabilmente saresti triste comunque perché ti manca quello che percepisci come un pezzo importante nella tua vita, l’amore, ma perlomeno se fossi circondato da un altro tipo di persone potresti goderti la tua vita da single con più leggerezza e serenità.

      Forse servirà a poco, ma voglio essere quella voce fuori dal coro che ti dice l’esatto contrario di quello che ti sei sentito dire finora. Non lenirà il tuo dolore, di certo non lo farà sparire, molto probabilmente non vi darai peso proprio per questo motivo, ma penso sia importante spezzare il monologo svilente di chi fino a oggi ti ha detto che c’è un solo modo di fare le cose, una sola strada da seguire e un solo modello di vita a cui aspirare.

      Tutte quelle persone che fuori e su Internet etichettano e giudicano cercano una sola cosa: potere. E lo trovano svilendo il prossimo, devono abbassarlo al loro livello perché lo vedono più alto di loro ed è qualcosa di insopportabile. Le malelingue vivono di pettegolezzo e critiche perché si sentono a tal punto piccole da fare tutto quello che possono per far crollare chi le circonda. Devono denigrarlo per sentirsi almeno un gradino sopra di lui. Se riconosci il loro gioco, però, puoi evitare di parteciparvi perché inizi a dar peso solo al giudizio di chi per te è una persona di valore, tutti gli altri ti scivolano addosso.
      Se fanno male? O sì certo, continueranno a farti male ma per meno tempo e con meno intensità e ti lasceranno libero di riconoscere che la tua vita forse non è perfetta, che ci sono aspetti che vorresti cambiare, ma ce ne sono anche altri che la rendono valida e bella. Parti da quelli, lasciati di nuovo conquistare da quello che ti piace fare, da quello che ti appassiona e persino l’introversione potrebbe trasformarsi nel jolly che ti farà vincere la partita dell’amore. Folle? Insensato? Chissà, però di certo la tristezza o la sfiducia non sono calamite naturali per far avvicinare gli altri. Ci sono e non ti dico di far finta che non ci siano, ma solo di provare a far spazio ad altro. Non è l’introversione a separarci dagli altri, ma la paura. Quando smetti di avere paura di chi sei puoi sperimentare altri tuoi lati caratteriali, e quando cambia l’energia che trasmetti cambiano anche le persone che ti circondano.

      Ok, ho detto la mia e anche questa risulterà alle orecchie di qualcuno banale, scontata e inutile, me ne sono sentita dire tante, ma pazienza. Mi sembrava giusto così. E scusa se mi sono ripetuta, alle volte mi capita.

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    germana 16 aprile 2017

    Ciao,
    sono un’introversa anch’io…
    Nell’adolescenza eran vero problema,non amavo le compagnie rumorose e numerose,non mi divertivo a fare quello che tutto il resto dei miei coetanei sembravano amare,ma non c’era altra scelta se non volevi isolarti.Allora i miei amici/amiche (ed anche i fidanzati o i ragazzi che mi piacevano) erano degli estroversi,in un certo qual modo li “usavo” per gestire la mia vita sociale.Nell’età adulta (ho 47) anni,le cose sono molto cambiate,apprezzo molto di più quelli che sono come me.Sappiamo bene infatti che “noi” introversi sappiamo essere più profondi,capiamo molte più cose degli altri, “ci tuffiamo nell’abisso” e ne veniamo fuori indenni,con in mano un’ostrica che racchiude una perla.
    Il mio vero problema è comunicare,uscire da sé stessi. Posso avere delle conversazioni lunghe,trattare di argomenti complessi,profondi,intimi,ma tra me e l’altro/a è come se ci fosse un vetro,tipo taxi americani…!!
    A voi capita lo stesso?Poi,ogni tanto,incontro delle persone con cui questo vetro si abbassa,ed allora esco da me stessa senza difficoltà e comunico veramente……

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      Pensiero Distillato 1 maggio 2017

      Ciao Germana,
      ti ringrazio molto per la tua condivisione. Penso sia utile conoscere i molteplici modi in cui ciascuno di noi vive l’esperienza dell’introversione. Personalmente credo che il modo più o meno piacevole con cui viviamo il nostro carattere e le sue affascinanti peculiarità alla fine sia strettamente legato al concetto di autostima: o ci diamo credito per come siamo o non lo facciamo.

      Anche per me l’adolescenza è stato un vero e proprio campo minato per quanto riguarda le relazioni sociali: in quel periodo della vita non sai chi sei, ti stai scoprendo a te stessa e il messaggio che ti viene costantemente trasmesso è che c’è un UNICO modo desiderabile di essere, tutti gli altri non vanno bene per cui o ti adegui o sei sbagliato. È un condizionamento che difficilmente smette di accompagnarci, pur con sfumature diverse.

      Di fronte a una tale condanna sulle tue preferenze o soccombi o ti difendi e una forma di difesa è proprio quel sottile muro invisibile che si materializza quando comunichiamo con qualcun altro. Perché, diciamocelo, il giudizio sul fatto di essere “sbagliati” ce lo portiamo marchiato dentro e brucia ancora, per quante persone intelligenti e aperte possiamo aver incontrato nella nostra vita. Quel muro aiuta a mantenere un certo distacco e quindi a “preservarci” nel caso di eventuali attacchi che temiamo possano arrivarci dall’altro. Certo, se quella modalità difensiva ci fosse sempre e ci impedisse di entrare in contatto con chiunque allora sarebbe il caso di valutarlo in altro modo, ma come racconti tu Germana, non si tratta di una barriera onnipresente perché ci sono persone con cui il vetro scompare e la comunicazione fluisce sincera e priva di difficoltà. Forse capita più velocemente con chi percepiamo autentico e non temendo un attacco improvviso, rimaniamo aperti e pronti ad immergerci nella comunicazione. Con tutti gli altri, invece, ci comportiamo saggiamente come gli animali: prima di dargli incondizionata fiducia le osserviamo, le “annusiamo” e valutiamo quanto la loro vicinanza non costituisca un pericolo per la nostra incolumità (in senso ampio). Con chi ci sentiamo naturalmente affini quel muro/vetro non ha ragione d’esistere e infatti magicamente scompare.

      Secondo me se all’inizio non ci fosse stato passato il messaggio di non avere il diritto di essere come siamo, di preferire altri interessi, altre modalità di comunicazione, non avremmo bisogno del muro perché naturalmente manterremmo un certo distacco ed eventuali attacchi non costituirebbero una minaccia seria alle nostre fondamenta: saremmo infatti saldi nella nostra essenza e potremmo vivere qualunque incontro con maggiore serenità. Per questo adesso io accetto il muro quando c’è e lo uso per valutare meglio chi ho di fronte e, al contempo, per rafforzare in me stessa la legittimità di chi sono con tutte le luci e le ombre che mi contraddistinguono.

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    Alessandro 23 aprile 2017

    Ciao Pensiero Distillato,
    ti ringrazio per le bellissime parole di incoraggiamento, per essere una voce fuori dal coro, che cerchi di farmi capire che devo accettarmi così come sono. Purtroppo hai ragione, non sarà questo lungo discorso che riuscirà a farmi trovare la fiducia dentro di me, a farmi dimenticare il mio dolore che provo, a sbloccarmi, e di conseguenza a farmi trovare l’amore. E’ vero, se avessi una ragazza accanto acquisterei più fiducia verso me stesso e verso il mondo, verso la vita, e se avessi anche una compagnia con la quale trovarmi, molto probabilmente, proprio come tu giustamente dici, vivrei la mia singletudine con più spensieratezza e senza farmi problemi. Purtroppo non ho nessuno, nemmeno più un amico con il quale uscire a bere un caffè insieme. Certo, ogni tanto ci vado da solo in un bar, ma non è la stessa cosa. Sono solo in mezzo a una folla. Anche quando esco e provo a stare in mezzo alla gente, mi sento perso, come un pesce (ironia della sorte sono proprio del segno dei pesci!) fuori d’acqua. Vedo intorno a me solo gente accoppiata, felice? (questo non lo si può dire visto che non li conosco e non ci vivo insieme) mentre io mi ritrovo sempre a guardare, e dentro di me c’è una vocina che insistentemente mi ripete sempre: “Tu Alessandro niente, sei sempre solo, nessuna che ti consideri, non c’è verso di riuscire a cambiare il tuo stato vero?” Sinceramente non so più nemmeno io quali attività fare per fare nuove amicizie, anche perché non è facile e in più a 42 anni buona parte delle ragazze sono già felicemente impegnate. So già che ci saranno ragazze che mi criticheranno di brutto, ne ho già trovate in molti forum e anche nella vita reale, ma a che serve dirmi che devo cambiare, che devo fare così e cosà altrimenti non cambierò le cose e rimarrò solo fino alla morte? Queste parole non mi incoraggiano, anzi, hanno l’effetto opposto perché mi butto ancora più giù. Mi sento impotente, non riesco a trovare il cambiamento dentro di me che mi consenta di farmi accettare dalle ragazze e dagli altri. Ha ragione Germana, sembra di essere dentro un vetro o una campana di vetro, e non si riesce a comunicare con gli altri perché hanno già la loro vita. Ricorderò sempre le parole di mia nonna, che sapeva che io ero un introverso: “Alessandro, tu farai fatica a trovarti una donna”. Aveva ragione, infatti a 42 anni sono ancora lì nella mia situazione. Purtroppo viviamo in una epoca maledetta, in cui conta moltissimo l’apparire e il lato esteriore. Se non sai corteggiare, se non sai un minimo metterti in mostra, se non hai delle qualità che attira le ragazze, col cavolo che qualcuna si interesserà a te. Non lo so, attualmente non riesco a vedere una via d’uscita. Sono bloccato. E’ facile dire io amo questo, io amo quella e la mia vita ha un senso, sono felice. A chi vuoi che interessi una persona che è stata per buona parte della propria vita sola? Più facile giudicare, proprio come dici tu, perché nessuna/o ha avuto un percorso di vita così travagliato come il mio. Più facile a dire, come mi hanno detto in molti che sono solo per colpa mia, perché lo voglio io. Come se io non avessi mai fatto nulla per uscirne. Vabbè, io mi sono sfogato, non ho nessuno col quale esporre il mio problema, tanto il mondo va avanti anche senza di me, a chi vuoi che interessi? A nessuno.
    Grazie comunque per avermi compreso, anche se bisognerebbe frequentarmi per conoscermi meglio 😉

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      Mary 24 aprile 2017

      Ciao Alessandro,dalla tua ultima mail mi sembra di capire che sei non solo introverso ma che niente ti può consolare ….. penso che come in tutti ci sono giornate in cui ci sentiamo più tristi di altre e secondo me hai scelto di scrivere la mail in una giornata no . Continuo a credere che non sei così negativo come vuoi far vedere e perdonami se ti dico a” tutti i costi ” ……che a una certa età si faccia fatica a trovare l’amore forse c’è un po’ di vero in questo ma dai …non è così impossibile . Non ti conosco e ti chiedo di perdonarmi se mi permetto di dirti una cosa , a volte quando non riusciamo a cambiare la nostra vita e/o il nostro carattere è perché siamo avvolti in mille paure che ci bloccano . Concludo riportando una frase che ho letto qualche giorno fa (sicuramente l’ha detta qualcuno ma non mi ricordo più chi ) “se vuoi vedere impara ad agire “.

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    Alessandro 24 aprile 2017

    Ciao Mary, sicuramente ho molte giornate in cui mi sento molto triste proprio come ieri e ho preferito scrivere ciò che realmente penso. Sì, ho molte paure che mi bloccano, se non le avessi forse adesso sarei come tutti gli altri, già sistemato, o forse anche no, questo è anche il destino che decide. Riguardo la tua ultima frase: “Se vuoi vedere impara ad agire” non sono completamente d’accordo, perché mi sembra di sentire una nota di rimprovero in queste parole, quasi come se io non mi fossi mai dato da fare. Invece nella mia vita mi sono dato daffare eccome, forse molto più di altre persone che in questo momento sono a casa con moglie e figli ma i risultati non sono arrivati. Non mi vergogno di dirti che in passato mi ero affidato pure ad una agenzia matrimoniale, anche ad un club e persino volontariato fuori dalla mia città proprio per fare nuove amicizie e uscire dal guscio ma non ho ottenuto niente. E’ solo colpa mia anche adesso? Se è così che la pensi allora è meglio che io non venga più qui, così non vengo criticato per colpe non mie. La gente purtroppo fa prestissimo ad etichettarti: ti chiede subito che età hai, se hai la ragazza e se sei sposato. Se le ultime due risposte sono negative si fanno un bel quadro negativo su di te e ti ritengono uno sfigato e ti emarginano. Sono arrivato al punto di inventarmi delle balle, dicendo magari che ho una fantomatica ragazza tanto per farli stare zitti, oppure, meglio ancora, che non la cerco nemmeno perché sto bene così. Entrambe sono risposte che non convincono, ma non saprei nemmeno io cosa rispondere, è imbarazzante.

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      Pensiero Distillato 1 maggio 2017

      Ciao Alessandro,
      non penso che Mary con il suo intervento volesse criticarti o darti la colpa della tua situazione, al contrario il suo intento era cercare di scuoterti dai brutti pensieri che ti circondano, per permetterti di liberarti da quella nuvola opprimente che soffoca ogni altro aspetto della tua vita.
      Sono d’accordo con te sul fatto che bisogna guardare i fatti per come sono e che ben poco in questo momento ti aiuta a ritrovare la fiducia in un futuro diverso. Al contempo, proprio come ti ha scritto Mary, tu non sei solo quell’Alessandro triste e amareggiato che l’altro giorno ha scritto qui, c’è sicuramente un altro Alessandro e lei ha provato a contattarlo: quello era un messaggio per l’Alessandro che ancora sogna, che crede ci sia qualcosa di buono per lui in questa vita, che si diverte e può essere felice, con o senza l’amore in questo momento. Oggi non c’è quell’Alessandro? Va bene, è giusto così, ma forse domani un po’ di spazio lo troverà e allora tutto è ancora possibile.

      Scrivi che alla tua età tutte le donne sembrano ormai felicemente fidanzate o sposate, beh io ti dico che invece ce ne sono anche tante “felicemente” separate o divorziate o, proprio come te, ancora single. Perché non le hai ancora trovate? Su questo purtroppo non ho le risposte, ma personalmente ho imparato ad affidarmi alla vita e prima o poi sarà lei a risponderti.
      Non voglio sembrare una superficiale ottimista perché non sottovaluto la tua esperienza e mi rendo conto che, purtroppo, quel vecchio messaggio di tua nonna è stato più e più volte annaffiato dalle circostanze della tua vita crescendo forte e radicandosi saldamente in te. È un messaggio che, prima o poi, tutti noi introversi ci siamo sentiti dire, ma non è realista pensare che l’amore sia una passeggiata per chi introverso non è. L’amore è per sua natura misterioso, inafferrabile, imprevedibile. Ci sono persone che sembrano destinate a stare insieme e si incontrano magari a scuola e passano tutta la vita insieme. Altre semplicemente no. Alcune condividono interessi e aspirazioni, altre no. Ci sono tanti matrimoni felici e tanti no. Personalmente ho una mia visione, ma non pretendo certo di assumerla a verità. Però è una visione che mi aiuta a vivere meglio, che quando arriva la tristezza mi permette di accoglierla e di lasciarla andare per accogliere, in seguito, di nuovo la serenità. Questo per dire che hai la tua storia con cui fai quotidianamente i conti, ma l’atteggiamento con cui la vivi sei ancora padrone di deciderlo tu e pensare che l’amore abbia una data di scadenza non è realista, è una credenza.

      Riconosco che hai fatto tanto in questi anni, che non ti sei di certo risparmiato e questo non può che acuire il tuo senso di perdita, di disfatta perché non ti capaciti che non te ne sia andata bene una. E se la vita avesse, invece, per te altri progetti? Proprio l’altro giorno mi è capitato di leggere un articolo di Riza Psicosomatica in cui si diceva: “Chi non ci vuole non fa per noi, altrimenti la relazione sboccerebbe. L’amore non nasce a comando: se non arriva vuol dire che non deve arrivare, così come un seme non nasce nella stagione sbagliata o in un terreno inadatto.”

      La vita vuole che, prima di tutto, siamo noi a sbocciare a noi stessi. Che prima di tutto l’amore nasca in noi e si riversi su di noi. Suona assurdo o strano o stupido? Dipende dalla nostra visione, ma qualcosa mi dice che le cose stanno esattamente così e che non ci sono vite fortunate o sfortunate, ma solo diversi cammini per arrivare allo stesso traguardo: una vita che chiede di essere vissuta bene e, soprattutto, a modo nostro.
      E poi… non lo sappiamo mai cosa ci aspetta girato l’angolo!

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    Alessandro 5 maggio 2017

    Ciao Pensiero Distillato,
    ti ringrazio ancora una volta per le bellissime parole di conforto. Io sono una persona che purtroppo nella vita si è sempre molto demoralizzata davanti alle critiche delle persone e mi sono più volte chiuso in me stesso. Sono sempre stato introverso, e non ho vergogna ad ammettere di soffrire di disturbo evitante. Non è una diagnosi fatta da medici, me la sono fatta io cercando su vari siti in internet e i disturbi sono identici. Comunque spesso e volentieri chi è introverso soffre di questa cosa, che alla fine è sempre un disturbo derivante dall’ansia e dalla paura di venire giudicato dalle persone. Purtroppo ho trovato sempre persone pronte a giudicarmi in maniera negativa e il disturbo anziché attenuarsi è esploso in tutta la sua grandezza. Non amo andare infatti nei bar da solo, dove tutti i ragazzi e le ragazze vanno per bere e per ballare con musica ad alto volume, odio le discoteche, non riesco a buttarmi in posti nuovi dove magari si potrebbe socializzare e conoscere nuove ragazze.
    Avete ragione tu e Mary, cercate di farmi scrollare di dosso i pensieri negativi che mi circondano, ma in questo momento, anzi, per tanti e tanti anni, non ci sono ancora riuscito. Quell’Alessandro che voi cercate ancora non riesce ad emergere, provo una grande rabbia, astio verso la vita, mi innervosisco con un niente al solo pensiero di rimanere da solo, provo piacere nell’ascoltare musica dark che parla di solitudine e vedere coppie innamorate mi dà fastidio proprio perché vorrei provarlo io questo sentimento invece le ragazze manco si accorgono di me, nonostante cerchi di sorridere e di pensare positivo. Non funziona!! Tempo fa andavo su un sito dove si parlava della legge di attrazione, della positività, e di come attrarre pensando in positivo l’anima gemella. Quando ho esposto il mio problema, sono stato immediatamente attaccato da molta gente, offese, umiliazioni, e, come già ti ho detto, il consiglio spassionato di rivolgermi ad uno psicologo perché sennò sarei rimasto solo per tutta la vita. Ho fatto male ad espormi, dovevo tenermi dentro di me il mio problema, nessuno mi ha mai capito a parte te e chi è introverso. Grazie 🙂
    La vita mi chiede di fare sbocciare l’amore dentro di me?? Ancora non ci riesco, non so nemmeno da dove cominciare, e non sarà facile riuscirci. Tutto quello che ho, o meglio, le mie passioni, sono solo leggere e scrivere. Da lì forse potrei farmi accettare da chi ama leggere e di conseguenza farmi accettare in qualche circolo letterario e magari fare pure qualche amicizia, però so già che se parto così non andrò molto lontano. Molte persone mi hanno consigliato di iscrivermi ad un corso di ballo ma a che serve visto che a me ballare non mi è mai piaciuto? Una passione la devi sentire dentro di te, ti deve piacere, non andare perché ci vanno le ragazze solo per fare amicizia e attaccare bottone.
    So bene che la mia situazione è problematica, che sbloccarmi da solo è un miracolo, ma sinceramente non so proprio da dove cominciare. Anche al lavoro i colleghi e il capo si sono accorti del mio cambiamento. Prima ero più disponibile, sostituivo anche chi andava in ferie o si ammalava, ora che mi sono accorto di essere solo preso in giro e sfruttato ho iniziato a “picchiare” i pugni sul tavolo, sono diventato un po’ scontroso e fastidioso su un sistema schifoso che premia solo chi è estroverso, ha più parlantina di me e si fa largo a gomiti. Ecco che sta emergendo il vero Alessandro, quello che ama chi lo ama, ma anche che odia con tutto se stesso chi lo prende in giro e lo considera un bambino e una persona che non vale nulla.
    Probabilmente hai ragione quando dici che se non è destino trovare l’amore bisogna mettersi il cuore in pace e che forse la vita ha in serbo per me altri progetti. La domanda che mi assilla è: quali progetti? E se non andrò da nessuna parte? Pensare di stare per sempre solo mi angoscia, mi mette molta paura, non riuscirò mai ad esprimere me stesso da solo. Ha ragione Mary, le paure ti bloccano, ma vorrei che si mettesse nei miei panni, per scoprire quanto è dura per me riuscire a fare dei piccoli passi e uscire dalle mie paure. Sai cosa ha detto un collega l’altro giorno? Che le ragazze quando vedono un uomo sui 40 anni ancora single, nessuna lo vorrà mai perché è EVIDENTE che ha dei problemi e se nessuna lo ha voluto c’è qualcosa che non va. Che belle parole, per fortuna ho ascoltato i tuoi consigli: non ascoltare chi non ti merita. In questo modo questa frase mi è scivolata addosso.
    Grazie ancora Pensiero Distillato, ne ho di strada da percorrere prima di ritrovare la mia felicità personale. Forse non la troverò mai, forse morirò male, da solo, isolato, ma almeno questo è un piccolo passo.

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    germana 7 maggio 2017

    Essere introversi non vuol dire automaticamente essere “sfigati”,soli,perdenti etc.
    In oriente adesempio,dove essere “caciaroni” non è per nulla apprezzato,sono apprezzate al contrario le persone più distanti e discrete
    guardate questo video,il titoloè “Il potere degli introversi”,ci sono isottotitoli in italiano,migliorerà la prospettiva!!
    https://www.ted.com/talks/susan_cain_the_power_of_introverts

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      Pensiero Distillato 4 giugno 2017

      Grazie per il tuo contributo Germana! Ho letto il libro di Susan Cain, ma non conoscevo questo video. Molto interessante 🙂

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    Alessandro 25 maggio 2017

    Ciao a tutti/e, sono di nuovo io. In questi 4 giorni (oggi è l’ultimo) per ragioni di lavoro mi hanno assegnato a fare dei sondaggi a bordo treno con i viaggiatori per migliorare la qualità del servizio. C’è da dire che mi piace, in quanto, essendo sempre stato timido e non amando stare al centro dell’attenzione, mi permette di combattere contro la mia natura e perciò sono un po’ più disinvolto, mi piace dialogare con la gente. Avendo anche avuto un passato da postino mi ha agevolato, perciò sono preparato a dialogare con le persone. E’ un paradosso, se ci penso bene, perché questo lavoro andrebbe benissimo a un estroverso che ha la parlantina facile, invece molti estroversi che sono addirittura sposati o conviventi con figli hanno preferito lasciare perdere perché non amano avere a che fare con la gente. Ma allora come cavolo hanno fatto dico io a trovarsi una compagna o moglie se non amano stare con le persone?? Viceversa io che cerco di essere disponibile e sorridente non ho trovato nulla. Hai ragione Pensiero Distillato, è la vita che mi darà delle risposte sul perché, però, e qui ripiombo nella mia angoscia interiore e nel mio tormento che da sempre mi porto dentro, mi sembra che la vita mi abbia abbandonato e che il futuro mi riserverà solo tanta solitudine e angoscia. Non vi dico quante belle ragazze viaggiano, con qualcuna sono addirittura riuscito a parlare del più e del meno. L’attaccare bottone non mi è mai stato particolarmente difficile, il problema è che non sono mai riuscito ad andare oltre, nemmeno a fissare un appuntamento e andare magari a prendere un caffè insieme. A questo punto mi domando quando mai mi capiterà. Mia madre dice che ho un coraggio come un pesciolino e una rana, e che non andrò mai da nessuna parte e rimarrò sempre al palo a guardare. Un’amica di mio padre tempo fa, che voleva presentarmi una sua amica single, quando mi ha sentito al telefono che sono timido e molto educato mi ha ferito con le sue parole, dicendomi che non va bene come sono, perché NON devo essere timido, sono completamente sbagliato (queste sono le parole che ha usato con me) e che al giorno d’oggi le ragazze vogliono i tipi sfrontati, arroganti e strafottenti. Inutile aggiungere che queste parole mi hanno profondamente ferito, ma al tempo stesso ho chiuso anche quest’amicizia perché le persone non devono e non possono cambiarmi. Comunque ha ragione, oggigiorno bisogna essere figli di …. e gran bastardi. Difatti le ragazze si scelgono addirittura marocchini e negri che di rispetto non ne hanno proprio e non hanno nulla da perdere, arrivando anche a prenderle con la violenza. Ecco che qualcuna mi dirà che devo fare così anch’io se voglio trovarmi una ragazza, ma io non sono e non voglio essere così. Pensiero Distillato, ti ringrazio ancora una volta per le parole di incoraggiamento che mi hai detto, purtroppo quelle frasi non le so proprio applicare su me stesso, risultano per me incomprensibili. Per uno che è sempre stato pessimista, e chiuso, iniziare ad amare me stesso e frasi di questo tipo (già sentite molte volte anche da altri) risultano impossibili, non so da dove incominciare. Più i mesi e gli anni passano più sento dentro di me tristezza, senso di perdita, solitudine, isolamento. Ci penso sempre ogni giorno, è inutile che lo nasconda. Almeno avessi qualche amico/a estroversi che mi accettassero nella loro comitiva forse qualcosa si sbloccherebbe, ma da solo…scusatemi tutti, mi risulta davvero impossibile. Sono frasi facili da dirsi ma io sono incapace di metterle in pratica. Ho paura di ammalarmi di testa o di arrivare a farmi del male. E’ un dolore troppo immenso rimanere solo per una persona troppo sensibile come lo sono io.

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      germana 27 maggio 2017

      Ciao Alessandro,
      ti lascio questabreve frase:essere introversi è una cosa,essere depressi è un’altra.Mi sa chetu stai confonendo le due cose
      Un abbraccio

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        Alessandro 28 maggio 2017

        Ciao Germana, non credo tu sia mai stata sola come lo sono stato io per gran parte della mia vita. Probabilmente tu, anzi sicuramente avrai delle amicizie con le quali esci, io non ho nemmeno quelle e non riesco a costruirmene nemmeno una. Per cui vorrei vedere come reagiresti tu al posto mio.
        Mary, purtroppo debbo darti torto, perché molte ragazze sono veramente attratte dai tipi che ti ho descritto. Non è vero che guardate solo ai tipi dolci e gentili, a parole dite così ma nella pratica vi attrae chi è sicuro di sé, chi non è timido né impacciato. Mi spiace ma è quello che vedo in giro e anche che ho sentito dire da molte ragazze. Che cosa intendi quando dici che non sono grande come penso? Mi sembra una presa in giro come a voler dire che io mi considero chissà che cosa invece non valgo granché. E’ questo che vuoi dire? Spero di sbagliarmi, comunque vedo che sto suscitando fastidi, esattamente come è successo in altri forum. Perciò penso che tra breve lascerò pure anche questo forum dove purtroppo nessuna mi conosce bene, ma basandosi sui miei scritti e sulle mie esperienze personali fa presto a sparare giudizi su di me.

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          germana 3 giugno 2017

          Ciao Alessandro,
          ti assicuro che nella mia vita me la sono vista davvero brutta,ma brutta veramente, al punto che la solitudine era l’ultimo dei miei problemi. Ho sofferto di solitudine durante l’adolescenza,quando tutti (tranne me) sembravano divertirsi. Ti do un suggerimento:prova a pensare a te stesso in maniera diversa,non sei una vittima e non sei migliore degli altri,gli altri non ce l’hanno con te, semplicemente esprimono dell opinioni sulla base di quello che racconti. Qualunque sia il tuo problema, la soluzione non la troverai in un forum,segui il mio consiglio,contatta uno psicologo,ti assicuro che la terapia ti sarà di grande aiuto ed una volta iniziata dirai a te stesso:”ma perché cavolo non ci ho pensato prima?”
          Un abbraccio

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      Pensiero Distillato 4 giugno 2017

      Ciao Alessandro,
      capisco quanto per te possa essere difficile accettare le mie parole di incoraggiamento, così come quelle di Mary e di Germana, perché le senti molto lontane dalla realtà che vivi quotidianamente. Eppure penso che nella vita niente capiti per caso e che queste parole ti stiano arrivando perché, in un qualche punto ancora recondito del tuo essere, sei pronto a riceverle.
      Spesso quando qualcuno ci consiglia di rivolgerci a un professionista (come uno psicologo o uno psicoterapeuta) rischiamo di sentirci erroneamente giudicati perché la società ci ha trasmesso la falsa idea che chi si rivolge a uno psicologo “ha qualcosa che non va”. Però pensiamoci: quando abbiamo l’influenza o qualche altra malattia non ce lo facciamo ripetere due volte e un medico lo consultiamo, invece se siamo depressi o abbiamo qualche altra difficoltà (ad esempio relazionale) riteniamo che si debba risolverla per conto proprio, e che se non ce la facciamo allora siamo dei perdenti. Ma dove ci porta questo assurdo ragionamento? All’infelicità che possiamo scorgere ovunque, se solo ci soffermiamo davvero ad osservare le persone che ci circondano. Le ragazze di cui parli tu, Alessandro, quelle che preferiscono gli uomini sfrontati, arroganti, che le sottomettono e opprimono persino, sono ragazze che a livello psicologico hanno qualcosa di importante da affrontare. Sono quelle che prima o poi saranno picchiate dal loro compagno e che non riusciranno ad uscire dall’inferno in cui inconsapevolmente sono entrate per tanti motivi che non penso stia a noi giudicare. Però, obiettivamente, credi che loro siano felici? E credi che siano felici quegli uomini che non sanno usare altro che sopraffazione e violenza per stare insieme a una donna? Questi sono esempi limite, ma spero di riuscire a passarti il mio ragionamento, ovvero che se stai cercando la felicità non sono di certo queste le situazioni su cui dovresti soffermarti, ma la rabbia e la delusione per quello che vivi e provi ti riportano lì, dove inconsciamente percepisci altra rabbia e delusione.
      Il giudizio degli altri è spesso lapidario e unilaterale: o ti adegui al loro modello o sei fuori. E purtroppo questo vale anche per i nostri genitori che, pur nel loro amore, finiscono per rinchiuderci in una gabbia con le loro definizioni. Ma tu, Alessandro, sei davvero poco coraggioso? Sei davvero timido? E cosa significa “essere timido”? Sono etichette, nient’altro che etichette perché il nostro mondo interiore è talmente vasto e questa vastità fa paura così cerchiamo di limitarla tramite le etichette su chi siamo. Adesso sei arrabbiato e va bene così perché la rabbia non è nient’altro che un’energia potente che ci aiuta quando è arrivato il momento di liberarci da tutte quelle etichette che a lungo abbiamo accettato. E sei triste e anche questo va bene perché quando stiamo male abbiamo una grandissima opportunità: di lasciare che la ferita si trasformi in un’apertura verso il nuovo, la trasformazione. Il dolore ci può offrire una nuova prospettiva da cui guardare noi stessi e la nostra vita. Si tratta di un’iniziazione per molti di noi. La sofferenza, come una vanga, agisce sul nostro terreno interiore: scava, rimesta e ci rende disponibili al cambiamento. Piero Ferrucci ha scritto: “…possiamo sì morire, soffrire, essere calpestati e lacerati, insultati vilipesi e abbandonati. E scendere nel buio profondo della morte. Ma lì possiamo trovare le forze per ritornare più forti e vitali di prima.”
      Con questo non voglio dire che soffrire sia bello o necessario, al contrario, la mia esperienza mi ha portata a considerare, però, che anche dal dolore, quando arriva, possiamo imparare qualcosa e possiamo scoprire lati di noi che non pensavamo ci fossero, risorse e qualità inaspettate.
      Però non ci sono arrivata da sola a queste considerazioni, è stata la vita a offrirmi l’opportunità di esplorare nuove vie, diverse da quelle già conosciute, proprio perché stavo continuamente male, mi sentivo giudicata e messa in un angolo. La vita, attraverso il dolore dell’incomprensione, mi ha lanciato una sfida, la stessa che ora sta lanciando a te: che cosa ne farai di tutto questo dolore? mi ha chiesto. Lo userai per plasmare una nuova te stessa o per rinchiuderti ancora di più incolpando gli altri, la vita, Dio per tutto quello che vorresti ma ora non c’è?
      Attraverso la sofferenza possiamo intraprendere una ricerca, non fuori ma dentro di noi per scoprirci in tutta la nostra complessità, per esplorare le luci e le ombre che ci albergano, per aprirci a un nuovo sguardo.
      Naturalmente prima di approdare qui sono passata per la rabbia, la delusione, la tristezza, la paura, la disperazione… questi sono stati i venti che mi hanno sferzata durante il viaggio, e i miei occhi erano chiusi perché avevano paura di vedere. Poi, pian piano, ho iniziato ad aprirli e a scorgere che la rabbia era sempre accompagnata dalla determinazione, la delusione dalla speranza, la tristezza dall’accettazione consapevole, la paura dal coraggio e la disperazione dalla voglia di essere felice. E, potremmo definirla magia ma non lo è, più vedevo l’altra faccia della medaglia e più cambiava il mio atteggiamento, e più cambiava il mio atteggiamento più si modificavano le situazioni nella mia vita: alcune persone ne uscivano e altre ne entravano, commettevo degli errori e ricevevo ricompense inaspettate. Però quello che davvero era diverso ero io, il mio modo di vedere e di affrontare quello che mi capitava.
      Ho accettato la strada che la vita mi offriva e l’ho intrapresa: una strada che è stata tortuosa, sotto certi aspetti, per niente lineare, eppure mi ha condotta qui. Una strada che mi ha fatta allontanare da alcune persone, che mi ha spinta a ricominciare a studiare, in particolare a riavvicinarmi alla psicologia e poi a intraprendere un percorso di psicoterapia. Non è stato facile, ma ogni cosa nuova può apparirci un’impresa all’inizio finché non iniziamo a padroneggiarne l’arte. Ecco perché mi sento di darti lo stesso consiglio di Germana: valuta la possibilità di rivolgerti a uno psicologo o psicoterapeuta. Non sentirti obbligato, ma semplicemente prendi questa idea e cullala un po’ dentro di te, vedi se mette radici. Nessuno né qui né la fuori sa meglio di te quello che stai vivendo, ma la vita ti parla proprio ora e ti chiede un cambio di prospettiva. Ci sono tante persone che credono di stare bene, di fare le cose per bene, di essere migliori di tante altre, ma la verità è che tanti credono solo di stare bene perché preferiscono (e loro sì che hanno il coraggio di pesciolini) non scavare nelle loro profondità, non chiedersi quello che davvero provono o desiderano. Chi sta male, però, non può concedersi questo lusso e per me è qualcosa di cui NON ci si dovrebbe vergognare. E’ qualcosa che vale la pena di esplorare perché nasconde un tesoro, ma non scopriremo nessun tesoro se non accettiamo la sfida e iniziamo a scavare dentro di noi con pazienza e fiducia.
      Non pretendo di averti svelato il Santo Graal, Alessandro! 😉 Però si gettano semi e chissà che qualcuno non trovi terreno fertile. Secondo me, sì.
      Ti lascio un altro spunto di riflessione, un articolo che mi è capitato di leggere oggi, ma che affronta un punto saliente della nostra psicologia interiore: https://goo.gl/UfBMFs Buona lettura!

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    Mary 27 maggio 2017

    Ciao Alessandro, la tua ultima mail mi è sembrata ancora più negativa delle precedenti. Hai scritto cose che secondo me non pensi veramente, ti sembra possibile che noi ragazze siamo attirate da tipi come li descrivi tu ? A noi piace la gentilezza, la dolcezza che possono avere chiunque, non è di sicuro il colore della pelle o l’atteggiamento sicuro e sfrontato che ci colpiscono.Noo Alessandro , non è giusto pensarla così . E poi perché mai dovresti cercare amicizie di estroversi ? Ma non importa che siano estroversi o no , l’importante è socializzare come meglio ti viene perché è nel tuo carattere e poi vada come vada . Non c’è il cronometro, se vedi una bella ragazza fai bene a buttarti , porta pazienza, ci vuole tempo per costruire un’amicizia e se poi non va oltre come desideri tu …..ne incontrerai ancora , l’importante è non chiudersi e isolarsi dal mondo solo perché non sei capito come vorresti. Non sei poi così grande come pensi . Un saluto

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    Alessandro 28 maggio 2017

    Mary, scusami tanto, forse ho capito cosa intendi con la frase: Non sei poi così grande come pensi. Vuoi dire che a 42 anni non sono vecchio come invece penso? Scusami, devi avere pazienza, ma in questo periodo della mia vita sono davvero molto incavolato col mondo, sono arrivato ad avere discussioni con chi mi irrita o mi prende in giro, una volta non ero così. Purtroppo le varie critiche che ho ricevuto mi hanno imbruttito caratterialmente, provo una grande rabbia, lo so che non va bene fare così, ma è quello che mi viene istintivo fare, perché ne ho abbastanza di essere visto come una persona debole. Sono arrivato molte volte vicino anche a voler picchiare qualcuno, ma poi ho pensato che mi sarei rovinato e che non avrebbe senso prendersela con persone ignoranti, tanto ho capito che chi mi fa del male poi ci pensa la vita a sistemarlo. Io vengo qui perché non ho nessuno, ho solamente i miei genitori che mi vogliono bene però sono anziani, io invece cerco qualcuno/a che mi capisca e con il/la quale poter instaurare un’amicizia ma mi accorgo di quanto sia difficile trovare qualcuno disposto ad ascoltarmi. Dicono che i social aiutano, peccato che non ho mai trovato nessuna con la quale conoscerci sul serio. Forse avete ragione, non sono poi così negativo come sembro, però ho dei momenti in cui davvero il morale va a terra e non c’è modo di tirarmi su. Perdonatemi, ma è quello che sto passando ultimamente…spero capiate.

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      Mary 2 giugno 2017

      Ciao Alessandro, si, hai capito bene . Hai ancora tempo prima di pensare che è tardi per fare tutto quello che vorresti. Rimango sempre dell’idea che l’importante è non chiudersi in una gabbia di rimpianti e paure. La vita non è facile soprattutto per alcuni di noi e sicuramente non basterebbe qualche mail per capire chi siamo veramente e i social servono anche a questo , provare a comunicare e spiegare chi siamo e cosa vogliamo. Non arrenderti Alessandro, cerca sempre , ci vuole pazienza per costruire l’amicizia, il rispetto ecc. sforzati di pensare che non sei solo nonostante le giornate nere . Buon fine settimana

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    Alessandro 4 giugno 2017

    Ciao a tutte. Purtroppo, anche qui ho ricevuto lo stesso consiglio: è meglio che contatti uno psicologo o uno psicoterapeuta, perché così come sono, trasmetto un’ansia incredibile e non va bene, solo lui potrebbe aiutarmi a sbloccarmi. Anche la famosa frase:” niente capita per caso” l’ho già sentita in quel famoso forum. Bene, la conclusione è: o contatto uno strizzacervelli e questi mi aiuterà, dandomi fiducia, autostima ecc.. e da queste cose poi riuscirò anche a trovarmi una ragazza, buttandomi in situazioni nuove, nell’occhio del ciclone per fare nuove esperienze, non essendo più né timido né asociale o rimarrò solo come un cane a vita.
    E’ questa che fa la differenza tra chi è fidanzato e chi non lo è. Perché chi è fidanzato ha saputo scrollarsi di dosso sia la rabbia verso se stesso e verso gli altri e sia la propria vergogna, quindi ognuna che le piaceva si è “fatto sotto” e a furia di tentativi ha trovato chi l’ha apprezzato. Quindi, finché non sarò pronto, non troverò mai nessuna disposta a voler stare con me e di conseguenza rimarrò sempre solo finché non riuscirò a cambiare me stesso. Grazie a tutte per i consigli, sapevo che a parole è tutto facile ma nel metterlo in pratica è sempre difficile, anche se gli altri dicono sempre: “Dipende tutto da te sai?”. Vi auguro a tutte/i buona vita. E’ evidente che non ci ho capito granché, comunque in questa fase della mia vita è così tutto troppo difficile che i consigli non so come metterli in pratica. Rinchiudersi in se stessi non va bene, sono d’accordo, l’ho sperimentato sulla mia pelle, riuscire ad aprirsi non sarà facile. Grazie. Non ci verrò più qui, è meglio. Speriamo che qualcosa cambi. Addio.